L’Ultima Sfida di Schwarzenegger

25/01/2013

Si è tenuta a Roma la  presentazione del film “L’ultima sfida”, atteso ritorno sulle scene di Arnold Schwarzenegger, nel suo primo ruolo da protagonista a dieci anni esatti da “Terminator 3 – Le macchine ribelli” (2003). Il film, che uscirà nelle sale il 31 gennaio, segna anche il debutto americano di Kim Jee-woon, uno dei più importanti registi coreani, di cui in Italia sono stati distribuiti soltanto “Two Sisters”, “A Biiterswwet Life” e “Il Buono, il Matto, il Cattivo”.  Alla conferenza stampa erano presenti anche gli attori Johnny Knoxville (Jackass), che nel film interpreta Lewis Dinkum, lo svitato locale, e Jaimie  Alexander (Thor), poliziotta senza paura. Dopo un’inizio di prammatica, in cui Schwarzenegger ha raccontato quanto era entusiasmante tornare in Italia dopo 10 anni nelle vesti di “action-hero”, l’incontro è entrato nel vivo:

“L’’ultima sfida”  ha una forte impronta western. Quali sono stati i film western a cui vi siete ispirati?

A.S.:Questo aspetto non ha tanto a che vedere con me, quanto con Kim Jee-woon, straordinario regista asiatico di film d’azione.  La domanda andrebbe rivolta a lui, che si era già ispirato al genere western con “Il Buono, il Matto, il Cattivo”, ed è un grandissimo appassionato sia del western americano che di quello italiano.

Per lei è più impegnativo fare il cinema o fare il politico, il Governatore della California? Nel suo futuro vede unicamente il lavoro di attore o pensa di dedicarsi di nuovo alla politica?

A.S.:Entrambe le attività richiedono molto impegno e molto  lavoro. La cosa importante è avere passione e dedizione per il lavoro che fai, che sia nello show-business o nell’arena politica. Naturalmente in politica le questioni sono molto più serie  e c’è molto meno spazio per gli errori.  Hai a che fare con la vita della gente, hai  grosse responsabilità e devi essere presente 24 ore al giorno. Diventa quindi un lavoro che ti assorbe tantissime energie e che ti stanca molto.  Sono stato molto felice di aver portato a termine quell’incarico, ma sono altrettanto felice di essere tornato ai film d’azione alla Schwarzenegger, con sparatorie, inseguimenti d’auto, combattimenti,  acrobazie ed esplosioni. Insomma, tutto quello che ho fatto per decenni.

Lei, Stallone, Bruce Willis, le star del cinema degli anni ’80, non avete eredi. Che cos’avete in più rispetto ai vostri colleghi di oggi?

A.S.:Grazie del complimento. Sono strafelice che le cose siano andate così.

Cosa pensate del problema della libera vendita di armi in America?


J.K.:  La questione delle armi riguarda tutto il mondo, ma è una questione separata. Quella è la realtà. Noi cerchiamo di fare intrattenimento, le armi nella vita reale sono un’altra questione. Naturalmente si possono prendere alcune misure per affrontare il problema, ma è una questione separata.
A.S.:Sono d’accordo con Johnny. Bisogna separare l’intrattenimento dalla realtà. Però allo stesso tempo, ogni volta che accade una tragedia noi come società dobbiamo raccogliere la sfida,  dobbiamo chiederci se c’è qualcosa che possiamo fare per ridurre al minimo questo tipo di incidenti e la perdita di vite umane.  Il problema va preso in esame a vari livelli, sono tutte questioni che vanno affrontate in maniera estremamente seria. Dobbiamo fare del nostro meglio, perché queste tragedie non si verificano solo in America, ma anche in altre parti del mondo.

Lei condivide gli attuali sforzi di Obama per limitare la vendita delle armi?


A.S.:  Credo che il Presidente non abbia cercato di affrontare la questione da un solo punto di vista. Non è soltanto il discorso di affrontare il problema delle armi d’assalto, ma anche il problema della malattia mentale e della sicurezza nelle scuole. Il problema va affrontato in maniera globale, da ogni prospettiva, e quindi sono d’accordo con lui quando afferma che va risolto in più punti.

Per quanto lei abbia operato un distinguo molto netto tra l’intrattenimento e il côté politico, tutte le star di Hollywood si espongono in prima persona sul problema delle armi.  Lei che è un icona, non sente che aver fatto un film dove c’è una vecchietta che uccide per una violazione di domicilio, tirando in qualche modo la volata all’uso delle armi, rappresenti una discrepanza?

A.S.:  E’ solo intrattenimento. In questa scena, tra l’altro molto divertente, si vede questa vecchietta ottantenne seduta dentro casa, che si sente aggredita da una persona che ha ovviamente cattive intenzioni. Lei, così inerme e così innocua, prende la situazione in mano e risolve la questione, perché sa che la città è stata invasa dai criminali.  Tutto il film è incentrato sul dare azione e intrattenimento, anche in maniera esagerata. Poi c’è il sollievo del momento di comicità, compito di Johnny Knoxville, così come è compito di Jaimie Alexander dare un tocco sexy al film, cosa che tutti e due hanno fatto con grande maestria.

Cosa le hanno lasciato questi dieci anni di politica? Lei è incredibilmente coraggioso nei suoi film, chi definirebbe oggi  “coraggioso”  nella vita reale?

A.S.: Questi anni che ho trascorso in politica sono stati gli anni più istruttivi di tutta la mia vita. Ogni ora una riunione diversa per discutere di un argomento diverso, tutti i giorni, dalle sette del mattino alle sette di sera.  Quindi potete immaginare quante cose abbia imparato, e quanto ci si debba preparare ogni volta per affrontare queste riunioni. Se sei una persona che ha desiderio di imparare è il miglior lavoro che si possa fare,  ma ora sono entusiasta di essere tornato al cinema, e di aver fatto film come “L’ultima sfida”, “The Tomb” e “I Mercenari 2”. I miei eroi in campo politico sono invece Nelson Mandela, Mihail Gorbačëv  e Ronald Reagan. Se vogliamo andare un po’ più indietro, Franklin D. Roosevelt, Teddy Roosevelt e Lincoln.   Se vogliamo parlare dei nostri giorni Mihail Gorbačëv  è veramente un grandissimo eroe, una persona cresciuta nel comunismo che arriva al  vertice e poi lavora contro il sistema, perché il sistema non funziona. Nelson Mandela,  messo in prigione dai bianchi per 27 anni, e che una volta uscito parla di perdono e di amore… un eroe, una grandissima fonte di ispirazione. O, se vogliamo parlare dello sport,  Muhammad Ali, il più grande boxeur di tutti i tempi. La persona che forse brilla di più per la sua generosità è però quella che vedendo una persona povera, magari gli allunga una banconota da 100 dollari.


Lei ha definito Kim Jee-woon “il James Cameron” dell’Asia. Visto che il regista vuole continuare a lavorare in America, tornerebbe a fare un film con lui?

Assolutamente. Sono pronto a lavorare di nuovo con  Kim Jee-woon in qualsiasi momento.  Credo che sia un grande collaboratore, un grande visionario. Un regista che ha coraggio, che osa, una fonte di grande ispirazione.

La Recensione del Film

Nicola Picchi