Bruce Willis a Roma
01/01/2008

Il
15 ottobre Bruce Willis ha incontrato i numerosi
giornalisti italiani, all’interno dell’incantevole
cornice dell’ Hotel du Russie di via del
Babuino a Roma. L’attore americano ha risposto
alle domande riguardo all’uscita della sua
ultima fatica (visto il genere è proprio
il caso di dirlo): DIE HARD: VIVERE O MORIRE,
quarto episodio della saga che lo vede rivestire
i panni dell’instancabile detective newyorkese
McClane.
Willis è apparso in gran forma, sorridente
e disponibile, ben felice di essere in Italia.
“Sono ancora molto contento di quello
che faccio. Quale altro lavoro ti permette di
venire in Italia il 15 di ottobre, stare in posti
stupendi come questo, mangiare, bere e magari
conoscere qualche bella ragazza?”
Die hard è un film che racconta un tentativo
di sabotaggio a spese degli Stati Uniti per opera
di un criminale super tecnologico, un hacker senza
scrupoli esperto di computer che manda in crisi
la nazione. Ma in una guerra tutta digitale, basata
su codici, software e virus, interviene McClane,
poliziotto vecchio stile assolutamente ignorante
in materia, ma con una gran sete di giustizia
e coraggio da vendere. “La storia
è giocata molto sullo scontro generazionale,
scontro che investe vari campi. Il nemico è
Gabriel (Timothy Olyphant), un criminale moderno,
esperto di computer. Ma anche l’amico-aiutante
di McClane, Farrel (Justin Long) è giovane
e quindi molto più esperto di McClane con
la tecnologia. Il rapporto digitale-analogico
è quindi continuo. Anche la musica, che
è una mia passione (Bruce Willis
ha una sua band, la Bruce Willis Blues Band e
nel 1986 ha vinto addirittura un disco di platino)
diventa terreno di scontro generazionale.
Farrel cerca di far apprezzare a McClane i Pearl
Jam ma senza successo…”
C’è da dire che questo film è
stato per Willis comunque un rischio. Die Hard
è una trilogia che ha avuto un gran successo
ed è ovvio il confronto con i precedenti
episodi. “Sono molto contento di
come il film stia andando in America. Avevo un
po’ di timore, gli anni passano per tutti
quindi mi sono preparato molto seriamente per
questo film. La tecnologia e l’animazione
digitale aiuta molto ma comunque fare un action-movie
è sempre stancante e rischioso, infatti
non sono mancati gli incidenti. Mi sono fatto
male più di una volta! Tra l’altro
mi sentivo investito di una grossa responsabilità,
io sono praticamente l’unico che ha lavorato
in tutti e quattro i film Die Hard, tranne forse
qualche macchinista, quindi oltre a recitare dovevo
contribuire a creare il film, dire cosa era coerente
con McClane e cosa no. Per noi attori non più
giovanissimi è tutto più difficile,
ti rendi conto che ci sono dei giovani che non
si stancano mai. Per noi invece non è proprio
così… McClane è un eroe masochista,
a volte sembra quasi che non sia importante per
lui risolvere il caso, l’importante è
che ci sia sangue e dolore. Capite che per un
cinquantenne non è semplice!”
Willis poi racconta che cerca di tenersi al passo
con i tempi, ricorda che qualche anno fa era impensabile
che tutti avessero un piccolo computer in tasca.
Ora ce l’ha anche lui che di tecnologia
non se ne intende tantissimo… ma ci prova!

Tra
una domanda e l’altra Willis si alza e va
a salutare Edoardo Costa, che nel film ha una
piccola parte. Al che i giornalisti si scusano
con l’attore italiano per non avergli mai
creduto quando raccontava della sua vita hollywoodiana
e delle sue amicizie nello star system. Fatto
questo, con grande disponibilità e professionalità,
Willis interrompe un dirigente italiano della
Fox che sta salutando tutti spiegando che il tempo
a disposizione è finito affermando “Sono
arrivato in ritardo quindi resto per qualche altra
domanda” Quale attore italiano
si comporterebbe così? Soddisfatti, i giornalisti
chiedono se è contento della sua carriera
e se gli manca qualcosa: “Sono molto
contento, a dicembre farò un film con Oliver
Stone e sento che ho fatto di tutto, thriller,
commedia, horror. Non sento che mi manca nulla.
Qualche tempo fa mi sentivo in declino, ma ora
so che il telefono continuerà a squillare
e mi proporranno altri film.”
Tornando a McClane, quanto di se stesso ha portato
nel personaggio? “C’è
molto di me in McClane, c’è molto
New Jersey! Ovviamente McClane è un personaggio,
in lui tutto è estremizzato. Credo che
con questo film abbiamo creato una mitologia McClane
e abbiamo descritto tutto quello che fa e che
è: ha un gran senso dell’onore,della
giustizia, ha una sana mancanza di rispetto per
l’autorità, se ha deciso di prenderti
non ti molla, ti sta addosso. Ah, soprattutto,
ama gli ascensori!”
Con l’ultima domanda viene chiesta un’impressione
politica al Willis cittadino americano, ma l’attore
non si apre. La storia di Die Hard mostra la fragilità
dell’america, fragilità che si è
fatta palese l’11 settembre 2001.
“Non mi interesso di politica. So
che quando io ero ragazzo si diceva che mai un
nero e una donna potranno essere presidenti. Ora
potrebbero essere o l’una o l’altro,
ma non mi interessa chi sarà eletto. Spero
solo che chi diventerà presidente faccia
qualcosa per il terrorismo, perché è
una piaga che ci sta distruggendo. Ci sono persone
cattive che fanno soffrire la gente, e qualcosa
va fatto.” Detto questo Bruce Willis
si alza e procede quasi minaccioso verso il fondo
della sala. Ma niente paura: il super duro sta
semplicemente stringendo la mano a tutti i presenti,
per ringraziarli di essere venuti. Eh già,
non è uno scherzo, l’ha fatto davvero!
Gabriella Aguzzi