Ciao Italia

25/01/2013

«Basta, me ne vado»: una decisione che significa un cambio di vita. E’ proprio questa decisione che ha spinto i protagonisti del documentario “Ciao Italia” a lasciare il nostro Paese per andare a vivere a Berlino. E’ una immigrazione particolare, quella che i registi Barbara Bernardi e Fausto Caviglia (autori anche di soggetto, sceneggiatura, montaggio) ci raccontano con il loro documentario: non alla ricerca di un lavoro, che i nostri intervistati avevano, ma una insoddisfazione per quello che l’Italia sta offrendo. Berlino, d’altra parte, sta attirando molti italiani, perché consente di vivere con pochi soldi: le case costano poco, il mangiare anche, i trasporti funzionano bene, per l’arte e la cultura c’è molto spazio e molta attenzione. E’ una città in perenne rinnovamento e in crescita. C’è anche molta disoccupazione, ma è dei lati positivi in particolare che si parla ampiamente nel documentario.
In una Berlino perennemente assolata – forse per smentire la convinzione che la Germania sia tutta uguale, fredda, con situazioni meteo non ideali e nessuno in giro dopo le 19? – vediamo case non particolarmente belle, palazzi anche scrostati (come si può vedere nella foto), mentre le tante gru fanno pensare a tante nuove costruzioni e infatti la caduta del muro e l’elezione a capitale hanno stimolato la nuova edilizia. Vediamo anche tram, treni, metrò che percorrono la città. In questo contesto vediamo e sentiamo una coppia napoletana, una ragazza bolzanina e un bolognese piuttosto arrabbiati, degli intellettuali. Tutti ci raccontano di essersi trasferiti a Berlino perché stavano vivendo una situazione non soddisfacente in Italia, A loro fa da contrappunto un tedesco, Mirko, che ben conosce il nostro Paese e ne apprezza allegria, fantasia degli italiani, governati però, aggiunge, da una classe politica vecchia e fa notare che a Berlino quello che conta è la qualità della vita, non frenetica, poco cara e più importante del lavoro. Ciò che non la accomuna ad altre città tedesche.

Come è nata l’idea del documentario?
«Avevo frequentato la Berlinale – racconta Fausto Caviglia - e mi era piaciuta la qualità della vita a Berlino: lì si ha l’impressione di poter fare quanto si desidera. Si sente la differenza dall’Italia per quanto riguarda questo aspetto e riesce difficile staccarsene. Poi vengono fuori i problemi, come la disoccupazione».
«Sì – aggiunge Mirko -, ma la vita a Berlino non costa molto. A Monaco non puoi vivere se non lavori, a Berlino sì».
«Berlino – è il commento di Barbara Bernardi, che però nella capitale tedesca si è trasferita per amore -  permette di viverci senza guadagnare molto, ma offre la possibilità di accedere a tante offerte culturali».
Che criterio avete seguito per scegliere i personaggi da intervistare?
«Il nostro intento – spiega Fausto Caviglia - era quello di raccontare storie di persone normali. Non abbiamo cercato artisti, bohémien o ragazzi in cerca di fortuna. O semplicemente chi si è trasferito per motivi affettivi o di lavoro. A noi queste persone non interessavano.  Noi volevamo dar voce ai tanti che stanno lasciando l'Italia perché non riescono più a vivere bene la vita di tutti i giorni. O non vedono un futuro per se stessi e per i loro figli».
Come è stato accolto il documentario dai tedeschi, dopo la proiezione al Babylon Mitte di Berlino?
«C’è chi ha contestato l’immagine dell’Italia che ne esce, perché l’Italia per i tedeschi è un Paese dove si sta bene, si mangia bene». Proprio per fare da contrappunto all’immagine dell’Italia che ne usciva è stato coinvolto anche Mirko, tedesco che conosce bene l’Italia e ne parla la lingua: «dà un tocco di leggerezza e ci ha sorpreso per lo sguardo lucido sull’Italia».
Il documentario esce il 30 gennaio al cinema Palestrina a Milano (ore 17, 19, 21 con incontro con i registi alle 20). In contemporanea esce anche al Nuovo Cinema Aquila a Roma e, successivamente, in altre città.

Valeria Prina