
In
occasione del Roma-Fiction-Fest ed alla vigilia
dell’uscita nelle librerie della nuova inchiesta
dell’investigatore paraplegico Lincoln Rhyme
e dei suoi collaboratori ne La bambola
che dorme, ho avuto il piacere di riincontrare
uno degli scrittori del miglior thriller contemporaneo,
Jeffery Deaver.
Il grande scrittore americano è stato uno
dei ospiti del convegno Fiction e letteratura che si è svolto presso la Casa
del Cinema. In quest’occasione
si è riflettuto sul come viene trattata
la letteratura nella fiction tv italiana e straniera.
Come sempre Jeffery ha spiazzato tutti affermando
che per lui la letteratura e la fiction, ma anche
il cinema, sono due mondi e linguaggi simili ma
assolutamente paralleli. Quando un regista deve
trasporre un romanzo sul piccolo o grande schermo
è obbligato a tradire il testo al servizio
della messinscena.
Quando si lavora per il cinema o la fiction tv
bisogna concentrarsi sull’impianto visivo
invece in letteratura bisogna concentrarsi su
quello narrativo. Difatti ci sono scrittori di
fama mondiale che sono dei pessimi sceneggiatori
e viceversa proprio per il principio che la letteratura
e la fiction o il cinema sono mondi totalmente
diversi…
Ho incontrato l’acclamato scrittore americano
molte volte e tutte le volte ho avuto la sensazione
di ritrovare un vecchio compagno di strada; ambedue
amiamo percorrere le lunghe e strette strade della
paura e della suspence che è sempre un
viaggio affascinante e misterioso…Leggendo
i suoi romanzi adrenalitici ed algebrici, nel
senso della struttura del plot preciso e matematicamente
compatto, si ha la netta impressione d’intraprendere
un lungo viaggio all’interno del subconscio
onirico ed orrorifico di Jeffery, all’interno
delle sue storie vi è anche una sottotraccia
che affronta il lato oscuro del sogno americano
se non la disgregazione del medesimo…
Jeffery Deaver è uno scrittore di genere
del moderno thriller e nei suoi romanzi si può
captare la vera essenza dell’America attraverso
la lente distorta del genere poliziesco, meglio
che all’interno di romanzi non di genere.
Ma Jeffery non è solo un ottimo giallista
è anche un gran parlatore che legge e guarda
i lavori dei suoi colleghi ed il che è
una cosa molto rara. Quello che segue è
l’intervista-chiacchierata che mi ha gentilmente
concesso:
- Come nascono
le vicende adrenaliniche con schemi aritmetici
se non addirittura geometrici che riescono a tenere
incollato dalla prima all’ultima pagina
il lettore sorprendendolo continuamente?
Direi che l’aggettivo
geometrico è molto, molto azzeccato, perché
è proprio così che sono le mie storie,
non riuscirei mai a scrivere le storie che scrivo
se non facessi tutto un lavoro a monte, per cui
prima di scrivere io per otto mesi preparo le
scalette dei miei romanzi, strutturo i miei romanzi
pagina per pagina, faccio dei grafici, addirittura
uso dei poster, attacco dei poster alla lavagna,
faccio insomma un lavoro molto lungo e solo al
termine di questo lavoro mi metto fisicamente
a scrivere, fino a quel momento ancora non scrivo
niente.
- Quali sono
le sue fonti d’ispirazione? Dove trova le
idee e soprattutto come riesce a creare il pathos
e le atmosfere dei suoi libri?
Me ne sto seduto
in una stanza buia a cercare di capire quale è
il modo migliore per fare paura al mio lettore,
per spaventare il più possibile, anche
in compagnia di un buon bicchiere di vino. È
vero, nel senso che la maggior parte del tempo
la trascorro a pensare al modo migliore per dare
al lettore una storia quanto più emozionante
è possibile. I miei libri non devono essere
dei trattati, dei libri di testo, debbono essere
delle montagne russe emotive, per cui per ogni
idea che io metto nel libro ne ho scartate dieci.
- E di cosa
ha paura?
Io credo di
avere le paure che hanno un po’ più
o meno tutti; però da scrittore il mio
compito è quello di disancorarmi dalle
mie paure, cioè di guardare le cose da
un’ottica fredda e distaccata, come se io
fossi il pilota di un aereo che deve condurlo
indipendentemente dalle condizioni dei suoi passeggeri.
Questa è la mia mentalità.
- Cosa pensa
della trasposizione cinematografica del Collezionista
d’ossa diretto da Philip Noyce
ed interpretato da Denzel Washington? Non trova
che il finale è un po’ troppo sbrigativo
e rassicurante?
Be, devo dire
che quando l’ho visto l’ho trovato
un buon film. Certo è molto difficile trasporre
cinquecento pagine di un libro in due ore di film;
sicuramente alcune cose io le avrei fatte diversamente,
ma d’altra parte se Philip Noyce avesse
scritto un libro magari l’avrebbe scritto
diversamente da come l’ho scritto io, perché
film e libri sono due cose completamente diverse,
che funzionano su piani diversi. Però devo
dire che il vantaggio principale che questo film
mi ha dato è stato il fatto di portarmi
un sacco di lettori, di far leggere i miei libri
a molta più gente.
- Quali sono
stati i suoi modelli artistici e stilistici?
Direi che gli
autori che mi hanno appassionato sono stati Thomas
Harris de Il Silenzio degli innocenti,
J. Fleming, Sir Conan Doyle, la stessa Agatha
Christie, ma anche autori più letterari,
non di genere, come S. Bellow e Traxter.
Direi che gli autori che ho detto prima sono quelli
che mi stanno più a cuore per il tipo di
storia, invece per lo stile nel genere J. Le Carrè
è imbattibile, secondo me, perché
è imbattibile nel mettere insieme le parole
e trasmettere determinate emozioni che è
anche l’obiettivo che mi sono proposto io,
su un piano diverso. Invece per gli autori non
di genere amo Annie Proulx, autrice americana
che viene pubblicata da Il Saggiatore,
che dal punto di vista stilistico è formidabile;
Shipping news-Avviso ai naviganti è
il romanzo che preferisco, da questo è
stato tratto un film con Kevin Spacey, ma non
è un romanzo di genere.
- Conosce qualche
scrittore italiano? Ha letto Io Uccido di Giorgio Faletti e, se sì, cosa ne pensa?
Giorgio lo conosco
bene, però purtroppo non ho letto il suo
libro perché ancora non è stato
tradotto in inglese; quelli che ho letto, perché
sono tradotti, sono Camilleri, Lucarelli, Gianrico
Carofiglio, Umberto Eco e naturalmente, Primo
Levi, anche se non è un autore di genere,
e Virgilio, perché ho studiato latino per
quattro anni.
- Cosa le piace
leggere e cosa rifiuta totalmente?
Ho cominciato
a scrivere perché mi piaceva tantissimo
leggere romanzi, poi ho cominciato a scrivere
io stesso. Però c’è un problema
quando scrivo, siccome poi praticamente scrivo
sempre, perché scrivo almeno un romanzo
all’anno, non posso permettermi di leggere
altri romanzi perché io sono una spugna,
assorbo tutto e rischio di portare nel mio lo
stile di altri; cosa che io non voglio assolutamente
fare, non posso fare; devo fare, quindi, grande
attenzione per cui quando sto scrivendo, solitamente,
le cose che leggo non sono narrative. Quello che
non mi piace assolutamente leggere, non leggo,
sono romanzi che non abbiano alcuna originalità
e che semplicemente ripropongono degli stilemi,
degli stereotipi.
- Cosa le piace
vedere al cinema oppure in televisione?
Devo dire che
negli Stati Uniti ultimamente abbiamo assistito
e stiamo assistendo a una vera rinascita della
televisione, soprattutto attraverso canali via
cavo e H.B.O., che avete anche voi qua in Italia,
ha fatto delle cose molto interessanti, una delle
mie serie preferite sono i Soprano e il produrrore
che ha fatto molti anni fa Saint Fields ha prodotto
una serie molto irriverente che ricorda per certi
versi Monty Pynton, anche se sono due cose diverse,
perché mette alla berlina una serie di
cose, di questioni sociali e politiche. Anche
una serie ambientata nella Roma di Giulio Cesare
è molto interessante, si chiama semplicemente
Roma; mi è piaciuta poi quella serie che
si chiama Le casalinghe disperate, che avete anche
qui in Italia, la cosa buffa è che io ho
vissuto per un certo periodo nella strada nella
quale è ambientata la storia. Al cinema
invece guardo un po’ di tutto, di solito
non vado a vedere film di genere perché
solitamente capisco sempre come vanno a finire
e lo dico alla mia ragazza che si arrabbia con
me, preferisco non andarci.
- Cosa ne pensa
della situazione del cinema horror-thriller attuale?
Trova che sia destabilizzante come quello degli
anni ‘70?
C’è
una tendenza a creare film che siano un po’
meno hollywoodiani attualmente, mi vengono in
mente per esempio i film di Guy Rytchie che è
molto famoso per essere il marito di Madonna;
lui fa delle cose molto creative, però,
per quanto fa riferimento alle scene horror, direi
che è molto Free Cinema anni ’70.
Un cinema stilisticamente sporco ma vivace e vitale.
Per altro non mi è piaciuto molto. C’è
stato un tentativo di distaccarsi un po’
da quella confusione gratuita di sangue che andava
un po’ negli anni ‘70, cioè
si tende a fare un’introspezione psicologica
maggiore oggi nel cinema d’horror.
- Ama il cinema
horror-thriller visionario e cinetico di Dario
Argento? C’è qualche suo libro da
cui vorrebbe che Argento traesse un film?
Si mi piacciono
molto i suoi film. Credo che si sposi benissimo
con il tipo di cinematografia di Dario Argento
il termine visionario perché è cinema
horror, che crea suspence, senza per forza cadere
in scene gratuite di sangue e nel gore.
Mi piacerebbe sicuramente, fra i miei romanzi,
che lui dirigesse Pietà per gli insonni
perchè è un romanzo molto gotico,
d’atmosfera gotica, il protagonista è
un pazzo schizofrenico che fugge da un manicomio
e poi non ti dico altro perché non mi piace
raccontare le storie dei miei libri.
- Cosa pensa
della serie tv CSI? Non trova che la polizia scientifica
di CSI sia troppo perfetta e lo sviluppo delle
varie vicende sia troppo sbrigativa e soprattutto
il tutto è troppo patinato, pulitino ed
un po’ troppo sbrigativo?
Con un certo
imbarazzo, con molto imbarazzo, devo dire che
non ho mai visto CSI, quindi non posso esprimere
un giudizio critico sulla serie, quello che posso
dirti è che sono molto contento del successo
di CSI perché il suo successo significa
anche un aumento di successo mio come autore visto
che l’interesse crescente per il mondo delle
investigazioni scientifiche porta più lettori
a Lincoln Rhyme.
- Quali progetti
ha in cantiere e soprattutto potrebbe anticipare
i suoi progetti televisivi e cinematografici?
Ci saranno Lincoln Rhyme ed Amelia Sachs?
Ho appena finito
di scrivere un nuovo episodio di Rhyme che uscirà
nel giugno del 2006, e intanto sto scrivendo un
libro che non ha per protagonista Rhyme e che
uscirà nel 2007 e nel frattempo sto già
preparando la scaletta per il nuovo libro con
Rhyme che uscirà nel 2008. come vedi sono
impegnato, perché da quest’anno in
poi praticamente farò un anno si e un anno
no, un anno esce Rhyme e un anno esce un altro
libro di un’altra serie nuova.
Nel frattempo però sto anche scrivendo
un romanzo che sarà ambientato in Italia,
non c’entra niente Rhyme, a cui mi sono
accinto da circa otto mesi; ci vorrà un
po’ di tempo, non uscirà presto questo
romanzo.
- Ha tempo per
vivere?
Non è
che dorma molto…
Qui si ferma
la mia chiacchierata con uno scrittore che ha
rivoluzionato il Thriller-Crime rivoltandolo come
un calzino. Nei suoi gialli, venati d’orrore
molto sottile e vellutatamente elegante, vengono
descritti in maniera perfetta lo stile e i cambiamenti
degli Stati Uniti; in pratica il noir secondo
Deaver non solo attanaglia il suo lettore ma lo
fa anche riflettere sulle contraddizioni del mondo
che lo circonda. Senza dubbio si può e
si deve parlare di una nuova via del romanzo Thriller-Crime
verso il sociale e la critica di costume.
Nella foto: Jeffery Deaver alla Sherlockiana,
Libreria del Giallo