Chirurgia d'urgenza: esordio nella fiction per Alessandro Piva

29/08/2008


Una serie a metà tra “Er, medici in prima linea” e “Grey’s anatomy”. Con queste parole il regista barese Alessandro Piva – quello di “La CapaGira” e “Mio cognato” - presenta il suo nuovo lavoro – ma esordio nella fiction -: “Chirurgia d’urgenza”.
Dodici episodi da cinquanta minuti, produzione Taodue, messa in onda prevista per il prossimo autunno sulle reti Mediaset. A questo si aggiunga un cast d’eccezione composto da Giorgio Pasotti e Giulia Michelini – con tanto di colpo di fulmine tra i due scoppiato sul set - Ivan Franek e Camilla Filippi. E, ciliegina sulla torta, la reunion dopo dieci anni tra Piva e Dino Abbrescia, protagonista de “La CapaGira” nei panni di Minuicchio.
Nonostante l’argomento ospedaliero sia piuttosto inflazionato (proprio in questi giorni la Rai ha lanciato una nuova serie, “Terapia d’urgenza”, dal titolo curiosamente somigliante a quella di Piva) il regista rivendica l’originalità della sua fiction: «Non lo dico per snobismo, ma non guardo quasi mai le serie televisive. Il mio, nonostante l’argomento ospedaliero sia abbastanza inflazionato, è uno sguardo vergine». E sottolinea come la sua provenienza cinematografica abbia consentito di portare qualità a un genere in cui, per la ristrettezza dei tempi, questa spesso scarseggia.
Cosa l’ha convinta a fare una nuova fiction ambientata in ospedale?
«Devo ammettere che quando mi è stato chiesto di dirigerla ero scettico: mi chiedevo che senso avesse fare ancora una serie ospedaliera e se c’era ancora qualcosa di nuovo da dire. Poi ho letto il copione e ho trovato ragionevole cimentarmi in questo lavoro. Ci ho trovato tanta verità su quello che vivono i medici, ma anche i pazienti e i loro famigliari tra le corsie. E ho pensato che poteva uscirne un prodotto di qualità».
Il paragone con “Er” e “Grey’s anatomy”, infatti, è lusinghiero.
«Se proprio dovessi paragonarla a un’altra serie, sceglierei “Grey’s anatomy”, di cui prima di iniziare a girare ho visto qualche puntata. Se non altro per il punto di vista adottato: quello di due specializzande che passano di colpo alla teoria alla pratica. Hanno due sguardi opposti, due modi differenti di affrontare le cose, ma entrambe, ognuna a modo suo, cercano di sopravvivere alle continue sollecitazioni che arrivano dai medici, dai pazienti e dal primario».
Anche il cast è di alto livello.
«Sono molto contento del cast. Abbiamo lavorato per diciassette settimane divertendoci. Ma abbiamo anche lavorato sodo, con quella calma che consente di dare qualità al prodotto. E lavorare con calma, con attenzione per i dettagli è una novità, o per lo meno un lusso nella lunga serialità italiana».
Ha trovato particolari difficoltà nell’affrontare argomenti medici?
«Per fortuna ho avuto a disposizione ben cinque consulenti tecnici. Ci hanno aiutato molto ma ci hanno anche fatto capire che la medicina non è una scienza esatta. A volte ognuno ci spiegava le cose in modo diverso, persino cose semplici come il massaggio cardiaco. Su questo ho lavorato tanto, a volte sono stato anche un po’ duro, ma voglio che la fiction sia credibile anche agli occhi di un ipotetico spettatore che magari fa il medico. Il mio obbiettivo irrinunciabile è costruire intrecci dignitosi».
Dopo dieci anni è tornato a lavorare con Dino Abbrescia.
«È stato un ritorno felice. Dino Abbrescia è “in palla” in modo straordinario in questo periodo. Ho voluto fortemente la sua presenza, ma la rete e il produttore hanno accolto l’idea con grande favore. In questo momento è un attore in stato di grazia: ha contribuito moltissimo alla buona riuscita di questa serie e spero anche al suo successo».
Dopo questa parentesi televisiva, però, lei tornerà a fare cinema.
«A novembre dovrei iniziare a girare a Roma il mio nuovo film, “Harry”. Nel cast ci sarà sicuramente Claudio Gioè. Della partecipazione di Laura Chiatti non siamo più sicuri perché lei ha tanti impegni nel 2008 e io ci tengo a girarlo entro l’anno. Forse, parte delle riprese sarà fatta in Puglia, grazie agli aiuti di una Film commission molto motivata. Ma l’ambientazione di un romanzo così romano non potrà che essere romana».
Si parla anche della trasposizione cinematografica di “Apocalisse da camera”, il romanzo scritto qualche anno fa da suo fratello Andrea e pubblicato da Einaudi.
«Per “Apocalisse da camera” si è già mosso qualcosa: sono stati presi i diritti e sono arrivati un po’ di soldi. Andrea sta scrivendo la sceneggiatura e io sto sviluppando un progetto di cui sono entusiasta. So che in tanti, dopo i successi dei nostri precedenti lavori, aspettano un nuovo film fatto insieme. Io spero di farlo già l’anno prossimo».
Ha già qualche idea per il cast e l’ambientazione?
«Sebbene il romanzo sia di ambientazione barese, non è molto connotato dal punto di vista territoriale e i produttori, a dire il vero, non sono entusiasti all’idea di farlo in Puglia. Io credo invece che alla fine si farà in quella che è la sua ambientazione originale. Per vestire i panni di Ugo Cenci, l’assistente universitario che baratta con le studentesse voti alti in cambio di sesso facile, ci piacerebbe Elio Germano, che ha già una copia del romanzo e lo sta leggendo. Ma non siamo ancora certi che sarà proprio lui il protagonista.

Intervista a Dino Abbrescia

Valeria Blanco