Zoe

02/11/2009

Ci sono film che sono dei gioielli invisibili, ma che grazie all’esistenza di festival, seppur piccoli, riescono a farsi notare. Sto parlando di Zoe di Giuseppe Varlotta e del Terra di Siena Film-Festival fondato e diretto da Maria Pia Corbelli. A Zoe, opera prima di Giuseppe Varlotta, è andato il premio della critica della XIII edizione del Terra di Siena Film Festival. Zoe è una favola poetica sempre in bilico  fra tragedia e romanzo di formazione che ricorda vagamente il capolavoro di Roberto Benigni La vita è bella, anche se con le dovute differenze stilistiche e narrative…Purtroppo Zoe non ha ancora una distribuzione e ciò è abbastanza inquietante e vergognoso. I nostri distributori dovrebbero sapere che c’è anche un pubblico del cinema italiano che non vuole soltanto commedie romantiche giovanilistiche un po’ mielose e paratelevisive oppure film d’autore, ma che apprezza anche un cinema un po’ di nicchia magari imperfetto ma con un’anima, con un cuore pulsante. Zoe non è perfetto e non pretende di esserlo, ci vuole raccontare l’orrore e l’idiozia della guerra attraverso lo sguardo della piccola Zoe che si mette alla ricerca del padre dopo che i tedeschi avevano seminato il terrore e la morte nel suo villaggio …Il padre della piccola è un noto capo “partigiano” attivo nei boschi piemontesi; la bambina lungo il viaggio s’imbatte in vari personaggi, fra i quali Luigi, un soldato stufo di combattere; l’uomo viene convinto dalla bambina ad aiutarla nella ricerca del padre e da quel momento ha inizio un viaggio nel paese delle non meraviglie attraverso l’orrore e la follia della guerra. Il pregio del film di Varlotta è quello di riuscire a raccontare la guerra attraverso gli occhi della piccola protagonista con poesia senza mai cadere nel patetico o in facili effetti emotivi. Il regista relega fuori scena la violenza privilegiando il rapporto fra Zoe ed il soldatino che ha il volto di un convincente Francesco Baccini al suo debutto come attore… Ottimo il resto del cast che comprende fra gli altri un’intensa Serena Grandi, lontana anni luce dai ruoli sexy anni ’80, che dimostra d’essere un’interprete estremamente interessante; un sempre convincente Bebo Storti in un ruolo assolutamente detestabile ed in un ruolo cameo il geniale scrittore di gialli, Andrea G. Pinketts. Avvolgenti e magnetiche le musiche di Daniele Ferretti…Insomma speriamo di poter veder presto nelle nostre sale cinematografiche questo piccolo gioiello del vulcanico e geniale Giuseppe Varlotta poiché lo merita.

Ettore Calvello