Buon riposo Signor MÓrquez

18/04/2014

La morte Le ha tolto il dolore di una malattia che veste di un abito sconcio, che rende ogni cosa piccola e triste, che rimpicciolisce la scatola che contiene ognuno di noi.
Ricordare ogni suo libro o testo mi sembra scontato e poca roba. Saremo tutti giudicati da qualcuno e accompagnati nel posto che abbiamo sempre sognato, ci rivedremo, ci riabbracceremo, ci ameremo ancora. E non sapere in che modo rende, in fondo, tutto più accettabile meno incomprensibile. Ma stia sereno, la morte arriva solo con la dimenticanza e quindi Lei è ancora qui tra noi.
Se questa vita fosse un posto giusto, come ha scritto Lei, ogni uomo guarderebbe un altro uomo dall’alto solo per aiutarlo ad alzarsi.
La felicità, lo ha scritto Lei, forse è sulla cima di una montagna ma non la si trova scalandola bensì in come la si sale e con chi la si sale.
Gabriel José de la Concordia García Márquez, soprannominato Gabo (Aracataca, 6 marzo 1927 Città del Messico, 17 aprile 2014), è stato uno scrittore e giornalista colombiano. La sua notorietà si deve principalmente all'attività di scrittore, tanto da essere considerato il maggior esponente del cosiddetto realismo magico in narrativa.
La sua scrittura è sempre scorrevole, ricchissima, immaginifica e costantemente pervasa di una amara ironia; i suoi romanzi sono complessi e sospesi fra realtà e fantasia, fra storia e magia. Il suo romanzo più famoso, "Cent'anni di solitudine", è considerato l'opera in lingua spagnola più importante mai scritta, preceduta solo da Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes. Narra le vicende della famiglia Buendía a Macondo attraverso diverse generazioni: complesso e ricco di riferimenti e allusioni alla storia e alla cultura popolare sudamericana, viene considerato  la massima espressione del cosiddetto realismo magico (realtà e magia si fondono sino a sembrare imprescindibili). Nel 1973 abbandona temporaneamente, per circa due anni, la letteratura per dedicarsi al giornalismo sul campo, come segno di protesta per il colpo di stato cileno del generale Augusto Pinochet, che porta alla morte del presidente Salvador Allende.
Tra gli anni settanta e ottanta pubblica numerosi altri romanzi e saggi, fra i quali spiccano: "L'autunno del patriarca", "Cronaca di una morte annunciata" e "L'amore ai tempi del colera" che ottengono un grande successo di pubblico in tutto il mondo e dai quali sono state tratte omonime versioni cinematografiche.
Nel 1982 viene insignito del Premio Nobel per la letteratura.
Qualcuno a proposito della sua morte ha scritto “che i giganti non muoiono mai” ma anche i giganti, scomodi, ingombranti, difficili da ospitare nel cuore e nella mente, devono riposare. A me “Cent’anni di solitudine” ha registrato, quasi fossero un orologio, gli occhi; ha orientato la mente verso il cuore; ha puntato l’ago di quella bussola mal funzionante della vita verso il nord di una grandiosità celeste, magica, affabbulatrice, sognante, delirante. Le parole che fucilano un uomo e poi gli danno giusta sepoltura, le parole che trasformano in frac un paio di pantaloni logori, le parole che graziano tutto lo schifo di tutti i marciapiedi del mondo su cui camminiamo timorosi di sporcarci le scarpe.
Il 17 aprile 2014 Garcia Marquez muore all'età di 87 anni in una clinica di Città del Messico, dove era stato ricoverato pochi giorni prima per un problema respiratorio e un'infezione alle vie urinarie.
Spero solo che in certe scuole buttino via certi libri noiosi che allontano tanti dalla cultura; spero solo che un giorno un maestro cui sarà permesso di illuminare e non castrare i suoi alunni, regali quei pochi libri che possono consegnare la certezza che la felicità non veste mai nessuno per sempre, ma ti lascia nudo per la prossimo volta che passerà dalle tue parti. Leggere è fermare, è chiedere all’autista di questo bus che è l’anima di portarci senza biglietto in un viaggio di sola andata, con l’angoscia di non sapere come tornare a casa dopo aver visto tanta bellezza.
Grazie per la sua bellezza.

Damiano Landriccia