Intervista a Jeffery Deaver

01/01/2008

In occasione del Roma-Fiction-Fest ed alla vigilia dell’uscita nelle librerie della nuova inchiesta dell’investigatore paraplegico Lincoln Rhyme e dei suoi collaboratori ne La bambola che dorme, ho avuto il piacere di riincontrare uno degli scrittori del miglior thriller contemporaneo, Jeffery Deaver.
Il grande scrittore americano è stato uno dei ospiti del convegno Fiction e letteratura che si è svolto presso la Casa del Cinema. In quest’occasione si è riflettuto sul come viene trattata la letteratura nella fiction tv italiana e straniera. Come sempre Jeffery ha spiazzato tutti affermando che per lui la letteratura e la fiction, ma anche il cinema, sono due mondi e linguaggi simili ma assolutamente paralleli. Quando un regista deve trasporre un romanzo sul piccolo o grande schermo è obbligato a tradire il testo al servizio della messinscena.
Quando si lavora per il cinema o la fiction tv bisogna concentrarsi sull’impianto visivo invece in letteratura bisogna concentrarsi su quello narrativo. Difatti ci sono scrittori di fama mondiale che sono dei pessimi sceneggiatori e viceversa proprio per il principio che la letteratura e la fiction o il cinema sono mondi totalmente diversi…
Ho incontrato l’acclamato scrittore americano molte volte e tutte le volte ho avuto la sensazione di ritrovare un vecchio compagno di strada; ambedue amiamo percorrere le lunghe e strette strade della paura e della suspence che è sempre un viaggio affascinante e misterioso…Leggendo i suoi romanzi adrenalitici ed algebrici, nel senso della struttura del plot preciso e matematicamente compatto, si ha la netta impressione d’intraprendere un lungo viaggio all’interno del subconscio onirico ed orrorifico di Jeffery, all’interno delle sue storie vi è anche una sottotraccia che affronta il lato oscuro del sogno americano se non la disgregazione del medesimo…
Jeffery Deaver è uno scrittore di genere del moderno thriller e nei suoi romanzi si può captare la vera essenza dell’America attraverso la lente distorta del genere poliziesco, meglio che all’interno di romanzi non di genere.
Ma Jeffery non è solo un ottimo giallista è anche un gran parlatore che legge e guarda i lavori dei suoi colleghi ed il che è una cosa molto rara. Quello che segue è l’intervista-chiacchierata che mi ha gentilmente concesso:

- Come nascono le vicende adrenaliniche con schemi aritmetici se non addirittura geometrici che riescono a tenere incollato dalla prima all’ultima pagina il lettore sorprendendolo continuamente?

Direi che l’aggettivo geometrico è molto, molto azzeccato, perché è proprio così che sono le mie storie, non riuscirei mai a scrivere le storie che scrivo se non facessi tutto un lavoro a monte, per cui prima di scrivere io per otto mesi preparo le scalette dei miei romanzi, strutturo i miei romanzi pagina per pagina, faccio dei grafici, addirittura uso dei poster, attacco dei poster alla lavagna, faccio insomma un lavoro molto lungo e solo al termine di questo lavoro mi metto fisicamente a scrivere, fino a quel momento ancora non scrivo niente.

- Quali sono le sue fonti d’ispirazione? Dove trova le idee e soprattutto come riesce a creare il pathos e le atmosfere dei suoi libri?

Me ne sto seduto in una stanza buia a cercare di capire quale è il modo migliore per fare paura al mio lettore, per spaventare il più possibile, anche in compagnia di un buon bicchiere di vino. È vero, nel senso che la maggior parte del tempo la trascorro a pensare al modo migliore per dare al lettore una storia quanto più emozionante è possibile. I miei libri non devono essere dei trattati, dei libri di testo, debbono essere delle montagne russe emotive, per cui per ogni idea che io metto nel libro ne ho scartate dieci.

- E di cosa ha paura?

Io credo di avere le paure che hanno un po’ più o meno tutti; però da scrittore il mio compito è quello di disancorarmi dalle mie paure, cioè di guardare le cose da un’ottica fredda e distaccata, come se io fossi il pilota di un aereo che deve condurlo indipendentemente dalle condizioni dei suoi passeggeri. Questa è la mia mentalità.

- Cosa pensa della trasposizione cinematografica del Collezionista d’ossa diretto da Philip Noyce ed interpretato da Denzel Washington? Non trova che il finale è un po’ troppo sbrigativo e rassicurante?

Be, devo dire che quando l’ho visto l’ho trovato un buon film. Certo è molto difficile trasporre cinquecento pagine di un libro in due ore di film; sicuramente alcune cose io le avrei fatte diversamente, ma d’altra parte se Philip Noyce avesse scritto un libro magari l’avrebbe scritto diversamente da come l’ho scritto io, perché film e libri sono due cose completamente diverse, che funzionano su piani diversi. Però devo dire che il vantaggio principale che questo film mi ha dato è stato il fatto di portarmi un sacco di lettori, di far leggere i miei libri a molta più gente.

- Quali sono stati i suoi modelli artistici e stilistici?

Direi che gli autori che mi hanno appassionato sono stati Thomas Harris de Il Silenzio degli innocenti, J. Fleming, Sir Conan Doyle, la stessa Agatha Christie, ma anche autori più letterari, non di genere, come S. Bellow e Traxter.
Direi che gli autori che ho detto prima sono quelli che mi stanno più a cuore per il tipo di storia, invece per lo stile nel genere J. Le Carrè è imbattibile, secondo me, perché è imbattibile nel mettere insieme le parole e trasmettere determinate emozioni che è anche l’obiettivo che mi sono proposto io, su un piano diverso. Invece per gli autori non di genere amo Annie Proulx, autrice americana che viene pubblicata da Il Saggiatore, che dal punto di vista stilistico è formidabile; Shipping news-Avviso ai naviganti è il romanzo che preferisco, da questo è stato tratto un film con Kevin Spacey, ma non è un romanzo di genere.

- Conosce qualche scrittore italiano? Ha letto Io Uccido di Giorgio Faletti e, se sì, cosa ne pensa?

Giorgio lo conosco bene, però purtroppo non ho letto il suo libro perché ancora non è stato tradotto in inglese; quelli che ho letto, perché sono tradotti, sono Camilleri, Lucarelli, Gianrico Carofiglio, Umberto Eco e naturalmente, Primo Levi, anche se non è un autore di genere, e Virgilio, perché ho studiato latino per quattro anni.

- Cosa le piace leggere e cosa rifiuta totalmente?

Ho cominciato a scrivere perché mi piaceva tantissimo leggere romanzi, poi ho cominciato a scrivere io stesso. Però c’è un problema quando scrivo, siccome poi praticamente scrivo sempre, perché scrivo almeno un romanzo all’anno, non posso permettermi di leggere altri romanzi perché io sono una spugna, assorbo tutto e rischio di portare nel mio lo stile di altri; cosa che io non voglio assolutamente fare, non posso fare; devo fare, quindi, grande attenzione per cui quando sto scrivendo, solitamente, le cose che leggo non sono narrative. Quello che non mi piace assolutamente leggere, non leggo, sono romanzi che non abbiano alcuna originalità e che semplicemente ripropongono degli stilemi, degli stereotipi.

- Cosa le piace vedere al cinema oppure in televisione?

Devo dire che negli Stati Uniti ultimamente abbiamo assistito e stiamo assistendo a una vera rinascita della televisione, soprattutto attraverso canali via cavo e H.B.O., che avete anche voi qua in Italia, ha fatto delle cose molto interessanti, una delle mie serie preferite sono i Soprano e il produrrore che ha fatto molti anni fa Saint Fields ha prodotto una serie molto irriverente che ricorda per certi versi Monty Pynton, anche se sono due cose diverse, perché mette alla berlina una serie di cose, di questioni sociali e politiche. Anche una serie ambientata nella Roma di Giulio Cesare è molto interessante, si chiama semplicemente Roma; mi è piaciuta poi quella serie che si chiama Le casalinghe disperate, che avete anche qui in Italia, la cosa buffa è che io ho vissuto per un certo periodo nella strada nella quale è ambientata la storia. Al cinema invece guardo un po’ di tutto, di solito non vado a vedere film di genere perché solitamente capisco sempre come vanno a finire e lo dico alla mia ragazza che si arrabbia con me, preferisco non andarci.

- Cosa ne pensa della situazione del cinema horror-thriller attuale? Trova che sia destabilizzante come quello degli anni ‘70?

C’è una tendenza a creare film che siano un po’ meno hollywoodiani attualmente, mi vengono in mente per esempio i film di Guy Rytchie che è molto famoso per essere il marito di Madonna; lui fa delle cose molto creative, però, per quanto fa riferimento alle scene horror, direi che è molto Free Cinema anni ’70. Un cinema stilisticamente sporco ma vivace e vitale. Per altro non mi è piaciuto molto. C’è stato un tentativo di distaccarsi un po’ da quella confusione gratuita di sangue che andava un po’ negli anni ‘70, cioè si tende a fare un’introspezione psicologica maggiore oggi nel cinema d’horror.

- Ama il cinema horror-thriller visionario e cinetico di Dario Argento? C’è qualche suo libro da cui vorrebbe che Argento traesse un film?

Si mi piacciono molto i suoi film. Credo che si sposi benissimo con il tipo di cinematografia di Dario Argento il termine visionario perché è cinema horror, che crea suspence, senza per forza cadere in scene gratuite di sangue e nel gore.
Mi piacerebbe sicuramente, fra i miei romanzi, che lui dirigesse Pietà per gli insonni perchè è un romanzo molto gotico, d’atmosfera gotica, il protagonista è un pazzo schizofrenico che fugge da un manicomio e poi non ti dico altro perché non mi piace raccontare le storie dei miei libri.

- Cosa pensa della serie tv CSI? Non trova che la polizia scientifica di CSI sia troppo perfetta e lo sviluppo delle varie vicende sia troppo sbrigativa e soprattutto il tutto è troppo patinato, pulitino ed un po’ troppo sbrigativo?

Con un certo imbarazzo, con molto imbarazzo, devo dire che non ho mai visto CSI, quindi non posso esprimere un giudizio critico sulla serie, quello che posso dirti è che sono molto contento del successo di CSI perché il suo successo significa anche un aumento di successo mio come autore visto che l’interesse crescente per il mondo delle investigazioni scientifiche porta più lettori a Lincoln Rhyme.

- Quali progetti ha in cantiere e soprattutto potrebbe anticipare i suoi progetti televisivi e cinematografici? Ci saranno Lincoln Rhyme ed Amelia Sachs?

Ho appena finito di scrivere un nuovo episodio di Rhyme che uscirà nel giugno del 2006, e intanto sto scrivendo un libro che non ha per protagonista Rhyme e che uscirà nel 2007 e nel frattempo sto già preparando la scaletta per il nuovo libro con Rhyme che uscirà nel 2008. come vedi sono impegnato, perché da quest’anno in poi praticamente farò un anno si e un anno no, un anno esce Rhyme e un anno esce un altro libro di un’altra serie nuova.
Nel frattempo però sto anche scrivendo un romanzo che sarà ambientato in Italia, non c’entra niente Rhyme, a cui mi sono accinto da circa otto mesi; ci vorrà un po’ di tempo, non uscirà presto questo romanzo.

- Ha tempo per vivere?

Non è che dorma molto…

Qui si ferma la mia chiacchierata con uno scrittore che ha rivoluzionato il Thriller-Crime rivoltandolo come un calzino. Nei suoi gialli, venati d’orrore molto sottile e vellutatamente elegante, vengono descritti in maniera perfetta lo stile e i cambiamenti degli Stati Uniti; in pratica il noir secondo Deaver non solo attanaglia il suo lettore ma lo fa anche riflettere sulle contraddizioni del mondo che lo circonda. Senza dubbio si può e si deve parlare di una nuova via del romanzo Thriller-Crime verso il sociale e la critica di costume.

Nella foto: Jeffery Deaver alla Sherlockiana, Libreria del Giallo

Ettore Calvello