Pistoni, il Negromante di Garrone

14/05/2015

Intervista a Franco Pistoni che nel film di Garrone “Il Racconto dei Racconti” interpreta il Negromante.


Ho seguito l’anteprima dell’ultimo film di Matteo Garrone “Il racconto dei racconti” e non ho potuto fare a meno di notare che il taglio hollywoodiano dato dal regista ha un po’ penalizzato gli attori italiani, cosa ne pensi ?
Non ho ancora visionato il film, ma sul set non mi sono sentito penalizzato, semmai, forse, ciò accade quando la mia visione interiore del personaggio non combacia con quella che pretende il regista e quando il film è, ahimè, di bassa qualità. L’unico problema è stato recitare in una lingua che non mi apparteneva.

Il grande pubblico ti conosce forse più come personaggio del minimondo nel seguitissimo preserale di Paolo Bonolis ma tu hai una lunga e consolidata carriera d’attore, nel tuo palmarès film come “Il nome della rosa”, “Le vie del Signore sono finite”, “Imago mortis” e molti altri… com’è stato lavorare con Garrone ?
Con Matteo dovevamo lavorare insieme già in Reality: mi conosceva per la mia esperienza decennale con la Socìetas Raffaello Sanzio, in Teatro, mentre io sono sempre stato attratto dalla sua sapiente leggerezza nel saper sciogliere i sogni, le apparizioni, gli abissi, il saper condurre lo spettatore alle soglie di ingressi e di sentieri artistici come nessun altro, attualmente. Adoro lavorare con registi che sono anche pittori.

Com’è stato il rapporto con i colleghi stranieri?
Ho incontrato Vincent Cassel solo alle prove trucco: persona gentilissima. Con Salma Hayek e John C. Reilly, con cui ho girato le mie scene, è stata un’esperienza rara. Si è subito stabilita un’alchimia positiva ed un grande rispetto reciproco. Il primo giorno ci siamo ritrovati, nei nostri costumi, in una piccola stanza scenografata, con Matteo che ci spiegava cosa intendeva girare: è stato più emozionante, per me, che poi ritrovarmeli in scena: grandi ed umili professionisti, certamente distanti, umanamente e professionalmente, da molti ‘palloni gonfiati’ che intralciano il mondo attoriale italiano.
“Il racconto dei racconti” è presentato a Cannes, se tu dovessi fare un pronostico?   
 Non mi interessano molto le ‘Manifestazioni Ufficiali’ né, tanto meno, le ‘Competizioni’. Davvero, non saprei.                                                                                   
Qual è il tuo rapporto con le favole?                                                                          
Purtroppo, abbiamo smarrito il valore e gli insegnamenti seminati tra i sottili solchi delle fiabe, non si riconosce che sono sapienze antiche, parabole, una sorta di vero e proprio vangelo universale.

Tu, oltre ad essere attore sei anche regista, poeta e musicista, ti si può definire un artista a tutto tondo… cos’è per te l’arte?            
Oggi, ben poca cosa. Onanismo. Guadagno. Vanità. Superficialità. Esibizionismo. Mafia. Se pensi che, invece, in origine, possedeva scopi ed insegnamenti più elevati…

Nella tua lunga carriera hai vinto numerosi premi nei vari campi in cui ti esprimi come artista, quale riconoscimento ti ha dato più soddisfazione,quale ti appartiene di più?
Devo confessare che le varie ‘Coppe’ e ‘Coppette’ giacciono in qualche scatolone impolverato in cantina…
Tu, artisticamente, hai molteplici attività e interessi, qual’è l’espressione della tua creatività che più ti appaga?
Non faccio distinzioni: sono doni dello stesso albero, con un’unica radice, dunque. Certo, poi esistono situazioni lavorative fatte forzatamente per ‘appagare’ le bollette ed altre, più ‘appaganti’ dal punto di vista della mia crescita interiore.  

Dove ti vedi tra dieci anni?
Per superare, di colpo, tutto lo spazio a cui, non potremo in alcun modo, sottrarci, bisognerebbe essere capaci di distinguere ciò che ci farà bene o male, domani, da quello che ci sembra buono o cattivo, oggi. Meglio essere completamente presenti a se stessi in ogni situazione e vivere calati nel qui ed ora.

Ugo Casiraghi Gatti