Le Belve di Oliver Stone

01/10/2012

Il regista vincitore di tre premi Oscar Oliver Stone, l’attore John Travolta e l’attrice Salma Hayek hanno presentato a Roma, martedì 25 ottobre presso la Casa del Cinema, il loro nuovo film “Le Belve”.
Il film è basato sul romanzo best seller di Don Winslow ed è stato nominato sul New York Time come uno dei migliori dieci libri del 2010.
Laguna Beach, la ricca stazione balneare di Orange County in California è la patria dei privilegiati, degli adolescenti figli di papà, degli adulti ricchi che sfoggiano belle macchine accompagnati da donne perennemente giovani grazie alla chirurgia estetica. Tra tutti loro ci sono anche O (Ophelia) interpretata da Blake Lively, Ben (Aaron Johnson) e Chon (Taylor Kitsch); loro tre vivono insieme condividendo un amore strano ma unico, sono molto legati, conducono una vita libera e senza problemi, grazie anche all’attività di Ben e Chon, i più famosi produttori di marijuana della zona.
Il loro business attira l’attenzione del Cartello Messicano con a capo Elena, La Reina (Salma Hayek) affiancata dallo scagnozzo Lado (Benicio Del Toro) e dall’avvocato Alex (Demiàn Bichir) e il Cartello decide di scatenare una vera e propria battaglia contro Ben, Chon e O, sottovalutando però il loro legame. I tre sono infatti decisi a rispondere e non si faranno intimidire dalla Reina, aiutati anche dall’ambiguo agente della DEA Dennis (John Travolta) e da un commercialista Spin (Emile Hirsch).
Una conferenza stampa interessante aperta da Oliver Stone che parla del suo lavoro sul romanzo: «Ho lavorato con l’autore del libro -spiega il regista- ma non eravamo sempre d’accordo, durante la lavorazione della sceneggiatura ho dovuto effettuare vari tagli e quindi abbiamo avuto molte divergenze, ma credo che alla fine alcune cose siano migliori nel film. Per esempio il personaggio interpretato da John è migliorato rispetto a quello del libro ».
Mentre i due attori parlano dei loro personaggi e del loro rapporto con questo film.
«Il mio personaggio è molto interessante –continua John Travolta- ho accettato di lavorare al film anche perché quando ho letto la sceneggiatura, l’ho trovata molto originale, fresca, senza luoghi comuni. Pur essendo una storia scura, buia, il film è vivace, ha uno stile più chiaro, sembra un film di Sergio Leone ».
Dice Salma Hayek: «Elena, il personaggio che interpreto, è in realtà una donna buona costretta a diventare criminale per salvare i suoi figli. Il film è violento, ma è reale, racconta delle storie che accadono veramente. Il traffico di droga è una cosa orribile, ma lo è in ogni sua fase, è una catena che –in questo caso- parte dal Messico e arriva in ogni parte del mondo. Le persone che fanno uso di droghe dovrebbero capire che non c’è nessun divertimento in quello che fanno, perché dietro a tutto questo ci sono storie assurde e persone che muoiono. Le donne che fanno parte del Cartello Messicano esistono davvero, io sono messicana e conosco bene queste storie. Quando abbiamo iniziato a lavorare al film abbiamo anche fatto delle ricerche, io ho incontrato una donna che aveva sostituito il marito finito in carcere. Lei combatteva perché doveva farlo e quando il marito è tornato in capo all'organizzazione, uscito dal carcere, ha ripreso la guerra tra bande rivali ed è stato ucciso, mentre lei è scappata con tutti i soldi. Le donne in questo ruolo sono diverse dagli uomini perché riescono ad essere forti senza dover affrontare nessuna guerra con altri gruppi ».

Ad Oliver Stone viene chiesto inoltre se ci sono riferimenti ad altri film, anche italiani, nel suo film.
«No, non mi viene in mente nessun film italiano, forse Gomorra, ma sono due film ben diversi ». Aggiunge Travolta: «Il Cartello Messicano non fa molta differenza fra donne, uomini e bambini, è diversa dalla mafia ».
«Il film è tratto da un libro originale -continua Oliver Stone- quindi la storia è imprevedibile, senza luoghi comuni. Direi che è un noir luminoso, un western moderno con le automobili al posto dei cavalli e con gli elicotteri, ma c’è comunque un confronto finale, un duello al sole. La storia è una storia americana e messicana che non ha molto a che vedere con il cinema italiano. Sono quarant’anni che gli Stati Uniti portano avanti una guerra sul fronte del narcotraffico; una guerra che chiaramente non funziona perché non arriva mai a termine ».
Parlando invece di altri lavori e altri ruoli, John Travolta risponde citando Tennessee Williams: «Io dipendo dalla gentilezza degli sconosciuti, in particolare da quella degli sceneggiatori ». E poi continua: «Il mio lavoro, che è unico nel suo genere, è dare vita ai personaggi. Amo misurarmi con nuove cose, nuove identità. Non sarei stato in grado di scrivere niente di quello che loro scrivono.  Se dovessi pensare a Tony Manero oggi (il protagonista di La febbre del sabato sera, ndr), non saprei: era un sognatore, aveva talento, voleva emergere, ma lascio agli spettatori pensare che cosa sia diventato. »
Mentre Oliver Stone ci tiene a parlare del suo prossimo lavoro: «sto concludendo un grande lavoro sull'America, un documentario sul quale ho lavorato per quattro anni e che cerca di raccontare il paese con una prospettiva più ampia rispetto al semplice alternarsi dei presidenti. Una storia mai raccontata di 10 ore che uscirà negli USA il prossimo 12 novembre. Sono stato educato ed istruito al conformismo, con gli anni ho capito che non mi piaceva ed ho iniziato un mio percorso che sto continuando. »
 
Un’ultima domanda sulle prossime elezioni negli Usa a cui risponde Stone: «Se vincerà Romney, torneremo all'era Bush, se vincerà Obama ci resterà almeno un po’ di speranza che qualcosa possa cambiare, ma non so in che modo potremo rovesciare un sistema che noi stessi abbiamo creato. »

Foto di Silvia Preziosi

La recensione del film

Silvia Preziosi