Se adesso Lucio e un Angelo - Memorie di un fan

04/03/2012

Il mio cuore si è rotto (…), si è rotto quel bellissimo orologio, ti ricordi?
Lucio Dalla cantava queste parole una trentina d’anni fa, nella canzone  1983, anno nel quale venne premiato dai lettori di “Tv Sorrisi e Canzoni” come miglior cantante maschile. Parole che oggi mettono un brivido lungo la schiena e lasciano l’amaro in bocca.
Lucio Dalla era prima di ogni altra cosa un “personaggio” che ha saputo con un geniale eclettismo costruirsi una fama popolare, mettendo le basi per un genere musicale e poetico che era suo e sempre lo sarà.
Non ha quasi mai avuto periodi di inattività, ma ha sempre cercato, con la  curiosità che sempre lo ha contraddistinto, di essere innovativo, spaziando anche in altre attività collaterali: clarinettista, attore, compositore per il cinema e per la lirica, docente universitario a Urbino, direttore creativo di My-Tv.
La sua carriera può essere rivista per “fasi”: una prima fase “popolare” quella dei primi Sanremo con gli autori Bardotti e Baldazzi, poi un periodo di ricerca sperimentale con gli album Il giorno aveva cinque teste, Anidride solforosa e Automobili, una ricerca soprattutto jazzistica che si avvaleva dei testi “colti” del poeta bolognese Roberto Roversi, fino alla fase più interessante e definitiva per la sua consacrazione, nota a tutti, quella in cui è nato il Lucio Dalla entrato nell’ immaginario collettivo: il nano peloso, geniale e un po’ comico, un po’ orso ma di gran cuore, col clarinetto in mano, gli occhialini, e una sfilza di copricapi diversi nel corso degli anni, fino al parrucchino “dichiarato”, una specie di cappello di capelli, se vogliamo. Un Lucio Dalla, diventato, nel frattempo, autore unico dei suoi testi  che insieme ai suoi più affezionati musicisti, gli Stadio,  crea un sound molto peculiare, un jazz-rock quasi da cantina, dove venivano messi in risalto il basso, la batteria e i più moderni effetti e strumenti elettronici. L’inizio di questa svolta è datato ’78-‘79 con il tour Banana Republic, dopo il quale è un susseguirsi di evergreen: L’anno che verrà, Anna e Marco, L’ultima luna, Cara, Futura, Balla balla ballerino. Nello stesso periodo Dalla comincia ad affinare le sue acute doti di talent-scout e fa da padrino a molti esordienti come Renzo Zenobi, Ron, i già citati Stadio, che celebrano proprio quest’anno il loro trentennale di carriera, Luca Carboni; un’abitudine che continuerà a mantenere negli anni più recenti con Samuele Bersani, Angela Baraldi, fino ai giorni nostri con Pierdavide Carone.
Dopo due dischi pretenziosi e poco compresi, nonostante le cifre di vendita mai troppo deludenti (1983 e Viaggi organizzati), Dalla ritorna più che mai a essere comunicativo e diventa una vera e propria star internazionale con Se fossi un angelo, Caruso e Attenti al lupo, nonché grazie al tour Dalla-Morandi che ripete, sia per successo che per concezione, quello di dieci anni prima, con De Gregori.
Il suo stile è cambiato ancora, si è evoluto, Lucio Dalla rinuncia agli Stadio, che hanno acquisito una inequivocabile autonomia come band, e ricorre a sonorità liquide, raffinate, meno calde, anche un po’ classiche, potenziate dall’uso più enfatico dell’elettronica, ma le tematiche dei suoi testi sono rimaste sempre le stesse: negli anni ‘70 è più attento ai temi quali la povertà e l’emarginazione (Piazza Grande, Un’auto targata TO, Il cucciolo Alfredo) o a una efficace e curiosa ritrattistica femminile (Anna bellanna, Sylvie, La casa in riva al mare) poi dagli ’80 fino ai giorni nostri preferisce l’incomunicabilità, il ruolo del futuro, della tecnologia, del consumismo, delle guerre, il rapporto fra generazioni diverse o la fede. Il suo stile letterario è anch’esso unico, caratterizzato sia da grandi parole d’amore, lirismo, sia da immagini concrete, plastiche, sgradevoli e spesso fuori luogo quanto succedeva nel verismo. In tal senso, oso considerare il disco Com’è profondo il mare,  contestato dalla stampa di sinistra, accusato di essersi venduto al sistema, una discreta opera di verismo letterario, per il gusto nel raccontare bozzetti di vita comune.
Ciò che ha sempre fatto da collante è, naturalmente l’ironia e  due tematiche a cui Lucio sembrava essere particolarmente legato, non si sa se per motivi autobiografici o altro: la prostituzione e la solitudine, due concetti che sembrano essere intrecciati e rincorrersi. Spesso Dalla ha parlato esplicitamente di puttane, sia in termini erotici o ironici, sia in termini di denuncia sociale (anche nell’ultima prova sanremese, Nanì),  senza mai assumere toni di condanna o di riprovazione, così come la solitudine emergeva in diversi titoli (canzoni agrodolci, come  Solo, Soli io e te, Born to be alone). Un brano non sempre ricordato, ma diventato una chicca tra i fan è indubbiamente Disperato, erotico stomp ,simbolo della libertà di linguaggio, un ritratto quotidiano dolce-amaro di un tizio abbandonato da una donna emancipata, che cerca conforto, appunto, in una puttana “ottimista e di sinistra”, della quale esalta solo le doti intellettuali, ma poi risolve i suoi problemi sessuali in solitaria.
Un divertente, provocatorio ritratto della società di fine anni Settanta, in cui, tra le righe, leggiamo un maschio che non si trova a suo agio nell’ accettare i cambiamenti di ruolo.
Accanto alle puttane c’erano gli angeli, il cielo,le nuvole, le stelle e soprattutto il mare,la grande passione di Dalla, che lo faceva sentire un  uomo del Sud, immagini naturali descritte con somma poesia.
Caro Lucio, cantavi “se fossi un angelo”, ora ci sei….sei lassù con gli altri che ci guardi, “fumando una marlboro al dolce fresco delle siepi”. Voglio ricordarti così. Un saluto da una persona che apprezza da sempre la tua musica.

Carlo Lock