Mariangela, dama delle favole

11/01/2013

Negli anni '70 ero davvero piccola e al cinema ci andavo coi miei genitori per vedere i film della Disney, poi quando arrivò il divieto di fumare nelle sale, visto che mio padre era allora fumatore incallito, smettemmo di andare al cinema e i film me li vedevo in televisione, con qualche anno di ritardo.
Venni incantata dalla bellezza e dalla bravura di Mariangela Melato nei pomeriggi estivi romani,  quando in TV, per fortuna già a colori, passavano storie come: "Mimì Metallurgico...", "Film d'amore e d'anarchia...", "Travolti da un insolito destino...", "Casotto".
Quella donna per me era bellissima, più della Fenech e della Bouchet messe assieme. Mariangela Melato (nella foto del 1988 di Pino Settanni) era una specie di fata che in più faceva ridere e commuovere, con i suoi grandi occhi chiari e i capelli che cambiavano colore e quella voce così strana. Insomma per me, allora ragazzina, "la Melato" era simpatica come Sandra Mondaini, Loretta Goggi, Raffaella Carrà, Monica Vitti, magica e magnetica come loro e mi rendevo già conto che doveva essere molto speciale.
Speciale lo è stata veramente come tutti quelli che hanno qualcosa da dire e da dare in mille modi diversi eppure mantenendo sempre un tratto unico e inequivocabile.
Una delle poche stelle che ha fatto parlare di sé più per quello che faceva in teatro o sullo schermo che nel suo privato. Tanto erano spregiudicati i suoi personaggi quanto lei era riservata nelle interviste e nelle apparizioni "a titolo personale".
Col tempo ho capito cosa fosse quella magia speciale della Melato: era una signora, una dama delle favole che con la sua "vociaccia", come spesso lei stessa la definiva, sapeva evocare la libertà delle donne, in tutte le sue forme.
Ancora oggi voglio pensarla come una fata e credo che davanti a uno dei suoi film che spero verranno trasmessi in TV nei prossimi giorni, mi sentirò di nuovo una bambina annoiata alla quale Mariangela Melato racconterà una storia d'amore o d'anarchia.

Katia Ceccarelli