Claudia Cardinale: esploratrice di luoghi e di anime

14/05/2014

La musa ispiratrice dei più grandi registi italiani è ospite del MIFF per il premio alla carriera. In un lungo incontro ci racconta di sé , del cinema, dei suoi maestri.


D: Claudia, Lei è una stimata attrice italiana che si impegna e si dedica, oltre che al suo lavoro, a molteplici cause umanitarie.
R: “Il mio lavoro mi diverte ancora oggi e mi lascia spazio per potermi dedicare agli altri. Do il mio contributo a molte cause umanitarie: sono ambasciatrice dell’Unesco, mi sono impegnata con Amnesty International, ho preso a cuore il caso dei bambini cambogiani, la salvaguardia e il rispetto della natura, e mi batto per i diritti degli omosessuali e delle donne.”
D: Lei è sempre bellissima, e lo è in maniera naturale. Che cosa ne pensa delle donne che ricorrono alla chirurgia estetica per fermare i segni del tempo?
R: “C’è gente che non accetta il tempo che passa, e nella speranza di fermarlo ricorre ad artifici, che però poi li rendono irriconoscibili persino a se stessi quando si guardano allo specchio. Ho affrontato questa tematica anche in diverse pièce teatrali. Come diceva Pirandello, le donne pur di apparire sono disposte a tutto! Io non ne ho mai fatto ricorso, addirittura nemmeno mi tingo i capelli. Sono stata fortunata, ho preso da mio padre. Si tingeva solamente i baffi, che con il tempo erano diventati bianchi, a differenza dei capelli. La cosa divertiva molto noi figli.”
D: Ci parli del suo rapporto con la maternità. Oggi è oltretutto la Festa della mamma. La chiameranno i suoi figli per farLe gli auguri?
R: “Sicuramente proveranno a telefonarmi. Spero si ricordino che sono a Milano e non a Parigi! In merito al rapporto con la maternità, penso che la cosa più importante per una donna siano i figli. Nella mia famiglia, mio figlio è diventato padre lo stesso giorno in cui ho avuto la mia seconda figlia. Che litigate! Una voleva che l’altro la chiamasse zia anche se avevano la stessa età. Sono una mamma apprensiva, a volte esagero. Mi capita di chiamare mia figlia solo per sapere come sta e quando mi richiama mi chiede il perché delle dieci chiamate perse”.
D: Lei ha avuto la possibilità di viaggiare molto. Mi parli del suo rapporto con i viaggi.
R: “Quando ero piccola volevo diventare un’esploratrice. Direi che ci sono riuscita! Ho viaggiato quasi sempre per lavoro, non c’è posto sulla terra che io non abbia visitato. Per me viaggiare è importante perché mi permette di conoscere le persone ed è nel rapporto quotidiano con la gente che mi arricchisco. Si dà e si riceve molto attraverso i rapporti umani ed è questo il bello del mio lavoro. Inoltre, la mia famiglia è sparsa per il mondo: i miei fratelli vivono a Torino e a Roma, mia sorella in Polinesia, io mi sono trasferita a Parigi non perché non amassi l’Italia, ma perché desideravo che mio figlio ricevesse una cultura ‘bilangue’. Quando ero giovane volevo vivere nel deserto, solamente in questi posti riesci a vedere le stelle. Nella mia casa in Normandia, su una collina, passo le notti con mia figlia a contemplare le costellazioni. In questo ultimo periodo sono sempre in viaggio, non faccio in tempo ad arrivare, disfare le valige che devo già ripartire”.
D: Che cosa ne pensa dei festival cinematografici Italiani?
R:“Ce ne sono di molti e di belli. L’unico problema che mi infastidisce è che in Italia l’Arte non è valorizzata come dovrebbe e la cultura non riceve sufficienti finanziamenti. L’Italia è un’unica città d’arte, tuttavia trascurata. Venezia, Roma,Pisa, Firenze… sono musei a cielo aperto, luoghi che devono essere tutelati."
D: Come definirebbe il suo rapporto con l’Italia? E con Milano?
R:“Conservo un bellissimo rapporto con l’Italia, anche se ora vivo in Francia. Qui ho girato molti dei miei film, anche nella città di Milano che ti ruba il cuore con le sue luci. Dicono che ‘Paris est le ville lumière, ma anche Milano ‘est la ville lumière’.
D: Città che ospiterà a breve l’Expo …
R: “Ho sentito delle polemiche a riguardo ma ritengo che sia un’occasione importante per l’Italia, da sfruttare per rilanciare all’estero la nostra cultura. Io, nel mio piccolo, mi sono ripromessa di rilanciare le coproduzioni Italia -Francia in ambito cinematografico.”
D: Milano è anche città per eccellenza della moda. Qual è il suo rapporto con la moda?
R: “Appena sono arrivata in hotel ho trovato in stanza un meraviglioso mazzo di fiori da parte di Giorgio Armani. Adoro Giorgio e il suo lavoro: vesto solo Armani anche per i materiali di alta qualità che utilizza. Sono felice di aver inaugurato diversi suoi store a Parigi. È un uomo poliedrico: stilista, ristoratore designer, che eccelle in tutti i campi in cui si cimenta, grazie al suo buon gusto. Mi ricordo un aneddoto degli anni Sessanta, in cui vestivo Mary Quant, la stilista inventrice della minigonna. Ho avuto la possibilità di incontrare Paolo VI in Vaticano e mi sono presentata in minigonna! I giornalisti e i paparazzi si sono scatenati, al contrario del Pontefice. Ora però indosso solo pantaloni!”
D: Lei ha avuto la possibilità di incontrare altri Pontefici …
R: “Sono stata scelta da Papa Giovanni Paolo II per leggere le sue poesie in italiano. È stato un grande onore e mi ha donato una grande emozione.”
D: E Papa Francesco?
R: “Mi piace molto questo Pontefice. È un Papa aperto, sta affrontando temi scomodi, non precedentemente affrontati, quali l’omosessualità, gli abusi sui minori …”
D: Ci sono ancora delle dive italiane del cinema?
R:“Non mi piace la parola ‘diva’, preferisco parlare di grandi attrici, come ad esempio Anna Magnani. È stata una delle prime ad accogliermi. Abbiamo condiviso momenti indimenticabili nei film girati insieme con Fellini”.
D: E con la sua rivale Brigitte Bardot?
R: “Non siamo mai state rivali, anche se rappresentavamo le due facce della medaglia: BB, la bionda francese, e CC, la bruna italiana. Abbiamo coltivato la nostra amicizia nel corso degli anni. Nell’ultima lettera che mi ha scritto, mi ha chiamata affettuosamente ‘la sua pistolera amata’. Non abbiamo occasione di vederci personalmente, lei è totalmente isolata, ma manteniamo ottimi rapporti. Altri attori sono stati amici preziosi, come Marlon Brando e John Wayne. Con Alain Delon ci vediamo spesso.”
D: Chi sono stati i suoi grandi maestri?
R: “Sicuramente il primo è stato Luchino Visconti, potrei parlare per ore di lui. È stato davvero un maestro per me e anche un grande amico. Passavo ore a casa sua, guardavamo insieme il festival di Sanremo e litigavamo su chi meritasse il primo premio. Con lui ho girato grandissimi film, il ‘Gattopardo’, le ‘Vaghe stelle dell’Orsa’ e’ Gruppo di famiglia in un interno’. Con lui fare cinema era come fare teatro ed era molto rigoroso. Con altri registi come Federico Fellini non avevo un copione. Federico mi parlava, facevamo dei discorsi prima di girare la scena e le stesse domande che mi rivolgeva me le ripeteva Mastroianni. In ‘8 e mezzo’ sono stata sia musa sia interprete; Federico mi diceva: “tu appartieni alla terra dell’Africa, sei tu che mi dai l’ispirazione”.
D: Con Mastroianni ha avuto un rapporto particolare
R: “Aveva un debole per me ma non ho mai mischiato il lavoro con la vita privata, che tale deve rimanere. Non mi piace parlarne e quando mi pongono domande sulla mia vita privata, abilmente rispondo su tutt’altro argomento”.
D: Ci parli dei suoi ultimi lavori.
R: “Li ho girati quasi tutti con registi stranieri. Nel 2009 ho girato ‘Le Fil’ di Mehdi Ben Attia a Tunisi, affrontando il tema dell’omosessualità in un Paese in cui se ne nega l’esistenza. Il giorno prima di partire, il Ministro chiamò il regista e gli comunicò che non sarebbe stato possibile realizzare il film, perché di omosessuali a Tunisi non ce ne sono. All’aeroporto ci richiamò, dandoci il permesso, solamente perché ero l’interprete principale. Sono seguiti altri film, tra cui ‘Joy de V.’, girato nel 2011 a New York con Nadia Szold , pellicola dedicata al tema della mafia; ‘Silent Mountain’, girato in Austria con Ernst Grossner; ‘L’artista e il suo Modello’ con Fernando Trueba, un giovane straordinario regista con un piccolo difetto: lo strabismo. Non sapevo mai come guardarlo, un giorno durante le ripresa mi ha detto “Claudia vedo da entrambi gli occhi!”, ‘Once Upon a time in Western’ di Boris Despodov, un regista bulgaro che mi ha dato la possibilità di tornare nei luoghi di ‘C’era una volta’. È stato bello rivedere dei luoghi a cui ero molto legata, grazie alla collaborazione con Sergio Leone.”
D: Quali sono i suoi prossimi impegni?
R: “Sicuramente il prossimo mese sarò al Festival del cinema di Taormina, al quale sono felice di partecipare in quanto le mie radici affondano nell’isola delle Femmine , nelle vicinanze di Palermo. Al festival presenterò il film ‘L’ultima fermata’ di Giambattista Assanti. Prossimamente ho in programma anche di girare un film a Roma”.

Redazione