La colpa atavica di essere vivo. Note su L'uomo senza sonno

12/06/2011

“Il Cinerigattiere”, rubrica a cura di MARIO TIRINO


The Machinist (L'uomo senza sonno, 2004) di Brad Anderson segue il classico cliché del “film all’indietro”, come  Fight Club Memento, costruendo e decostruendo la storia fino ad arrivare alla svolta finale, che scioglie tutti i nostri dubbi,  rimette a posto tutti i pezzi del rompicapo e risponde a tutte le nostre domande. Il film si dipana lento, senza eccezionali colpi di scena, ma pian piano ci trascina nelle vicende, nelle paranoie e nelle angosce del protagonista, tutto ambientato in un’atmosfera di malsana inquietudine.
Trevor Reznik  un operaio che timbra tutte le mattine il cartellino, che non ha grandi svaghi, se non chiacchierare con una cameriera all’aeroporto o frequentare una prostituta con aspirazioni di emancipazione sociale. Ma nella sua vita è accaduto qualcosa, qualcosa di terribile che non lo fa dormire da un anno. Nella mente di Trevor iniziano ad affiorare allucinazioni e manie di persecuzione da parte di un certo Ivan. Trevor inizia ad indagare estraniandosi da una società che gli risulta essere sempre più lontana e sempre più ostile. Anderson è bravo a raccontare la lenta e inarrestabile presa di coscienza del protagonista, l’origine delle sue fobie fino all’espiazione delle sue colpe.
Con un’ ottima regia il film ci porta per mano nella mente di Trevor, nelle sue ansie e nelle sue manie. Il regista ci accompagna in una vicenda calma, pacata, dove ogni dettaglio non è messo lì per caso, dove tutto porta ad un finale che, se pur immaginabile, non è mai banale. Attraverso una splendida fotografia dal viraggio verde-grigiastro, si accentua la psicologia del protagonista, la sua solitudine esasperandone i rimorsi. Sono molti nella pellicola i rimandi e le citazioni ai grandi registi della storia, da David Lynch a Roman Polanski passando per il maniacale accanimento sul protagonista tipico di Alfred Hitchcock, ma la vera ispirazione dello sceneggiatore Scott Kosar è stato Fedor Dostoevskij e la sua opera “Il sosia”, infatti sono molti i riferimenti al capolavoro dello scrittore russo.
Anderson ci propone insomma un’opera ben riuscita, intensa, un film che accanisce, sorprende, appassiona e interroga lo spettatore, con inquadrature mai banali e con una fotografia ritenuta una delle migliori nell’ultimo decennio. Ottima l’interpretazione di Christian Bale,il protagonista dei Batman di Christopher Nolan, che per l’occasione diminuisce il suo peso di 30Kg e  stupisce per la sua magistrale trasformazione. Imperdibile la scena del luna  park in cui Anderson si lascia andare al suo innato gusto per la messa in  scena e il macabro.


The Machinist (L'uomo senza sonno)
Regia: Brad Anderson
Soggetto e Sceneggiatura: Scott Kosar

Interpreti: Christian Bale (Trevor Reznik), Aitana Sànchez-Gijèn (Marie), John Sharian (Ivan),Michael Ironside (Miller), Larry Gillard Jr. (Jackson), Reg E. Cathey (Jones), Anna Massey (Msr.Shrike)
Produzione: Javier Arsuaga, Julio Fernandez, Teresa Gefaell, Carlos Fernandez e Antonio Nava (produttori esecutivi) per Filmax Group, Castelao Producciones, con la collaborazione di  Instituto de la Cinematografìa y de las Artes Audiovisuales (ICAA) e ICF e la partecipazione di Canal+ España
Musica: Roque Baños

Fotografia: Xavi Giménez

Montaggio: Luis De La Madrid
Scenografia: Alain Bainée

Costumi: Patricia Monné, Maribel Perez
Origine: Spagna
Anno: 2004

Rosario Iannicelli