
Scrittore,
poeta, biker, detective: Daniele G. Genova è un artista polivalente, tra l’altro,
intimo fratello di sangue (e scrittura) del mitico
“Conte” del noir investigativo Andrea
G. Pinketts. Dell’istrionico
Daniele, recentemente è “uscita”
(Casa Editrice Aliberti) una sua fatica letteraria
(giallo avvincente - ndr) “dedicata”
(indirettamente) al Festival di Sanremo. Quattro
chiacchiere col “Vate” Genova sembrano
quindi decisamente attuali.
Hai scritto l’emblematico “Hanno
Ucciso Lucio Dalla”, romanzo “ispirato”
alla kermesse canora sanremese. Cosa pensi della
manifestazione – internazionalpopolare-
?
<Del Festival, penso quello che è: un’ottima
vetrina per pompare le vendite discografiche e
tutto l’indotto turistico pubblicitario
e quant’altro. Purtroppo il business ha
fagocitato la qualità musicale. Non mi
pare infatti che cantanti e autori, salvo qualche
rara eccezione, si spremano molto. Ma forse è
giusto così. In fondo, Sanremo ha sempre
riflesso la nostra italietta meglio di qualsiasi
altra manifestazione>.
Cosa bolle nella tua pentola editoriale?
<Nella mia pentola, come la chiami tu, bolle
qualcosa che vorrei fosse una parabola esistenziale
che va dalla Liguria alla mia terra madre: la
Sicilia>.
Nel tuo romanzo “piazzi” Lucio
Dalla alla direzione artistica del Festival. E’
forse un suggerimento?
<Magari diventasse un vero input per gli organizzatori.
Magari lo prendessero sul serio. Lucio Dalla è
un grande professionista, senz’altro più
adatto a selezionare gli artisti di chiunque altro.
E poi, credo che noi italiani, amanti della buona
musica, qualcosa gli dovremmo. Una sorta di Oscar
alla carriera, insomma>.
Ma perché Dalla e non Toto Cutugno?
<Non sapevo che Toto Cutugno fosse anche un
cantante. Battute a parte, Cutugno è sicuramente
una persona di grande talento, ma Lucio è
Lucio>.
Chissà che ne pensano in merito
Pippo Baudo, Fiorello e Paolo Bonolis?
<Mi piacerebbe saperlo, perché non li
intervisti e poi mi dici? Comunque sia, credo
che loro siano troppo occupati a conteggiare gli
ascolti. Certo sono tre professionisti ineccepibili,
ma hai sentito la media delle canzoni degli ultimi
tre anni? E comunque sia, se vogliamo prendere
in considerazione Baudo e Bonolis, il primo non
ha eguagliato il secondo>.
Mai pensato di partecipare al Festival?
<E certo che non parteciperei, se non come
autore. Il povero Sanremo, di “stonati”
ne ha da vendere>.
Libero Corti, il protagonista di alcune
tue storie starebbe bene in una fiction televisiva.
Non trovi?
<Libero sarebbe senz’altro adatto alla
Tv e meglio ancora al cinema, ma occorrerebbe
che qualcuno se ne accorgesse. Ma lui, forse,
è come una bella canzone… basta molto
meno per fare audience>.
Chi è realmente Daniele G. Genova?
<Uno che ha fatto un giretto all’inferno
ed è tornato per raccontarlo, a chi ha
buone orecchie>.
Quando uscirà una tua nuova raccolta
poetica?
<Nel breve periodo penso proprio non uscirà
nulla. Ma la poesia è sempre più
viva dentro di me. Chi vuol capire, capisca>.
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
<Ho un sogno molto semplice: un leggero, ma
significativo, rialzo dello stato di coscienza
degli uomini. Mi pare che in generale, rispetto
a un ideale cammino evolutivo della razza umana,
siamo un po’ indietro>.