Ricordo di Patrick Swayze

15/09/2009

Vogliamo ricordarlo così, nel fisico scultoreo di Johnny, mentre tiene tra le braccia e solleva Babe - quella ragazzina che siamo state noi all’epoca -  e ci fa volteggiare nel cielo della vita, sulle note di un mambo. Ammiriamo la sua tenacia, che emerge e sovrasta tutta la rabbia che ha dentro, nei panni del medico Max nella “città della gioia”, dove di gioioso c’è solamente il sorriso e la figura  rassicurante di Joan pronta a non scoraggiarsi mai, ma a cercare sempre un motivo per andare oltre il dolore e noi stessi. E, ancora, sotto Bahdi la pioggia, ad aspettare l’”onda gigante”, quella da cavalcare e impossibile da domare, poiché “una volta ogni due secoli Dio torna sulla terra e ci fa sentire quanto siamo piccoli”. E oggi, 15 settembre 2009, è arrivata la tanto attesa “onda”, un male incurabile al pancreas, che s’è portata via Patrick Swayze da questo mondo e dallo schermo cinematografico, ma il suo quasi timido sorriso, a testa bassa, è anche il nostro sorriso che ci portiamo nella vita.

Ivana Tedeschi