Il lato oscuro di Hollywood

16/05/2008

Big Fish: Quando il pesce è troppo grosso per lo stagno della vita

“La cosa importante non è come vivrete la vostra vita, ma ciò che conta è come la racconterete, a voi stessi e agli altri”. Così recitava il finale di un film di Ozpetek. E così sembra modulare la propria esistenza il protagonista di “Big Fish”, l’ultimo visionario film di Tim Burton, doppiamente interpretato da Ewan McGregor, nei racconti di gioventù, e da Albert Finney, nella fine della sua vita. Film che procede su questo magico equilibrio tra realtà e finzione, dove tutto si mescola e si colora e mostra doppiamente la sua doppia faccia, dove forse la verità vera è quella che uno si sa inventare. Un film popolato di freaks, nani e giganti, grottesche creature fuori luogo che costituiscono da sempre l’universo cinefilo di Tim Burton. Pesce troppo grande  per la pozza dov’è nato, cresciuto troppo rapidamente e a dismisura (nel fisico, dice il racconto, nella mente, nell’animo, nel desiderio dice la realtà quotidiana) Big Fish s’incammina in una serie d’avventure dove regna l’immaginario, dove si capita in paesi perfetti, ma sempre troppo presto o troppo tardi, dove si diventa lupi mannari se si è troppo soli ed incompresi, dove per amore si può compiere qualunque cosa e le streghe predicono la tua fine. Proprio come aveva i colori della favola “Edward mani di forbice”, una favola che i diversi dovevano vivere secondo il loro modo.

Se nel regno della fantasia il film di Tim Burton dà il suo meglio, scatenando l’immaginazione fuori da ogni confine e con un caleidoscopio di richiami cinefili (non ultimo Fellini), in quello della realtà, inevitabile e persistente specchio di paragone, mostra qualche limite lasciando sempre la lacrimuccia in agguato e una spiegazione di troppo. “Big Fish” resta tuttavia uno dei più originali ed interessanti film di questa prima metà del 2004, godibile ed al contempo toccante nel mostrare la ricerca di un modo di vivere in un mondo deforme dove l’anelito ad essere diversi, più grandi, più sognatori, continua a sospingerti, come Tim Burton ha sempre raccontato, da Batman a Ed Wood, e come forse è egli stesso.

Gabriella Aguzzi

Carlo Baroni