Il Rosso e il Blu

18/09/2012

Tratto dall’omonimo libro di Marco Lodoli il film è una commedia che parte dalla scuola italiana per raccontare le storie di alcuni studenti e dei loro professori. Non è quindi -secondo quanto ha spiegato il regista Giuseppe Piccioni durante la conferenza stampa tenutasi ieri 17 settembre al cinema Adriano di Roma- un film sulla scuola, né vuole essere una critica della scuola stessa, ma semplicemente raccontare un luogo dove si incrociano destini, di adulti e ragazzi, tra desideri e disillusioni.
Così, continua il regista “Essendomi concentrato sulla natura intima dei personaggi, non ho avuto bisogno di descrivere una scuola allo sbando. Anzi, la mia è una scuola normale con tutti i pregi e i difetti del caso".
E poi ci sono questi personaggi  che caratterizzano il film come il vecchio insegnante Fiorito (interpretato da uno straordinario Roberto Herlitzka) che è la disillusione fatta persona, lui è un professore di storia dell’arte che non ne può più di stare dietro a ragazzi ormai troppo lontani da lui e senza voglia di studiare. Poi c’è la preside Giuliana (Margherita Buy) apparentemente fredda, che vuole tenere le cose in ordine senza nessun tipo di intralcio e infine c’è Prezioso, il supplente trentenne (Riccardo Scamarcio) divertente, sognatore, convinto di poter cambiare il mondo, almeno quello della scuola e dei suoi studenti.

Spiegano gli attori di aver lavorato anche assistendo alle lezioni nei licei, per cercare di rappresentare al meglio questo mondo fatto di ragazzi e adulti, dove secondo Herlitzka “la disciplina è un po’ troppo messa da parte e gli studenti sono sempre meno costretti ad accorgersi di quanto in realtà sia bello studiare, almeno alcune materie”. Secondo Scamarcio invece nella scuola ci sono lati positivi e negativi, poiché “c’è ancora un’integrazione tra due mondi che è positiva, ma senza evoluzione. La scuola dovrebbe essere un luogo da cui partire, invece è sempre la stessa ormai da anni, i testi su cui i ragazzi studiano sono sempre uguali  e omologati in ogni scuola. La rete ci fa pensare che tutti possiamo fare tutto perchè trovare informazioni è diventato più facile, quindi gli insegnanti non contano più. C'è una colpevole sottrazione di ruoli. E poi non è cambiata neanche a livello di struttura fisica, gli edifici sono gli stessi  da anni con le porte cigolanti; chi ci governa non ha mai fatto niente per migliorarla”. Infine anche Margherita Buy conferma di non aver trovato grandi differenze da quando andava a scuola: “resta un periodo forte ed intenso nella vita dei ragazzi, ma si dà poca attenzione, c’è poca voglia di andare a scuola da parte dei ragazzi, ancor meno capacità di attrarre verso lo studio dall'altra. La scuola non è al centro dei pensieri dei politici e gli stipendi bassi dei professori di certo non aiutano.”.

Tra un’ora di lezione e l’altra si muovono quindi insegnanti e studenti, accanto a Scamarcio, Herlitzka e Buy ci sono infatti i ragazzi, ognuno con i suoi problemi: Brugnoli (Davide Giordano) è un ragazzo abbandonato a se stesso in cerca di affetto; Angela Mordini (Silvia D'Amico) una studentessa bella e apparentemente senza cervello, ma che vive in realtà una situazione difficile; Adam (Ionut Paun) il ragazzo rumeno molto intelligente. A fare da sfondo e a comporre il resto della classe ci sono poi dei veri studenti romani scelti in diversi licei, dalla periferia al centro; tanti ragazzi (che erano anche alla conferenza stampa) che si sono divertiti e hanno vissuto sicuramente una bella esperienza.
Spiega Piccioni di quanto sia stato bello lavorare con questi ragazzi e allo stesso tempo con grandi attori "Roberto ci ha regalato momenti di improvvisazione da lasciare senza fiato. Margherita ha tirato fuori il meglio di se’,  Riccardo non si è mai sottratto agli scontri con un attore totalizzante come Herlitzka".
Insomma il film è una commedia leggera, gli attori affermati sono bravi e mettono in risalto le loro qualità, i più giovani sono simpatici e danno quel tocco di allegria, un mix che funziona perfettamente e tiene in piedi il film e la sua trama generale. Non si può dire altrettanto delle singole storie, un po’ banali e superficiali, che accennano ad alcune problematiche importanti buttandole lì senza troppe spiegazioni. 
Il finale aperto va bene se si pensa ad una scuola come punto d’incontro tra vite diverse, tra professori e studenti, tra sogni e disillusioni che si ripetono ogni anno da anni, ma nelle altre storie più intime dei ragazzi e dei professori stessi -che dovrebbero riempire il film- si rischia di lasciare un senso di vuoto nello spettatore. Troppe piccole storie che non hanno una fine, affrontate in maniera superficiale, che non si sviluppano e non arrivano ad una fine, lasciando il film un po’ incompleto.

Silvia Preziosi