Il "Ragazzo d'Oro" di Pupi Avati

19/09/2014

Davide Bias (Riccardo Scamarcio), figlio di un famoso sceneggiatore di film di serie B, è un creativo pubblicitario che scrive racconti ma sogna da sempre di scrivere qualcosa di veramente bello. Il pessimo rapporto con il padre e la sua frustrazione per i rifiuti che riceve dalle case editrici, provocano in lui un forte senso di ansia che riesce a tenere sotto controllo solo grazie all’aiuto di pillole e analisti. Neanche la sua fidanzata (Cristiana Capotondi) con cui vive a Milano, riesce ad essergli di aiuto, soprattutto quando improvvisamente, il padre tanto detestato muore in un incidente stradale. Davide decide così di trasferirsi a Roma con sua madre (Giovanna Ralli) e incontra l’affascinante Ludovica (Sharon Stone), un’ex attrice ormai editrice di cui il padre era stato innamorato e intenzionata a pubblicare un autobiografia che l’uomo stava scrivendo. L’incontro con questa donna, la morte del padre e la ricerca di questo libro da recuperare diventeranno per Davide una vera e propria ossessione che lo porterà ad isolarsi sempre di più, tra inquietudini che lo segneranno per sempre.
Un ragazzo d’oro di Pupi Avati è un film importante e maturo che racconta del difficile rapporto tra un padre che avrebbe voluto fare di più ed un figlio che scoprirà troppo tardi che la figura paterna che aveva tanto odiato non coincideva per niente con la realtà. Il film punta tutto sul personaggio interpretato da un bravissimo Riccardo Scamarcio, probabilmente in uno dei suoi migliori ruoli, meticoloso e attento al difficile percorso mentale che compie questo figlio inquieto. Accanto a lui una splendida Giovanna Ralli nel ruolo della mamma, una donna dolcissima e innamorata di suo marito che assiste impotente al cambiamento di suo figlio. Proprio come Silvia (Cristiana Capotondi) nel ruolo più marginale della sua fidanzata che non riesce in nessun modo ad aiutare Davide a riprendere in mano la sua vita. Differente e a tratti troppo forzata è invece l’interpretazione di Sharon Stone, icona del cinema internazionale, che tra citazioni di se stessa in Basic Instict e passeggiate per Villa Borghese e via Margutta, è una sorta di femme fatale manipolatrice che porterà Davide in un difficile e pericoloso viaggio nel passato del padre.

Se da una parte Un ragazzo d’oro si discosta dai precedenti lavori di Pupi Avati, dall’altra il regista -come ha dichiarato durante la conferenza stampa che si è svolta lo scorso 15 settembre presso la Casa del Cinema di Roma- ha voluto immaginare una nuova figura paterna. “Nessuno è più presente dell’assente. Questo film è una sorta di autobiografia che parte dalla mia curiosità e immaginazione su quale sarebbe stato il rapporto con mio padre se non fosse scomparso quando io avevo appena 13 anni. Ho infatti ipotizzato diverse tipologie di padre nei miei precedenti film “Il papà di Giovanna”, “Il figlio più piccolo” o “La cena per farli conoscere”, ma in questo film ho voluto pensare ad un padre fallito che fa pesare il suo fallimento sul figlio. Un figlio meraviglioso che quel padre forse non merita del tutto. Sono infatti convinto che in certi casi, oggi i figli siano migliori dei loro padri. Ma in questo film non c’è soltanto un mio modo di immaginare il padre che non ho avuto, c’è anche la voglia di cercare di capire quello che io ho fatto per i mei figli, non è un caso quindi che il film sia stato scritto con mio figlio Tommaso. C’è infatti una parte irrealizzata di me stesso e questo peso credo di averlo imposto anche ai miei figli con il mio egoismo, finendo per togliere loro diverse opportunità durante la loro adolescenza. Questa è la storia di un ragazzo che regala la propria vita al padre, che dona la sua salute mentale al ricordo del padre, ma viene da chiederci se il padre avrebbe fatto lo stesso per lui. Sentivo la necessità di parlare di questa storia, quasi come fosse una poesia, anche se dentro di me penso di non aver ancora fatto il “film della mia vita” e sento un po’ questo peso che incombe su di me”. 
Davvero molto soddisfatto del lavoro di Riccardo Scamarcio, assente alla conferenza stampa perché impegnato con le riprese di un altro film, Pupi Avati dedica qualche parola anche sulla presenza di Sharon Stone (anche lei assente alla conferenza) nel film. “Per averla in questo ruolo abbiamo dovuto intraprendere un percorso lunghissimo, sembrava davvero impossibile e invece alla fine ci siamo riusciti. E’ una persona particolare, sicuramente in declino (veniva da piccoli ruoli o camei), avevo pensato subito a lei anche se non è sicuramente la migliore attrice di Hollywood, perché mi sembrava perfetta per questo ruolo di un’ex attrice estremamente affascinante che riesce a far perdere la testa non soltanto al padre di Davide, ma anche al ragazzo stesso. Con lei c’è stata una relazione professionale ottima, negli Stati Uniti lavorano molto sulla sceneggiatura e abbiamo rispettato tutto quello c’era scritto e lei è stata sempre attenta alle mie indicazioni. E’ una diva e non passava mai inosservata ed è evidente che in casi come questi diventa difficile avere dei rapporti più umani; il suo appeal a livello mediatico è ancora assoluto, quando giravamo con lei sembrava di stare ancora nella Roma della “dolce vita”, si portava dietro centinaia di fotografi. Ha avuto sempre un atteggiamento da diva,ma professionale; sarebbe interessante pubblicare i carteggi delle trattative con gli Stati Uniti quando non era ancora stata confermata la sua presenza!” C’è da aggiungere sicuramente che sulla Stone i racconti più divertenti sono arrivati invece da Antonio Avati che ha parlato di improvvise fughe dal set e shopping nei negozi più costosi di Roma con la carta di credito della produzione!
Sui ruoli secondari di Giovanna Ralli e Cristiana Capotondi il regista ha poi affermato: “Giovanna Ralli è una specie di storia vivente del cinema italiano dal neorealismo ad oggi, mi sono esaltato quando la dirigevo, ma anche quando ascoltavo i suoi incredibili racconti sui grandi set del passato; è stata una grandissima emozione. Cristiana invece è un’attrice molto giovane ma già molto esperta, ha sempre amato il nostro cinema e per noi è stata una bella scoperta, una ragazza umile e sensibile, dotata di una grazia particolare”
Al termine della conferenza stampa Pupi Avati ha poi ricevuto un Nastro d’Argento che non aveva ritirato per il film Una sconfinata giovinezza.

Altre opinioni sul film

Silvia Preziosi