In morte di un Maestro

21/01/2016

Ettore Scola ha saputo raccontarci tante storie, magari anche drammatiche, ma sempre velate da quella sottile ironia, che lo ha praticamente accompagnato tutta la vita, sin da quando poco più che quindicenne cominciò a collaborare, come vignettista alla rivista umoristica “Marco Aurelio”
In seguito divenne sceneggiatore per alcune trasmissioni della radio e collaborò anche con Age e Scarpelli alla sceneggiatura di film come “Un americano a Roma” del 1954 e “La grande guerra” del 1959.Il suo esordio come regista con il film “Se permette parliamo di donne” fu nel 1964, ma il film col quale riscontrò un grande successo di pubblico fu la commedia “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? Con Alberto Sordi, Nino Manfredi e Bernard Blier, debbo dire che la scena finale di questo film, con il “ritrovato amico” Titino (Manfredi) sollecitato a tornare indietro, dalla tribù indigena cui era diventato lo stregone è veramente “mitica”…
Proprio con Alberto Sordi, il regista irpino, nato di Trevico, ma naturalizzato romano, collaborò in altri film come “La più bella serata della mia vita” del 1972 e “I nuovi mostri” del 1977. 
Nel 1969 cura la regia del “Commissario Pepe” interpretato magistralmente da Ugo Tognazzi. Invece è del 1974 “C'eravamo tanto amati”, film che praticamente ripercorre trent'anni di storia italiana dal 1945 al 1975 attraverso le vicende di tre amici interpretati da Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefano Satta Flores. La consacrazione per Ettore Scola, probabilmente arrivò col film “Una giornata particolare” con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, che gli valse la nomination all’Oscar come miglior film straniero e con lo stesso vinse il Golden Globe.
Personalmente il film che mi ha colpito di più è “La famiglia” del 1987.
Lo scoprii quasi per caso in una piovosa domenica di quell’anno quando per sfuggire alla pioggia, mi rifugiai in un cinema dove veniva proiettato proprio questo film…
Come finì ?
Quando mi recai fuori dalla sala di proiezione, dopo averlo visto ben due volte di seguito, il cielo si era rasserenato, ma questa volta fu la pioggia delle mie lacrime (tanta era stata la commozione) a rigare il mio viso…Forse in quella storia, ho rivisto un po’ la storia della mia famiglia, ma quegli ottant’anni di vita raccontati da Scola, mi sono rimasti nel cuore, tanto che quel film potrei rivederlo mille volte e non mi stancherei mai…
Ma vorrei citare qui anche un altro piccolo-grande cadeau dedicato ad un altro grande maestro del cinema e amico di Scola, mi riferisco a Federico Fellini, conosciuto da lui tanti anni prima nella redazione del “Marco Aurelio”… “Che strano chiamarsi Federico” è una bella retrospettiva della carriera di Fellini vista con gli occhi di uno dei suoi più cari amici…
“Ridendo e scherzando” è stata la sua ultima opera…Quasi che, ridendo e scherzando, si è fatto tardi, giusto il tempo per salutare quel mare di amici ed estimatori che aveva…
Arrivederci Maestro…Ci mancherai…

Marko Durante