Buongiorno papā, ne parla il cast

14/03/2013

«Ciao, mi chiamo Layla e sono tua figlia». La Layla in questione lo sta dicendo a un 40enne che le ha appena aperto la porta del suo loft ultima moda. E la vita di Andrea, 40enne felicemente single, cambia completamente. A interpretarlo nel film “Buongiorno papà” è Raul Bova, che si ritrova improvvisamente catapultato nei panni di un genitore. Molto recalcitrante all’inizio, abituato ad avere una donna diversa ogni giorno, poco propenso ad assumersi responsabilità che vadano oltre il suo lavoro finisce con il cambiare rapidamente: «Del personaggio di Andrea – dice - ho apprezzato molto l’atteggiamento di accettazione dei propri limiti: in genere i padri vorrebbero essere perfetti. Invece i figli li vogliono vedere come esseri umani, anche con i loro difetti».
La figlia 17enne che gli piomba a casa, nata da un fugacissimo incontro («9 secondi» riporta il diario della madre morta tre mesi prima) si porta appresso un nonno ben poco tradizionale, Enzo, interpretato da Marco Giallini: «E’ la prima e anche l’ultima volta che faccio il nonno. All’inizio non volevo farlo, poi ho visto che anche per l’età poteva essere possibile, se anche questo nonno avesse avuto una figlia a 16 anni. E poi il ruolo era molto bello». Lui è un ex rockettaro, che ha avuto un unico successo con la sua band Enzo e i Giaguari. «Quanto è importante la musica nella mia vita? Molto: sono un collezionista di vinile, di cd, ho migliaia di riviste. Suono anche un po’ il basso».
A completare la schiera maschile è Paolo, l’amico che abita nello stesso loft con Andrea, e, diversamente da lui, reprime i suoi sogni, un ruolo che il regista Edoardo Leo ha tenuto per sé. «Tra noi tre, le donne sono le più positive» commenta e si riferisce, oltre che a Layla, anche a Lorenza, interpretata da Nicole Grimaudo, l’insegante di educazione fisica, lontanissima come mentalità e modo di vivere da Andrea, che però, a poco a poco, si innamora di lei. «Lorenza – continua Edoardo Leo – è diversa, arriva a fatica a fine mese, ma ci tiene alla sua indipendenza. Layla, nonostante l’età, dimostra una sua maturità».  Rosabell Laurenti Sellers, da parte sua, racconta di essersi divertita a interpretare Layla: «Gli adolescenti di oggi hanno qualcosa di lei, che però è molto più estroversa e aggressiva di me. Il look? Quello è tutto mio: i capelli li avevo già per metà viola e gli abiti vengono dal mio guardaroba».
Il film racconta con brio e momenti che suscitano la risata, il rapporto padre-figlia, che, in questo caso, sta nascendo. Una scena molto bella – anche Raul Bova la sottolinea – vede la figlia circondata da 17 pacchettini: sono i regali per ciascuno dei compleanni che il padre si è perso. Fino all’ultimo per il compleanno del momento, una fotocamera analogica, una Contax, perché, dice Layla, con la digitale scatti un milione di foto che però rimangono lì, mentre con una fotocamera analogica le foto le scegli, e, infatti, vediamo appese ad asciugare le foto che lei ha scattato al padre in vari momenti del loro nascente rapporto. Una annotazione certo controcorrente, ma che vale la pena di tenere in considerazione.
“Buongiorno papà” parla anche di amicizia e riesce a dare spazio anche ad altri elementi, come la musica e quanto con il tempo è cambiata: Paolo ed Enzo cantano “Dio è morto” davanti a un pubblico di bambini molto perplessi. E, cosa davvero particolare, sa ben inserire (anche con un tocco di ironia) il product placement, facendone intravedere il ruolo che può avere per aiutare il cinema (e quello italiano ne ha certo bisogno). Andrea lavora infatti in un’agenzia di product placement: «Considerato in modo superficiale – commenta Edoardo Leo – è un modo per rovinare i film, ma poi si scopre che tantissimi film importanti e belli sono stati finanziati in questo modo. E, addirittura, la prima inquadratura del cinema è un product placement: i Fratelli Lumière inquadrano degli operai che escono dalla fabbrica Lumière».

Valeria Prina