SPIDER di Patrick McGrath, il manto dell'irrealtà

16/05/2008

“Era il manto della irrealtà spettrale che mi piaceva, il manto che essa disponeva sulle forme familiari del mondo.” (Spider)

Dennis-Spider è un uomo-bambino intrappolato nella ragnatela della sua memoria. E la memoria è una trappola, un inganno del tempo. Si rimembra quello che si vuole ricordare, magari proprio ciò che non è mai stato, ma avremmo voluto che fosse nella nostra immaginazione, con la fantasia, negli strati più reconditi della nostra mente, magari fino a sfiorare la follia.

Così lo scrittore P. McGrath, con quest’ultimo romanzo intitolato “Spider”, ci spinge nel buio della subcoscienza, zona limite da lui più volte esplorata con occhi lucidi e uno sguardo cinico, tanto da far sembrare che la narrazione assuma una lettura in chiave psichiatrica degli eventi. Infatti, l’unico modo per ritrovare un barlume di goticismo tra le pagine di questo romanzo è quello di aggrapparsi, come fa il protagonista Spider, ad un intersecato mondo di fili e insetti, di luci e d’ombre, voci e silenzio, realtà e allucinazione: “I lampioni erano macchi di luce nella nebbia, scintille e schegge di una radiosità gialla frantumata che raccoglieva il bagliore di luce selvaggia dei suoi occhi, il fuggevole velo bianco del suo naso.”

Da questo libro il regista David Cronenberg, anch’egli incline alla trasgressione e all’esplorazione dei buchi neri annidati nell’emisfero del cervello umano, ha  tratto l’omonimo film presentato quest’anno al Festival di Cannes e  prossimamente in  uscita al cinema. Nelle vesti di Spider si è calato senza esitazioni il  fascinoso Ralph Fiennes attorniato da un cast degno di considerazione: Miranda Richardson, Lynn Redgrave e Gabriel Byrne. Non è facile trasporre cinematograficamente fatti puramente psichici eppure Cronenberg, con la collaborazione dello scrittore McGrath, ha saputo dare forma alla rappresentazione di  uno straziante viaggio attraverso di essi.

McGrath si affaccia sul mondo reale, questo è il suo punto di partenza per tracciare, poi, un insieme di pensieri che s’affollano nella mente sino a confondersi e a confondere chi ne rimane attratto, proprio come fa il ragno quando tesse la sua tela nell’attesa di un insetto che sia intrappolato. Il protagonista è colui che narra la storia, attraverso il pretesto di un diario che possa raccogliere le sue memorie di fanciullo, un andirivieni di sensazioni che lo portano alla sua verità, alla sua parola contro lo smarrimento della mente di noi lettori attraversati da inquieti flashback tra passato e presente, squallide menzogne e, altrettanto, raccapriccianti visioni all’interno di un manicomio, suddiviso in reparti che ricordano i gironi danteschi.

Eppure, nonostante le angosciose e dolorose situazioni e visioni che la storia (re)suscita, chi legge rimane attonito, fisso ad osservare quel mondo tanto nitido nella sua crudezza da sembrare inverosimile,  si resta immobili di fronte alla figura di Spider, perché egli –  il carnefice –  prende le distanze da noi –  le sue vittime – proprio quando vorremmo entrare nella sua testa malata (?) e visionaria per cercare di capire da che parte stare, per condividere il dolore che ha lacerato la vita di Dennis fino a trasfigurarsi nell’esistenza di un essere folle, con un nome inquietante, Spider, e provare, dunque, per questi una sorte di pietà.

Ma l’autore e la sua “creatura” conoscono già il finale, poiché si tratta, rispettivamente, del suo finale e della sua fine. Spider ammette: “un semplice sguardo di quegli occhi (che ora sono anche i nostri occhi) ha la capacità di mandarmi in pezzi, di frantumare la mia fragile identità  in mille particelle e di lasciare il sottile frammento di filo appena luminoso all’interno – il residuo, la rovina di ciò che un tempo era un cuore, un’anima, una vita – di lasciarlo nudo e vulnerabile, in preda al mondo che senza dubbio lo spegnerà in un secondo.” Ecco, dunque, la necessità di lasciarci il ruolo di spettatori-voyeur di una vita che, in fondo, noi “anime morte”, come siamo definiti, alla luce del giorno non possiamo accettare. E’  più di qualunque altra, la nostra volontà che non impedirà a Spider di andare in solaio e di scrivere la parola fine al suo incubo e alle nostre fantasie segregate nel buio della stessa notte.

Ivana Tedeschi