Salvatores presenta "Come Dio comanda"

11/12/2008

Il difficile rapporto tra un padre e suo figlio, la paura del diverso, l’aggressività come arma di difesa e uno scherzo del destino. Questo e non solo è “Come Dio comanda”, l’ultimo film di Gabriele Salvatores, tratto ancora una volta dalla penna di Niccolò Ammaniti, dal 12 dicembre in 250 sale distribuito da 01. Ma a differenza di “Io non ho paura” (2002), dove la pellicola rispecchiava fedelmente il romanzo, qui ne sono state estrapolate solo alcune parti e pochi personaggi. “Da un libro così si potevano trarre anche due film - dice il regista durante la conferenza stampa di presentazione a Roma - ma io e Niccolò abbiamo scelto di raccontare solo questa storia per concentrarci meglio sulla psicologia dei singoli personaggi e ne siamo molto felici”. Accanto ad un’ambientazione moderna, fatta di capannoni industriali, fabbriche, centri commerciali e casette a schiera, in “Come Dio comanda” c’è anche una dimensione più ancestrale, resa possibile grazie ad uno “spazio razionalizzato ma comunque con una forte irrazionalità come il Friuli”. All’atmosfera accogliente e ai colori caldi di “Io non ho paura”, ai quali si contrapponevano personaggi freddi, qui, sullo sfondo di paesaggi innevati e impervi, vivono persone con un grande legame affettivo. Inoltre Salvatores richiama l’attenzione sui forti richiami shakespeariani della trama: “Come nelle opere di Shakespeare ci sono tre personaggi che hanno preso la cattiva strada: un padre-padrone, un ragazzo e un fool. Anche qui c’è un bosco e tutti e tre cadono preda di un gioco del destino”.
Come negli altri film di Gabriele Salvatores, qui la musica dei Mokadelic non è “un cameriere che ti serve le pietanze” ma ha dei risvolti funzionali plurimi: a volte ti prende per mano e ti accompagna, altre ti entra dentro assieme alle ansie dei protagonisti; spesso serve come traccia identificativa dei personaggi. Alla domanda se il film rispecchia la tendenza contemporanea di analizzare i fatti come eventi di cronaca, Ammaniti risponde che naturalmente nel libro ha tenuto presente la cronaca, cercando di mettersi nei panni dei propri personaggi, ma nel film si è cercato più che altro di “azzerare le psicologie per dare più spazio alle emozioni e all’aggressività delle azioni”.
Filippo Timi interpreta il padre di Cristiano, Rino Zena, un vero e proprio “borderline” che vive fino in fondo le sue emozioni. “Accostandomi a questo personaggio il mio primo pensiero - racconta Filippo Timi - è stato che nessun essere vivente secondo me è innocente”. Poi aggiunge scherzando: “Tutta quella pioggia finta bagna davvero. A un certo punto non ti fa capire più niente”. Anche Elio Germano, che nel film veste i panni dello squinternato Quattro Formaggi, si sofferma sulla “bellezza incredibile dei personaggi”, costruiti dagli attori con un tipo di approccio che solitamente si usa a teatro: “Sono personaggi totali e si confrontano con cose senza tempo e più grandi di loro”. Non sembrano aver avuto troppe difficoltà i giovanissimi del cast: Angelica Leo, nei panni di Fabiana, e Alvaro Caleca, che ha interpretato Cristiano, il figlio di Rino Zena. “Rispetto agli altri, io rappresento la normalità - dice Angelica - una ragazza come le altre, vittima di un equivoco”. “Secondo me - aggiunge Alvaro - ognuno di noi ha dentro di sé molti personaggi e Cristiano era una parte repressa di me a cui ho dato libero sfogo sul set”.

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Barbara Maura