Omaggio ad Angelo Branduardi

27/01/2015

A colloquio con Roberto Tardito, autore del volume Angelo Branduardi. Cercando l’oro (Arcana 2010): in chiusura, un contributo di Maurizio Fabrizio.

A Genova, presso il Conservatorio Niccolò Paganini, Angelo ha iniziato lo studio del violino, conseguendo il diploma in età giovane, e, dopo aver imparato a suonare anche la chitarra, compone le prime canzoni, tra cui Confessioni di un malandrino, brano ispirato a una poesia di Sergei Esenin: come furono i suoi inizi?
Non furono facilissimi, poiché il suo stile era molto particolare e per molti aspetti distante da quello predominante in quegli anni. Inoltre, in quelle prime esperienze discografiche, la sua voce veniva considerata troppo debole, troppo sussurrata. L'album d'esordio, Angelo Branduardi, vide la collaborazione di Paul Buckmaster, storico arrangiatore di Elton John, ma non ebbe il successo sperato.
Il debutto di Angelo è datato 1974, anno in cui esce l'album Angelo Branduardi, seguito poi da altri lavori, come Alla fiera dell'Est (1976), La pulce d'acqua (1977) e Cogli la prima mela (1979): possiamo considerare questi dischi come rappresentativi del periodo aureo della sua carriera?
Assolutamente sì, gli album che ha citato sono senz'altro i migliori dell'intera carriera. A questi aggiungerei anche La luna, del 1975, che possiamo considerare tranquillamente all'altezza degli altri. Con Alla fiera dell'est quello che era stato un modesto interesse si trasformò nel giro di pochi mesi in un grande successo. La canzone, tratta da un canto pasquale degli ebrei libici, sfruttò incredibilmente a proprio vantaggio un apparente svantaggio. Erano gli anni in cui andavano di moda i cosiddetti cantautori politici e, in teoria, un brano del genere non avrebbe mai potuto trovare spazio. Nella pratica, invece, la canzone diventò un successo europeo, proprio in quanto diversa. In questo ebbe un ruolo assolutamente determinante David Zard, che intuì la portata del personaggio e del suo stile, curando poi negli anni successivi una massiccia promozione in Francia e in Germania. Altrettanto fondamentale fu l'apporto di Maurizio Fabrizio, che realizzò gli arrangiamenti di questo disco e di quelli successivi. Trovata la quadratura del cerchio e scalate le classifiche con Alla fiera dell'est, lo stile si consolidò definitivamente e nel 1977 uscì La pulce d'acqua. Probabilmente questo album è il migliore in assoluto, di certo il più quadrato. Forte di questo successo Zard organizzò la prima vera tournée europea. La dimensione live era molto diversa rispetto a quella degli album: erano concerti pieni di adrenalina, con momenti di grande energia e di festa alternati
a brani di atmosfera incredibile. Cogli la prima mela e il monumentale tour europeo del 1979 portarono alla consacrazione definitiva per Branduardi, che nel 1980, a Parigi, riuscì ad esibirsi davanti a centoquarantamila spettatori paganti.
In che cosa consiste la ricerca musicale che Angelo effettua nei suoi album?
Riguardo gli arrangiamenti possiamo dire che Branduardi è stato tra i primi in Italia, se non il primo, ad utilizzare strumenti etnici nell'ambito della musica pop, almeno un decennio prima che lo facesse Peter Gabriel, tanto per citare l'esempio più celebre. Sotto il profilo compositivo si è da sempre ampiamente ispirato a brani tradizionali. Più di una volta ha raccontato di come lui utilizzi alcune cellule melodiche del passato, e attraverso una propria rielaborazione arrivi a comporre il proprio brano. In realtà, più che di cellule melodiche, si trattava molto spesso di veri e propri brani tradizionali. Molti sono i casi, come Barbara Allen, Come and I Will Sing You, The Silkie, East Virginia, Branle Gay, Son ar chistr, Mary Hamilton. Per molto tempo la cosa è rimasta un po' celata poiché quasi mai le fonti venivano citate nei credits degli album, nei quali Branduardi veniva sempre accreditato quale autore delle musiche. In realtà, con una maggior diffusione di tutti questi brani tradizionali, dovuta principalmente alla rete, vennero alla luce diversi esempi come quelli che ho citato. In alcuni casi ci furono delle polemiche per alcune somiglianze, tra l'altro mai completamente chiarite. Ad esempio nel 2003 alcuni fan di Enya portarono alla luce una somiglianza, davvero sorprendente, tra due brani, Lo straniero e Il bacio, molto simili, anche negli arrangiamenti, a Orinoco Flow e a Lazy Days. Qualche anno prima qualcuno riscontrò la notevole somiglianza di The rap dei Secret Garden e la melodia del Cantico delle creature.
Cosa spinge Angelo, dal 1983, a cominciare a comporre varie colonne sonore per il cinema, tra cui quella del film Secondo Ponzio Pilato (1987) di Luigi Magni?
Credo sia stata una certa stanchezza nei confronti della forma canzone tradizionale, la quale aveva portato ad album forse meno ispirati e meno riusciti, come Branduardi e Cercando l'oro. Inoltre penso abbia avuto una sua parte la voglia di confrontarsi con una nuova dimensione, molto diversa e per certi versi molto più complicata. Nonostante questo nel 1986 uscì ancora un album di altissimo livello, Branduardi canta Yeats, probabilmente l'ultimo vero capolavoro.
Come nasce il progetto musicale Futuro Antico?
Dopo la seconda metà degli anni ottanta, in cui Branduardi lavorò a due album definibili, entro certi limiti, sperimentali, Pane e rose e Il ladro, ci fu una sorta di svolta pop, con Si può fare e con Domenica e lunedì. A questo punto, nel 1996 venne l'idea di realizzare un album di musica antica, con alcuni musicisti esperti del settore. Lo scopo era quello di riappropriarsi di un patrimonio musicale lontano e renderlo fruibile ad un pubblico relativamente ampio, quale poteva essere quello branduardiano all'epoca. L'album funzionò bene e vennero pubblicati molti capitoli successivi, credo siano arrivati al settimo o all'ottavo della serie.
Cosa spinge Angelo a pubblicare nel 2000 Infinitamente piccolo, un omaggio rivolto a San Francesco, collaborando con artisti quali Franco Battiato ed Ennio Morricone?
Pare siano stati proprio i frati francescani a proporre il progetto. Dopo un primo rifiuto Branduardi si convinse della bontà dell'operazione e realizzò un album molto interessante e secondo me riuscitissimo, i cui testi riflettevano in maniera rigorosa il contenuto delle Fonti Francescane. Bisogna dire che, dal punto di vista musicale, in quasi tutti i brani possiamo trovare delle autocitazioni, tratte dai primi album di maggior successo, oltre a frammenti di brani tradizionali come She moved through the fair, e forse anche per questo motivo il disco funziona.
Cosa spinge Angelo a proseguire nelle sue sperimentazioni con gli album del 2003 Altro ed Altrove e Ballerina?
L'infinitamente piccolo ebbe un ottimo riscontro e si trattò di trovare una nuova strada da percorrere, che però in qualche modo se ne distaccasse. Branduardi e moglie scelsero di utilizzare alcune bellissime poesie antiche, nelle quali l'amore fosse il filo conduttore. L'album venne realizzato con la sola collaborazione di Carlo Gargioni, celebre tastierista morto qualche anno fa. Musicalmente l'album si contraddistingue per un utilizzo del MIDI che definirei eccessivo, per usare un eufemismo. Ora, passati una decina di anni, quei suoni campionati appaiono davvero datati. A mio modesto parere una bella idea realizzata male, che lasciò intravedere qualche serio scricchiolio.
Quali sorprese ci può riservare ancora la carriera di Angelo secondo Lei?
Penso con sincerità e con altrettanto dispiacere che il tempo delle sorprese sia ormai finito. Dopo Altro ed altrove Branduardi portò in tour per alcuni anni La lauda di Francesco, uno spettacolo teatrale basato sui brani de L'infinitamente piccolo. Successivamente uscirono alcuni album decisamente minori: Senza spina, per me il peggiore, Così è se mi pare e il recentissimo Il rovo e la rosa. Quest'ultimo raccoglie alcune ballate inglesi del periodo elisabettiano, a cui Branduardi aveva già ampiamente attinto nel corso della carriera. Ecco, in questi lavori io non percepisco più alcuna ricerca di nuove strade, ma solo vecchie idee spacciate per nuove. Credo che in questo clima di continua autocitazione ed autocelebrazione si sia, di fatto, conclusa da oltre un decennio la carriera di uno degli artisti più particolari che abbiamo avuto in Italia e da me più amati in assoluto.

Chiudiamo questo pezzo con il contributo di Maurizio Fabrizio: “Il primo incontro con Angelo è avvenuto negli uffici di un edizione musicale milanese; era il 1972. Mario Gennari, un produttore interno della RCA e mio amico, mi telefonò per dirmi che stava producendo un giovane artista milanese molto particolare e che aveva intenzione di far arrangiare il suo disco da me; pensava che io fossi la persona giusta. Io e Angelo ci piacemmo subito e dopo qualche tempo ci ritrovammo in studio per realizzare il suo primo disco. Disco che non vide però la luce perché la RCA non lo ritenne, per qualche motivo che non ricordo, valido.
Sono tanti i momenti importanti succedutisi in tutti questi anni, dischi meravigliosi e concerti memorabili in giro per il mondo; il primo importante che ricordo fu quello, per la prima volta con un vero gruppo, che tenemmo a Jesi nel 1976 e prodotto da David Zard. E poi tanti altri concerti in posti particolari come l’Aula Magna della Sorbona, l’Olympia sempre a Parigi, la Plaza de Toros de Madrid e via dicendo. Negli ultimi anni Angelo ha cantato in un mio oratorio nel Duomo di Milano e ha inciso uno dei brani di questa composizione e per me è stato un grande regalo e sicuramente uno dei momenti da ricordare del nostro lungo sodalizio.
Angelo è come un fratello maggiore e da lui in tutti questi anni ho imparato veramente tanto; di lui soprattutto mi è sempre piaciuta la determinazione del perseguire i traguardi prefissati e la coerenza nelle proprie scelte musicali senza mai avere tentennamenti. Anche quando non era ancora un artista di successo, e questo non è stato facile”.

Alessandro Ticozzi