
Ben vengano registi come
Sergio Rubini che ci salvano dall’invasione
di film “carini” e risollevano il
panorama del Cinema Italiano! Vedendo “Colpo
d’occhio” viene alla mente “Gli
Insospettabili” di Mankiewicz, per il gioco
mortale che si instaura tra i personaggi, dettato
dalla gelosia e dal desiderio di rivalsa. Ma i
motivi ispiratori di Rubini sono soprattutto letterari
e l’attore regista preferisce evitare di
pensare ad altri film quando è dietro la
macchina da presa. Per non correre il rischio,
dice, di fare come il giovane scultore interpretato
da Scamarcio, che crea un’opera d’arte
rubando l’idea ad un amico “Così
sono partito da riferimenti letterari, come l’indagine
psicologica della poetica dostoevskiana. Il nostro
orizzonte è cinico, nichilista, ed è
per questo che Adrian si perde. Sono essenzialmente
un lettore e la letteratura in qualche modo mi
aiuta.” Di matrice letteraria è perfino
la scelta dei nomi. “Per il nome di Adrian
ho pensato a Thomas Mann e poi mi piaceva che
vi fosse un nome esotico. Ma Adrian è anche
l’anagramma di Andria che è la città
di Scamarcio. Nulla è casuale di quello
che si inserisce in un film. Mi piaceva che la
donna si chiamasse Gloria, per come Adrian la
invoca alla fine nelle rovine del teatro deserto.
E che il critico che interpreto avesse soltanto
un cognome, il Lulli”.
Adrian e il Lulli si rimandano
così in un gioco di doppi, riflettendo
ognuno le meschinità dell’altro,
invasi dall’ossessione, uno preda dell’ambizione,
che finisce col credere in quello che gli è
più facile e conveniente credere, l’altro
mefistofelico burattinaio di una sofisticata vendetta.
Il potente critico d’arte conduce così
al successo il rivale artista per lasciarlo cadere
quando più gli fa gioco, facendo leva sulle
sue debolezze. E lo spettatore non è mai
a suo agio, avvertendo una sorta di smarrimento
in ogni dettaglio, domandandosi dove condurrà
questa partita a scacchi iniziata in sordina “Mi
stava a cuore raccontare il conflitto psicologico
tra le due figure. Il critico è la razionalità
e l’artista l’istintività,
ma Lulli è l’ombra di Adrian e Adrian
l’ombra di Lulli. Nell’ambiente descritto
il critico può modificare la vita di un
artista in una notte e su un’ambizione smodata
l’effetto è devastante. Adrian è
drogato di successo e il gioco perfido di Lulli
è lasciarglielo assaporare. La bramosia
si scatena nel momento in cui lo perde: è
lì che si impazzisce e salta ogni morale”
C’è un po’
di Scamarcio nel personaggio di Adrian, essendo
il protagonista un artista e parlando il film
di successo e di cosa si sia pronti a sacrificarvi?
L’attore, al quale Rubini ha indicato la
strada del noir e che sarebbe davvero perfetto
in ruoli alla Delon dei film di Melville, trova
più di un punto in comune con il suo personaggio.
“Come artista ho sempre pensato di trovare
qualcuno su cui fare affidamento e un luogo in
cui sentirmi protetto. Tutti noi mettiamo in gioco
una parte della nostra personalità e in
tutti noi c’è una base di violenza,
c’è l’ambizione di riuscire
e raggiungere il successo e in questa ricerca
ci si può anche perdere. A volte questo
mestiere mi costringe a stare lontano dagli affetti,
c’è in me questo conflitto, ma ho
sempre scelto la vita rispetto al lavoro”.
Nella foto di Gabriella
Aguzzi: Sergio Rubini, Vittoria Puccini e Riccardo
Scamarcio alla presentazione del film.