Il Criminal Kevin Costner

11/04/2016

Kevin Costner è ovviamente al centro dell’attenzione, soprattutto per il ruolo per lui piuttosto atipico che sviluppa nel film, un personaggio inizialmente molto negativo, violento e asociale: l’attore racconta l’entusiasmo con cui ha affrontato la difficoltà di calarsi in un ruolo così estremo, di renderne credibili le sfumature per poi esprimere, nello sviluppo della vicenda, l’ambiguità della doppia personalità emergente.
Con i cronisti scherza sul proprio, insospettabile, ‘lato oscuro’, evidentemente colto dal regista Vromen che lo ha scelto nonostante i suoi trascorsi cinematografici da ‘eroe a tutto tondo’ (Balla coi lupi, The body guard), e passa poi ad esprimere il suo punto di vista sui temi sullo sfondo alla vicenda narrata: la possibilità ed i pericoli nel poter ricordare e dimenticare a piacimento il proprio passato (everyone, as myself, has his regrets and errors to forget) e poi il senso e la persistenza della memoria e dell’identità personale - anche oltre la morte, come nel film - che valuta eticamente problematica, infine i limiti che in generale dovrebbe porsi la scienza.
Costner conferma, insieme al regista Vromen, d’essersi ispirato anche al protagonista (da lui interpretato) de Un mondo perfetto, per costruire (o recuperare) il personaggio di Jericho in Criminal. E torna a scherzare con la sala, quando, interrogato sulle memorie ed i pensieri che vorrebbe possedere, risponde che, si, certo, alcune volte sarebbe bello poter sapere perché pensa quel che pensa e fa quel che fa, e soprattutto  perché pensa che io abbia detto cose che non ho detto.
Alla mano, un po’ gigione e complice (non a caso la sala è gremita di giornaliste ed inviate varie), il divo trova anche modo di aprire un siparietto sul suo backstage personale, coinvolgendo il fedele truccatore italiano (presentato solo come ‘Mario’) che lo segue (e lo salva) da tanti anni sul set.
Il regista Ariel Vromen affianca nelle risposte Costner, offrendo un’interpretazione ed una prospettiva più ampie sul significato del film, che va contestualizzato in un momento storico di grande incertezza, di minacce globali e di grande vulnerabilità percepita, e spiega il suo immediato entusiasmo per il soggetto, sempre attuale e al centro della ricerca scientifica di frontiera anche se ricco di precedenti letterari e cinematografici.
Nell’insieme la conferenza stampa – anche per via di una certa reciproca (e prevedibile) compiacenza tra il cast presente e la stampa accorsa – sembra voler essere più che altro l’occasione per ‘ricontestualizzare’ il film, rimettendone al centro riflessioni e significati ad ampio raggio ed elevato lignaggio che, in tutta onestà, non abbiamo affatto colto con questa enfasi nell’anteprima.
Criminal, pur prendendo atto dell’appassionata interpretazione datane dal cast in conferenza stampa, rimane probabilmente un film dal potenziale inespresso, un’occasione (volutamente) mancata, che, nonostante mezzi e cast di tutto rispetto, da un lato nulla aggiunge e nulla toglie ai numerosi film che – anche in anni recenti – hanno affrontato i temi di genere, dall’altro anche come action movie mostra evidenti smagliature. 

La recensione del film

Davide Benedetto