Omaggio a Edoardo Bennato

22/08/2015

Nato con il Rock and Roll, resta folgorato dai folk singer. In lui si fondono le due anime. Lo racconta Francesco Donadio, autore del volume “Edoardo Bennato – Venderò la mia rabbia”.

In che misura il rock and roll, il blues e le sonorità mediterranee hanno ispirato le numerose composizioni di Edoardo Bennato?
Edoardo Bennato nasce, di fatto, con il Rock and Roll degli anni Cinquanta di Elvis e Little Richard. Fu un’influenza fortissima e che gli arrivò in tempo reale allo stesso momento in cui Elvis & Co. mettevano a soqquadro gli USA, dato che da ragazzino con i genitori abitava a Bagnoli, dove c’era la base NATO con tutti i G.I. e locali ad hoc per i soldati e le loro famiglie.  Poi, negli anni Sessanta, Bennato resta folgorato dai folk singers, ovvero (in primis), da Bob Dylan, da Donovan e John Hammond, e scopre che è possibile fare musica anche come one-man-band, con il solo ausilio di una chitarra, un kazoo e un tamburello a pedali. In quel periodo il fratello Eugenio dà vita, con la supervisione del Maestro De Simone, alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, dedita al recupero della tradizione folk partenopea. Si tratta di tre elementi distinti, quindi, che sono tutti presenti e miscelati nella musica di Bennato, fin dall’LP d’esordio Non farti cadere le braccia del 1973. Il Rock and Roll però resta a mio avviso preponderante nella sua produzione; è un “primo amore” che non ha mai accantonato e che rifà spesso capolino, non ultimo in una canzone quale Wannamarchi libera sul suo più recente LP Le vie del Rock sono infinite.
Come sono visti la corruzione e gli abusi del potere nei testi delle sue canzoni?
Senza mai schierarsi a favore di una determinata parte politica, Bennato ha spesso dichiarato che il suo ruolo in tutti questi anni è stato quello di “pazzariello”: una sorta di scheggia impazzita che dice, non dice, ma che comunque non sopporta prepotenze e prevaricazioni, da qualunque parte esse provengano. Aldilà del concept di quello che è uno dei suoi album più amati, “Sono solo canzonette”, Bennato è davvero una sorta di Peter Pan che prova fastidio e commiserazione per l’universo degli “adulti”, che lui considera ipocriti, corrotti e sempre pronti a mettere a freno la sua fantasia. Uno dei primi esempi è “In fila per tre”, la canzone-marcetta del 1974 in cui prendeva di mira le costrizioni messe in atto dalla scuola, dal militare e, in generale, dalla mentalità borghese benpensante. Per Bennato, però, non è tanto (o almeno non solo) un discorso di giustizia ma di immaginazione negata. In quanto artista, è la questione che – probabilmente – gli sta da sempre più a  cuore: Pinocchio e Peter Pan in questo senso sono due suoi alter ego costantemente ai ferri corti nei confronti di medici, sapienti, giudici, politici e chiunque sia in possesso di un’autorità che la società riconosce come tale.
Da “Non farti cadere le braccia” (1973) a “I buoni e i cattivi” (1974), da “Io che non sono l'imperatore” (1975) a “La torre di Babele” (1976) e “Burattino senza fili” (1977), da cos'ha tratto ispirazione Edoardo per i suoi album più rappresentativi?
Essendo un esordio, “Non farti cadere le braccia” contiene tutti i temi che stavano a cuore a Bennato fino a quel momento: e quindi, Bagnoli e la sua Napoli degradata (Tira a campare), i problemi dell’immigrazione dal Sud (Ma quando arrivi treno…?) e le difficoltà e i dubbi dell’artista emergente (Un giorno credi di essere giusto e di essere un grande uomo, Non farti cadere le braccia). Ne “I buoni e i cattivi” invece, racconta essenzialmente l’Italia degli anni Settanta, con la violenza nelle strade, gli scontri tra estremisti delle opposte fazioni e un generale caos politico da cui sembrava non ci fosse via d’uscita. Temi che affronta sempre a suo modo, con un gusto beffardo per la provocazione. “Io che non sono l’Imperatore” è invece, in qualche modo, il disco “romano” di Bennato – che a causa di motivi discografici e promozionali aveva preso a frequentare molto la Capitale – con i suoi riferimenti polemici al Vaticano (Affacciati affacciati) e ai giochi della politica non tanto diversi da quelli dei tempi del panem et circensis (Meno male che adesso non c’è Nerone). In generale Bennato osserva e descrive ciò che gli accade intorno. A partire da “Burattino senza fili” – e almeno fino a “È arrivato un bastimento” (1983) inizia a farlo utilizzando le metafore delle fiabe. Sia su Burattino senza fili che su Sono solo canzonette, però, continuano ad essere presenti innumerevoli palesi riferimenti a situazioni politiche contingenti: per esempio, il Capitan Uncino della canzone, fuor di metafora, altri non è che una sorta di capo dei brigatisti o, al limite, un “ideologo della rivoluzione” come Toni Negri.    
A parte “Sono solo canzonette”, come mai nel corso degli anni Ottanta le produzioni di Edoardo diventano meno incisive e come mai, ciò nonostante, la sua popolarità non diminuisce?
A mio parere Sono solo canzonette – come anche il precedente Burattino senza fili è un disco pressoché perfetto come concepimento, produzione ed esecuzione. È senz’altro uno dei capolavori della musica italiana ed era prevedibile che Bennato non sarebbe più riuscito a replicarlo. I successivi È arrivato un bastimento (1983) e Kaiwanna (1985) sono senza dubbio più deboli a livello sia di canzoni che di concept. Dopo il 1980 - è vero - Bennato un grande LP come quelli dell’”epoca d’oro” non è più riuscito a tirarlo fuori. È stato però in grado di realizzare ancora delle bellissime canzoni. Ne cito due a caso (che secondo me sono tra il top della sua produzione): Mestieri che si inventano (1987) e Le ragazze fanno grandi sogni (1995). Purtroppo però, credo invece che la sua popolarità abbia subito un calo durante gli anni Novanta; una flessione che tuttora perdura, pur restando Bennato amatissimo da grandi e piccini in virtù dei suoi straordinari sette album degli anni d’oro. Il motivo di questo calo? Probabilmente qualche scelta sbagliata, in particolare quando tra l’89 e il ’90 diede alle stampe due canzoni estremamente leggere quali Viva la mamma e Un’estate italiana (con Gianna Nannini) che vendettero tantissimo ma intaccarono la sua reputazione di rocker/cantautore impegnato. Bennato successivamente è tornato sui suoi passi ma il pubblico e la critica – trovatisi spiazzati – non mi sembra che gliel’abbiano ancora perdonata.
Cos'ha spinto Edoardo nel 2001, oltre a tirare la somma della sua prestigiosa carriera nella doppia raccolta “Afferrare una stella”, a comporre la colonna sonora del film Il Principe e il Pirata di Leonardo Pieraccioni?
Era un periodo, quello d’inizio Millennio, in cui Bennato era tornato “abbastanza” sulla cresta dell’onda grazie alla sua partecipazione agli spot televisivi per la TIM, in cui aveva rifatto alcuni dei suoi vecchi successi, quindi Afferrare una stella fu pensato essenzialmente per tre motivi: sfruttare il momento; proporre Bennato all’attenzione delle nuove generazioni; e presentare alcuni brani più recenti che all’epoca dell’uscita non avevano ricevuto la meritata attenzione (tra questi la bella title-track). Per quanto riguarda il cinema: Bennato è sempre stato molto attratto dall’idea di poter comporre per il grande schermo, oltre che per il teatro (il suo Peter Pan con le musiche di Sono solo canzonette è uno dei musical italiani più di successo di sempre). Oltre che per Pieraccioni, Bennato (due anni dopo) ha lavorato insieme al fratello Eugenio alle musiche per il cartoon “Totò Sapore e la magica storia della pizza”, sempre con ottimi risultati. È un peccato quindi che non abbia poi più insistito su questa strada.
Da “L'uomo occidentale” (2003) a “La fantastica storia del Pifferaio Magico” (2005) fino a “Le vie del rock sono infinite” (2010), cosa possiamo trovare di Edoardo nei suoi ultimi album?
In tutti questi anni in realtà Bennato non è cambiato molto. Continua ad avere la stessa voglia di provocare, con la stessa irriverenza di quando aveva venti o trent’anni. Semmai, è il suo sound che è un po’ cambiato, e negli ultimi tempi si è fatto più rockeggiante (quasi Heavy Metal, ha scritto qualcuno). E dal vivo un concerto di Edoardo Bennato (con la sua nuova band composta da Gennaro Porcelli e Giuseppe Scarpato alle chitarre, Raffaele Lopez alle tastiere, Lorenzo Patrix Duenas al basso e Roberto Perrone alla batteria) continua ad essere un’esperienza consigliatissima: oggi Edoardo ha 67 anni ma conserva la voglia e l’energia di un ventenne. E possiede un repertorio che in Italia pochissimi (praticamente oggi nessuno) possono vantare.
Quali sorprese ci riserva ancora secondo Lei la carriera di Edoardo?
Domanda difficilissima, perché Edoardo Bennato è imprevedibile! L’ultima sorpresa ce l’ha riservata lo scorso mese di ottobre, quando, dopo aver pubblicato un singolo in download (Al diavolo il Grillo Parlante) in cui aveva attaccato frontalmente Beppe Grillo e il suo movimento, si è presentato invitato da Grillo stesso alla kermesse del Movimento 5 Stelle svoltasi al Circo Massimo di Roma. In quell’occasione Bennato & Band hanno suonato solo per mezz’ora, ma è stata una performance intensissima, costellata di successi vecchi e nuovi, che ha lasciato tutti i presenti con il sorriso sulle labbra. Oltre che – come al solito – completamente spiazzati.

Chiudiamo questo pezzo con il contributo di Leonardo Pieraccioni: “Mentre scrivevo ‘Il Principe e il Pirata’ non facevo altro che ascoltare le sue canzoni. Una sera, un amico comune, il regista Bruno Colella, me l’ha passato al telefono e gliel’ho raccontato. Ad Edoardo è parso naturale commentare dicendomi: ‘Vuol dire che le musiche di questo film le devo fare io’. Non me lo sono fatto dire due volte.
Avevo comunque deciso di mettere un suo pezzo nel film, ‘È stata tua la colpa’: poi Edoardo mi ha fatto sentire dei brani nuovi ancora prima che girassi. Un giorno mi mandò anche un brano in inglese, era particolare, una ballata struggente di quelle nelle quali lui è un maestro assoluto. L’ho messo sotto una lunga sequenza di baci che si danno il Pirata (Massimo Ceccherini) e la sua ex fidanzata (Melanie Gerren) quando si ritrovano a Firenze. Al termine del montaggio sono stato tre giorni a Napoli nel suo studio e abbiamo rifinito il tutto aggiungendo dei temi o delle piccole atmosfere qua e là.
Edoardo è un vero artista. Non riesce a dormire sui materassi, la mattina appena sveglio si fa delle centrifughe di frutta da due litri, a Natale si toglie il suo bomber e sotto ha solo una T-Shirt. Non è mai ordinario, sempre particolare, mai banale. A volte ti racconta delle cose che fatichi a mettere a fuoco, quasi ti da l’impressione che lo sappia di essere un po’ criptico ma la voglia di chiacchierare è più forte e va avanti come un treno. Abita a Bagnoli: ci sono stato a casa sua, ma credo che abbia anche una seconda residenza, la strada penso sia proprio quella della ‘seconda stella a destra’, lì ci abita solo lui e tutto un suo mondo magico che fortunatamente ci arriva sotto forma di bellissime canzoni”.

Alessandro Ticozzi