
Riccardo
Scamarcio nasce a Trani nel 1979. La passione
per la professione di attore si fa presto sentire
e, quasi ventenne, si trasferisce a Roma per seguire
i corsi di recitazione della scuola di cinema.
Riccardo è dotato di talento recitativo,
ma soprattutto di fascino innato: aria un po’
trasandata da bello e dannato, viso che buca lo
schermo, non è certo difficile per lui
essere presto notato.
Il suo esordio è in alcuni film per la
Tv, riprova del fatto che questa sia ormai un
obbligatorio trampolino di lancio anche per futuri
artisti impegnati. Nel 2001 ha la parte del giovane
protagonista di “Ama il tuo nemico
2”. Fabrizio Canepa (Riccardo Scamarcio),
giovanissimo capobanda nel quartiere malfamato
di una città del sud, riceve dal potente
boss locale, Nisticò, l'incarico di uccidere
don Paolo, il parroco del quartiere, un prete
scomodo, impegnato a combattere in prima persona
la malavita organizzata. Ma prima di potersi macchiare
del delitto, il giovane viene arrestato per le
sue attività nel racket e nello spaccio
di droga. In carcere ha mondo di conoscere e meglio
don Paolo che, come cappellano, visita e assiste
i detenuti. Tra i due nasce un rapporto di profonda
stima e confidenza, che continua anche quando
Fabrizio esce di prigione. Nello stesso anno interpreta
il ruolo di Michele in una serie televisiva su
Raidue ambientata fra i banchi di una quarta liceo.
Nel 2003 è Guido nel film tv “Io
ti salverò”. Ugo Guerra
è un caposquadra dei Vigili del Fuoco.
Dopo la morte di sua moglie, Ugo si è chiuso
nel dolore, allontanandosi, pur senza volerlo,
da suo figlio Guido che si fa incastrare in un
giro di droga. Ugo è ferito a morte durante
una missione dei Vigili del Fuoco.Il figlio, con
un gesto di grande generosità, gli salva
la vita e lui, una volta guarito, vuole scoprire
la verità.
Dopo questa breve gavetta televisiva Riccardo
viene notato dal regista Marco Tullio Giordana
che gli offre una piccola parte un film tv di
tutt’altro livello. Si tratta niente meno
che de “La meglio gioventù”
premio "Un Certain Regard" al Festival
di Cannes, vincitore di sei David di Donatello
e sette Nastri d'argento. La sua è una
piccola parte, quella del figlio nato dal breve
e intenso amore fra Alessio Boni e Maya Sansa,
ma è anche colui che chiude questa saga
familiare ambientata dagli anni 60’ ai nostri
giorni lanciando un messaggio di speranza per
le nuove generazioni. Un interpretazione che da
questo momento cambia la vita professionale del
giovane Riccardo, che subito diventa il più
giovane attore esordiente richiesto dai registi
italiani.
Segue subito dopo il film giovanilistico di Lucio
Pellegrini “Ora o mai più”,
piccola opera intimista che passa inosservata.
Nel 2003 Luca Lucini gli offre il ruolo di protagonista
in “Tre metri sopra il cielo”,
tratto dal romanzo di culto di Federico Moccia
(ed. Feltrinelli). Oltre a riscuotere uno straordinario
successo presso il pubblico di riferimento del
film (ragazze e ragazzi tra i 12 e i 21 anni),
Riccardo Scamarcio si conferma come uno dei più
promettenti attori della sua generazione. Step
è un ragazzo difficile, nella Roma degli
anni 80’, che perde la testa per Babi, una
splendida pariolina. A Luglio dello stesso anno
viene premiato dalla Stampa Estera con il Globo
d'Oro come miglior attore esordiente.
Nel 2004 lavora nel film di Michele Placido “Romanzo
Criminale” biografia della banda
della Magliana tratta dall’omonimo romanzo
di Giancarlo Decataldo. Nel film Riccardo interpreta
il ruolo più ambiguo e controverso, cioè
quello del Nero, unico membro della banda a manifestare
una vera fede politica.
Nello stesso anno lavora di nuovo con Lucini nella
bella commedia milanese “L’uomo
perfetto”, in cui Riccardo veste
i panni di un attore squattrinato a cui viene
offerto un lavoro che per ristrettezza economica
non può rifiutare: fingersi l’uomo
perfetto di una ragazza snob e mandare all’aria
un matrimonio che potrebbe rovinare per sempre
la felicità di una donna.
Torna poi a lavorare con Michele Placido, questa
volta al suo fianco nella veste di attore, nel
film di Martone, “L’odore
del sangue”…
Nel 2005 è l’interprete, insieme
a Valeria Golino, da lì in poi sua matura
compagna, e a Carlo Orlando del film “Texas”
di Fausto Paravidino, presentato alla Mostra del
Cinema di Venezia nella sezione “Orizzonti”.
Il film si aggiudica il premio Pasinetti, riconoscimento
ormai storico che i giornalisti iscritti al Sindacato,
accreditati a Venezia, assegnano nei giorni della
Mostra, per la qualità del film e il tema
fortemente significativo per il giornalismo. Dal
canto suo Scamarcio si aggiudica il premio “Guglielmo
Biraghi” assegnato dai giornalisti della
Mostra al miglior attore emergente. Il film racconta
la vita di un gruppo di amici di un piccolo paese
del Piemonte, attraverso le vicende di tre notti:
un sabato di novembre, un sabato di dicembre vicino
al Natale ed un sabato di febbraio. C'è
Davide (Carlo Orlando) un ragazzo i cui genitori
un tempo erano proprietari di un negozio di alimentari
che ha cessato l'attività. C'è Cinzia
(Ines Sposetti) che viene da una cascina e si
vergogna di essere figlia di contadini. Anche
lei insegue il riscatto, lavorando in un supermercato
ed è innamorata di un ragazzo, Gianluca
(Riccardo Scamarcio). Vuole che questo amore sia
grande e puro, non come quello dei suoi genitori
che lei vede vecchio e consumato. E poi c'è
Maria (Valeria Golino), una maestra elementare
sposata con Alessandro (Valerio Rinasco), che
s'innamora di Gianluca e si trova ad avere 2 famiglie
e a non saper scegliere, quasi paralizzata dagli
amori.
Riccardo Scamarcio è stato anche l'attore
italiano scelto per Shooting Star 2006, l'evento
speciale all'interno della vetrina berlinese che
offre visibilità a 20 giovani attori emergenti
europei nell'ambito del festival.
Si tratta di una sorta di piattaforma di tre giorni
dedicata al lancio dei giovani attori emergenti
proposti dai vari paesi europei, sulla scena internazionale.
Nell’autunno di quest’anno Riccardo
è sugli schermi di Canale 5 nei panni del
giovane principe Marco ne “La Freccia
nera”. Il primo adattamento al
romanzo di Robert Louis Stevenson è stato
nel 1968, quando il 1° canale della Rai trasmetteva
la prima delle sette puntate de «La Freccia
nera» con Loretta Goggi e Aldo Reggiani.
Ora, il celebre sceneggiato viene riproposto in
una versione rivista e corretta e messo in scena
con Riccardo Scamarcio e Martina Stella per la
regia di Fabrizio Costa. La storia ha qualche
licenza: non siamo più in Gran Bretagna,
ma in Trentino intorno al 1400. In lotta ci sono
i fedeli dell'Impero contro i nobili legati al
Papato. Sullo sfondo di numerose battaglie, nasce
l'amore tra il giovane Marco (Scamarcio) e la
bella Giovanna (la Stella). Quest'ultima, pur
di partecipare alle battaglie, si traveste da
ragazzo.
Presto vedremo nelle sale il seguito di “Tre
metri sopra il cielo”, “Ho
voglia di te” sempre tratto da
un romanzo di Federico Moccia, in cui Step, di
ritorno dagli States ha rimarginato le ferite
del passato: il difficile rapporto con la madre,
il dolore per l’amico morto, la separazione
da Babi . Molte cose sono cambiate e l'incontro
con la travolgente ed irresistibile Gin (Laura
Chiatti) catapulterà Step verso emozioni
e sensazioni che credeva d'aver provato solo per
Babi (Katy Louise Saunders).
Nell’agenda dell’attore ci sono inoltre
in programma le riprese di un film del regista
Daniele Lucchetti "Mio fratello è
figlio unico": storia di due fratelli,
interpretati da Riccardo Scamarcio ed Elio Germano,
ambientata tra il 1963 e il 1975, negli anni dei
grandi cambiamenti, della contestazione.
Pare che questa formula vincente di coniugare
film impegnati d’autore, film più
leggeri e film tv abbia decretato la fama di ampio
respiro di questo affascinante attore. Chissà
se la tv continuerà ad essere un elemento
presente nella sua carriera. Certo se usata in
maniera intelligente, evitando di compiere indecorosi
scivoloni come accadde ad Accorsi con “Casanova”,
la tv sarà per l’attore un modo per
continuare a tenere alta la sua fama in un paese
che si sa, poco di cinema conosce e che di divi
televisivi si nutre.
Certo la fama che oggi Scamarcio vanta, paradossalmente,
non è dovuta né a “La meglio
gioventù” né a “Romanzo
Criminale” e se si fosse limitato ad interpretare
questi film ora sarebbe solo l’idolo mio
e delle poche decine di giovani cinefile rimaste
in circolazione.