Venezia70: il ritorno dell’Italia in cima al red carpet

09/09/2013

Durante la serata conclusiva di Venezia 2013 presentata da un’emozionata ma caparbia Eva Riccobono, a suo agio fra premi da smistare e una erre moscia da accentuare per darsi un certo tono affascinante, la giuria di “qualità” presieduta da Bernardo Bertolucci, a cui forse è stata decretata la standing ovation più consistente, ha distribuito i soliti premi sorprendentemente di facciata, scegliendo prodotti di qualità snobbati da giornalisti e pubblico, suddividendo equamente riconoscimenti per non scontentare nessuno ma, nell’incredulità generale, ha finito col consegnare l’ambito Leone d’oro a un film italiano, il documentario “Sacro Gra”, così come non succedeva dal 1998 con “Così ridevano” di Gianni Amelio. Particolare è stata proprio questa decisione, ossia quella di premiare un documentario sulla vita ai confini del Grande Raccordo Anulare, sorta di superstrada che cinge l’intera circolazione della capitale romana, e che rappresenta un genere tanto bistrattato ma che incarna alla perfezione quel sentimento di verità e attaccamento alla realtà che tante, troppe volte, i lungometraggi vengono accusati di non  rispettare. Nella categoria “Orizzonti” è stato premiato “Eastern Boys” di Robin Campillo, che in puro spirito politically correct ha dedicato il premio “a tutti gli immigrati che attraversano le frontiere”:  scontato il suo discorso di ringraziamento. L’opera prima-premio Luigi De Laurentis se lo aggiudica il film di Noaz Deshe “White Shadows” e prodotto dallo stesso Noaz Deshe, Ginevra Elkann, Francesco Melzi d’Eril e dall’attore americano Ryan Gosling. Il premio speciale della giuria è andato con l’approvazione del pubblico in sala, al film tedesco “DIe Frau des Polizisten” sulla violenza domestica mentre per la miglior sceneggiatura è stato premiato “Philomena” di Stephen Frears (Steve Coogan e Jeff Pope). Il premio Mastroianni va all’attore emergente Ty Sheridan per la sua interpretazione in “Joe”, in grado di non sfigurare al fianco di Nicolas Cage. La Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile è andata a Elena Cotta, protagonista saggia di “Via Castellana Bandiera” di Emma Dante mentre quella per l’interpretazione maschile è andata all’attore greco Themis Panou per il film “Miss Violence”, pellicola che si è aggiudicata anche il Leone d’argento per la miglior regia con Alexandros Avranas. Il Gran Premio della Giuria è andato infine a “Stray Dogs” di Tsai Ming-Liang. In generale è stata una kermesse che forse è passata un po’ inosservata per la pochezza dei grandi nomi ridondanti accorsi in vetrina ma che comunque si è fatta apprezzare per scelte coraggiose e anticonformiste: un modo poco glamour ma sicuramente elegante per festeggiare un anniversario così importante.

Alessandro Orecchio