Gli “Amanti passeggeri” di Almodovar

20/03/2013

“Gli amanti passeggeri”, il nuovo film di Pedro Almodovar, esce nelle sale il 21 marzo, distribuito dalla Warner Bros Pictures Italia. Un divertito ritorno alle irriverenti commedie d’esordio del regista nei primissimi anni ’80, in cui un assortito gruppo di personaggi si trova alle prese con un’emergenza, su un aereo diretto a Città del Messico. Almodovar è arrivato a Roma per presentare il film, che in Spagna ha già fatto registrare un ottimo successo di pubblico, parlando del suo ritorno alla commedia e persino del nuovo pontefice.
Sei tornato alla commedia, e sei tornato anche perché te l’hanno chiesto. Chi te l’ha chiesto?
Ho un contatto diretto con la gente. L’unico sport che ora pratico è quello di passeggiare per le strade di Madrid, e lì la gente mi ferma in continuazione per raccontarmi le loro impressioni sui miei film. Una frase ricorrente degli ultimi tempi è: “Quando fai un’altra commedia? Abbiamo riso tantissimo con te!”. E quindi questa è una frase che mi è rimasta impressa nel cuore. Anch’io avevo tantissima voglia di tornare alla commedia. Ma il desiderio non basta. Quando ho avuto anche una sceneggiatura ho dato il benvenuto a questa possibilità. E comunque avevo anche voglia di tornare alle storie dei miei film degli anni ’80, da cui mi ero un po’ allontanato. Uno non sa mai se è in grado di tornare indietro e recuperare il proprio passato, ma io credo di sì. E quindi questo film è un tributo a quel decennio, che ha rappresentato un periodo molto importante per la Spagna.


Questo film vuole essere una presa in giro dei “disaster movies”, oppure è una collezione di tutte quelle notizie che si leggono sui giornali su ciò che succede negli aerei?
La mia intenzione nella sceneggiatura era quella di riunire un gruppo di persone in un luogo chiuso da cui non potevano fuggire, sottoposti a una grande tensione perché c’è un problema e non si sa se potranno atterrare. Il modo per poter lottare contro la paura è l’uso della parola, attraverso l’uso del telefono o nei monologhi. Questo diventa il vero spettacolo, che esorcizza la paura. Oggi la televisione si attribuisce il potere di raccogliere confessioni, che non si fanno in casa ma che nessuno esita a fare davanti a una macchina da presa. Sull’aereo gli schermi televisivi sono neri, e la parola si torna ad usare per l’uso che io penso se ne debba fare, che è quello di creare relazioni tra le persone.

Nel cinema, soprattutto dopo l’11 settembre, i voli aerei hanno sempre un tono drammatico. Questo film nasce come reazione a un cinema dove sugli aerei succedono sempre cose sconvolgenti o a qualche viaggio che magari ha fatto?
E’ passato abbastanza tempo dall’11 settembre per poter tornare a fare dell’ironia. Ci sono film drammatici  sui disastri aerei, come “Airport”, ma anche commedie come “L’aereo più pazzo del mondo”. Personalmente,volando non ho mai avuto brutte esperienze.

Se dovesse prendere l’aereo con chi vorrebbe viaggiare, con un capitano come il suo o col Denzel Washington di “Flight”?
Penso che sceglierei il mio comandante, perché è un uomo competente e ha grande esperienza nella gestione delle emergenze, sia di natura tecnica che nella vita.

Ha parlato di un film tributo a un decennio favoloso per la Spagna, ai tempi del boom economico. Volevo capire come guarda a quegli anni, e se ne ha nostalgia nella Spagna di oggi?
Non sono una persona nostalgica, però ricordo bene quella sensazione di libertà che c’è stata negli anni ’80 e mi manca molto, manca molto a tutti noi.

Un commento sul nuovo Papa?
Lasciamogli fare qualcosa prima di criticarlo. Non ho assistito alla sua comparsa alla finestra, e come regista non posso esprimere un giudizio, conosco solo quello che è stato pubblicato sui giornali spagnoli. Purtroppo credo che sarà un Papa che esprimerà una certa continuità. La grande sfida che deve affrontare la Chiesa è quella di diventare una Chiesa che rispecchi il mondo contemporaneo, la vita di oggi. E la Chiesa finora è stata molto lontana dalla realtà attuale. Vorrei anche dare due consigli al nuovo Papa. Il primo è che la Chiesa elevi la donna alla stessa categoria e rango dell’uomo, perché non è in linea con le funzioni che oggi le donne svolgono in un contesto di società sviluppate e civili. Quindi chiedo che ci sia questa parità. Il secondo consiglio è di abolire il celibato. Scacco matto al celibato! Scomparirebbe una delle infamie della Chiesa di oggi, che è quella degli abusi sessuali. Se i sacerdoti e le suore verranno a contatto con la realtà del sesso e della convivenza con un’altra persona, riusciranno a capire meglio quello che finora hanno capito solo a livello teorico. Se scomparisse il celibato, bisognerebbe anche permettere  loro l’accesso al matrimonio, nelle tre combinazioni: uomo/donna, donna/donna, uomo/uomo. Tre combinazioni sono sempre meglio di una.


Se negli anni ’80 il sesso e l’amore servivano per uscire da una dittatura, oggi possono essere un modo per uscire dalla crisi?
Il sesso è sempre una festa, negli anni ’80 come oggi. Qualcosa che ci è stato dato dalla natura e che nessuno ci può togliere. Nel film, vista la situazione di grave pericolo, la catarsi erotica mi sembrava il modo migliore per i personaggi di accomiatarsi dalla vita. Riguardo alla crisi in Spagna, l’amore non fa mai male. Dobbiamo ipotizzare che il governo spagnolo s’innamori dei suoi elettori, del popolo spagnolo. Il sesso in sé è buono, ma non so se serva a trovare una soluzione alla crisi. Possiamo ipotizzare un film in cui il governo è talmente innamorato del suo popolo, che i politici aspirano a scoparsi il maggior numero possibile di elettori!

In Spagna il suo film è stato letto come una metafora. E’ d’accordo?
E’ senz’altro una metafora della situazione spagnola attuale. Questo viaggio senza una destinazione, in cui l’aereo continua a girare lungo un’ellisse, questo atterraggio forzato che comporta una situazione di grave pericolo, lo rende una metafora della Spagna di oggi. Però, essendo il film una commedia, in questo atterraggio tutti si salvano. Nella realtà, invece, non sappiamo chi guiderà l’aereo e dove atterrerà.

Dato che Spagna e Italia hanno molti punti in comune, vedendo i risultati elettorali italiani se si è fatto una qualche idea su quali possano essere i punti di contatto tra i due paesi?
A proposito delle somiglianze tra Spagna e Italia, mi sembra che ci sia stata una reazione da parte dei cittadini a leggi di tagli, tagli alle spese e “tagli alle tasche”, e che sia l’Italia che la Spagna hanno dimostrato che queste leggi sono esattamente opposte a quello che vuole la popolazione. Per quanto riguarda il risultato delle elezioni italiane, la parola più ricorrente nella stampa spagnola era “ingovernabilità”. Temo che in Spagna oggi, se si dovessero tenere delle elezioni, il risultato sarebbe molto  simile, anche se noi non abbiamo una figura come Grillo.

Com’è nata l’idea della breve apparizione di Antonio Banderas e Penelope Cruz all’inizio del film?
Il ritorno alla commedia è un po’ come un ritorno alle mie origini. Chiamare Antonio e Penelope per una piccola parte mi ha permesso di eleggerli ad anfitrioni del film, di rivolgere un saluto al pubblico e di dire: “benvenuti al nuovo film di Pedro, spero che vi piaccia!”

Uno dei temi ricorrenti dei suoi film è la morte, anche nella commedia. Cos’è che l’attira di questo tema?
I miei temi ricorrenti sono il sesso e la morte, la paura della morte. Come dicevo prima, io non sono credente né praticante. Mi piacerebbe avere la fede, ma la fede è un dono e io non l’ho ricevuto. Questo fa sì che io tema la morte, credo di aver preso coscienza del tempo dal momento della morte di mia madre. Da allora non c’è giorno che io non pensi alla morte, è una cosa che non riesco a comprendere e ad accettare. Come soggetto di narrazione la morte è un elemento eterno, credo che lo sia fin dagli inizi della storia dell’uomo.

Il suo prossimo progetto sarà una commedia, o torniamo a temi a lei più familiari negli ultimi anni?
Devo ancora scegliere il nuovo progetto, ma non sarà una commedia.

Nicola Picchi