Vittorio De Sica

25/11/2014

Vittorio Domenico Stanislao Gaetano Sorano De Sica, nacque il 7 luglio del 1901 a Sora e morì a Neuilly-sur-Seine il 13 novembre del 1974.
E' stato uno dei padri del Neorealismo italiano (movimento culturale nato nel dopoguerra il cui soggetto principale erano i lavoratori e la gente comune; che nel cinema valorizzava i sentimenti umani del riscatto, della speranza, della voglia di ricominciare a vivere una vita nuova dopo ogni evento difficile come quello della ricostruzione economica e civile post seconda guerra mondiale; gli attori erano quasi sempre sconosciuti o, come si è soliti dire, presi dalla strada), assieme a Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Pietro Germi, Giuseppe De Santis, Luigi Zampa: penna, mente e sceneggiatore del Neorealismo fu soprattutto l'intellettuale Cesare Zavattini.
Precursore e primo film neorealista di fama mondiale, il capolavoro di Roberto Rossellini "Roma, città aperta" del 1945 con dei magnifici Anna Magnani ed Aldo Fabrizi (in un ruolo drammatico): parla della resistenza dei romani all'invasore tedesco.
Tra il 1946 e il 1952, dirige quattro pellicole di fama mondiale: "Sciuscià" (1946) primo Oscar come miglior film straniero, "Ladri di Biciclette" (1948) secondo Oscar, "Miracolo a Milano" (1951) e "Umberto D" (1952), dedicato al padre.
E il più acclamato, quello che diede fama internazionale alla sua cara amica, come lui napoletana, Sophia Loren, "La Ciociara" del 1961, tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia: la Loren vinse un Oscar come miglior attrice protagonista, Nastro d'Argento, David di Donatello e il film stesso la Palma d'Oro al Festival di Cannes.
Il suo terzo Oscar come miglior film straniero nel 1964 con "Matrimonio all'italiana", tratto dall'opera teatrale "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo.
Nel 1972 ottiene il quarto Oscar come miglior film straniero con "I giardini dei Finzi-Contini, storia della persecuzione di una famiglia ebraica ferrarese durante il fascismo.
Nella vita privata ebbe due mogli, due famiglie, tre figli (Emilia, Manuel e Christian), fu un incallito giocatore e curiosità non volle mai rinunciare, nonostante il divorzio, alla sua prima famiglia (la sua prima moglie era Giuditta Rissone da cui ebbe Emilia): per cui al limite dello stress e della moralità cercava di festeggiare ogni evento con entrambe le due moglie e i tre figli; la seconda moglie fu la catalana Maria Mercader (da cui ebbe Manuel e Christian).
La nota, se vogliamo quasi farzesca, è che De Sica a causa delle sue vicende matrimoniali e private, oltre all'essere dichiaratamente comunista, non ebbe un funerale particolarmente fastoso.
Dichiarò, inoltre, burlone com'era, che avrebbe sempre desiderato andare a vivere ad Ischia, nel Golfo di Napoli, ma che vi rinunciò per l'assenza di un casinò.
Ettore Scola nel 1974, anno della sua morte, gli dedicò il film "C'eravamo tanto amati" con Gassman, Stefania Sandrelli, Nino Manfredi, Aldo Fabrizi: inserito tra i 100 film italiani da salvare (pellicola che, con altre, tra il 1948 e il 1978 contribuì a cambiare la memoria collettiva del paese Italia) assieme a "Ladri di Biciclette".
Riposa nel cimitero del Verano a Roma e a Napoli gli è stata dedicata una strada, nel Quartiere Stella, alle spalle di Piazza Cavour.

Damiano Landriccia