Rush, la Formula 1 secondo Ron Howard

19/09/2013

Niki Lauda e James Hunt, uno razionale e riservato, l'altro playboy senza freni che vuole godersi la vita. I due si incontrano per la prima volta in una gara di Formula 3 ma la loro rivalità li accompagnerà fino alla Formula 1, in una stagione incredibile (quella del 1976) fatta di straordinarie imprese e drammi incredibili.
La Formula 1, con i suoi Gran Premi in giro per il mondo, non è soltanto una gara tra macchine che si rincorrono tentando il sorpasso per arrivare al traguardo, ma è anche passione, una passione che lega quegli uomini, seppur rivali e li rende coraggiosi al punto tale da rischiare la propria vita. La Formula 1 è anche l'adrenalina che sale ogni volta che questi uomini indossano il loro casco ed entrano nella vettura.   Il merito di Ron Howard sta nell'aver girato un film che avvicina lo spettatore a questi sentimenti forti, a prescindere dalla passione per le automobili. Una regia impeccabile, dinamica e allo stesso tempo pulita, che arriva a cogliere anche gli sguardi più impercettibili dei due straordinari attori, Chris Hemsworth nel ruolo di James Hunt e Daniel Brühl in quello di Niki Lauda. 
Rush è la vera storia di questi due campioni di Formula 1, una storia di rivalità, ma anche di rispetto e ammirazione reciproci, una storia che i media di tutto il mondo non hanno mai raccontato e che invece Ron Howard, con accanto Peter Morgan per la sceneggiatura, ha saputo tirar fuori in maniera davvero convincente, restando imparziale nel film, ma anche nella vita reale.

«Ho deciso di non tifare per nessuna scuderia. L'ho fatto per avere maggiore lucidità durante le riprese, ma è così anche nella vita -afferma il regista durante la conferenza stampa tenutasi lo scorso 14 settembre a Roma presso l'Hotel De Russie- Ho avuto la possibilità di fare dei giri con Lauda alla guida ed è stato pazzesco, ho ancora lo stomaco sotto sopra!».
Poi continua: «Quando ho deciso di raccontare questa storia ho pensato sia agli appassionati di Formula 1, ma anche e soprattutto alle persone che non conoscevano molto di Lauda e Hunt e della loro rivalità. Ovviamente, da narratore bisogna anche tenere conto delle intenzioni creative e quindi nel complesso bisogna raccontare la storia vera, ma comunque attraverso un filtro personale; gli unici avvenimenti che non si possono modificare o omettere sono quelli più importanti, quelli fondamentali, perché altrimenti si rischia di deludere le aspettative dello spettatore. Inoltre, dopo aver girato Apollo 13, ho capito che il pubblico ama molto le storie vere».
«Peter Morgan conosceva già Niki Lauda -prosegue Ron Howard parlando dei personaggi- e posso dire che si è messo a nostra completa disposizione e si è fidato molto,  pur non avendo mai avuto alcun controllo editoriale sul progetto. Per quanto riguarda il personaggio di Hunt, abbiamo intervistato le persone a lui più vicine; ci siamo anche avvalsi della presenza di esperti di Formula 1 che ci hanno aiutato moltissimo durante le riprese. Devo aggiungere che Chris e Daniel sono stati davvero molto bravi, hanno veramente dato vita ai due personaggi che interpretavano, prima delle riprese li hanno studiati a fondo e hanno contribuito a rendere migliore la storia soprattutto dal punto di vista psicologico».

«Ho riguardato le interviste fatte a James -interviene Chris Hemsworth- e anche le sue gare. Ho cercato di raccogliere più informazioni possibili. La sua è una storia molto avvincente e mi ha appassionato molto, è sicuramente più interessante che girare una storia di finzione. Avevamo comunque una sceneggiatura forte e davvero ben scritta che ha reso con onestà la rivalità e il rispetto che avevano i due protagonisti, l'uno nei confronti dell'altro.  Di James ho amato la sua natura infantile ed il suo essere sempre estremamente diretto. Era un campione che sentiva il bisogno di essere apprezzato, forse perché insicuro. Lui era così nella vita e io ho voluto rendergli giustizia».
Aggiunge poi Daniel Brühl: «All'inizio ero spaventato dall'idea di interpretare una leggenda vivente. In Germania lui è sempre stato molto apprezzato e lo è ancora. Per fortuna però Lauda è stato da subito disponibile con me e mi ha fornito molte indicazioni; ci ha sostenuti,  a volte se avevamo dei dubbi su una battuta o una scena lo chiamavano al telefono direttamente dal set e lui ci aiutava. Ho anche vissuto un mese a Vienna, prima delle riprese, per perfezionare l'accento austriaco».
Nel cast c'è anche il nostro Pierfrancesco Favino nel ruolo di Clay Regazzoni: «Una buona sceneggiatura fa forti anche i personaggi secondari, quelli di contorno. Ho anch'io studiato il mio personaggio, ma ho dovuto lasciare da parte l'accento ticinese di Regazzoni perché in inglese non rendeva. Voglio aggiungere inoltre che sono davvero orgoglioso di far parte di questo film che credo sia uno dei migliori a cui io abbia lavorato e voglio ringraziare Ron per avermi chiamato di nuovo».
Presente alla conferenza stampa anche Alexandra Maria Lara che nel film interpreta Marlene Lauda, moglie di Niki: «È stato divertente interpretare questo ruolo -ha spiegato l'attrice- mi spaventavano molto le acconciature di questa donna,  ma poi la prima volta che sono uscita dalla sala trucco Niki Lauda era davvero soddisfatto e continuava ad urlare il nome di Marlene! Quindi credo sia andata molto bene!».
«Nel mio film -conclude poi Ron Howard- i due protagonisti sono allo stesso livello. Non c'è un buono ed un cattivo (come vorrebbe Hollywood), non c'è una persona per cui tifare. Ma questa non è stata soltanto una mia scelta, era così nella realtà, erano due campioni ed io ho voluto rappresentare il fascino e l'entusiasmo di quel mondo. Ho ricreato quell'aspetto sensuale, fantastico e glamour, quell'energia e quell'atmosfera culturale che c'era in quegli anni, non soltanto nel mondo sportivo. Ovviamente ho dovuto fare dei tagli -spiega il regista parlando della realizzazione del film- avevo materiale per una serie televisiva di 5 anni! Durante le riprese ho utilizzato molto materiale di repertorio, ma soprattutto ho realizzato molte più scene di azioni con la macchina da presa di quante ne avevo immaginate all'inizio. Ho utilizzato anche la computer graphic, ma soltanto quando era strettamente necessario per ricreare un determinato ambito o quando poteva essere pericoloso girare. Posso dire che mi è piaciuto davvero molto girare Rush!».

Foto di Silvia Preziosi

Silvia Preziosi