L'iperpulp figlio di Grindhouse: ci salverà un barbone dall'ecatombe?

19/07/2011

“Il Cinerigattiere”, rubrica a cura di MARIO TIRINO

Cosa scatta nella mente di un uomo, deciso a comprare un tosaerba, quando ad un tratto decide  di puntare su tutt'altro articolo: un fucile shotgun?
Questo ed altro ci si chiede guardando  Hobo With A Shotgun (2011), pellicola del giovane filmaker canadese Jason Eisener, promessa del cinema horror e di quello splatter, messosi in mostra con Treevenge (2008), memorabile cortometraggio in cui un esercito di alberi di Natale  massacrano un'intera città.
Ma prima di entrare nel vivo meglio fare qualche passo indietro.
La pellicola nasce in un contesto particolare: nel 2007 Quentin Tarantino e Robert Rodriguez si avventurarono in progetto praticamente folle - riportare alla luce lo spirito delle grindhouse, arene degli anni '60 dove appunto venivano proiettati film di serie B, solitament horror o splatter, uno di seguito all'altro (il cosiddetto “doppio spettacolo”). Così i due registi produssero Grindhouse sapientemente diviso in Planet Terror (regia di Rodriguez) e Death Proof (regia di Tarantino). Il film fu distribuito in America come un prodotto unico, a differenza di quanto è stato deciso dalla distribuzione italiana che ha scisso in due il progetto Grindhouse. Con l'aiuto di alcuni illustri amici, i due ebbero la grandissima idea di produrre anche 4 fake trailer, così nacquero: Machete di Robert Rodriguez (che si è trasformato in un real trailer, avendo trainato la recente uscita dell'omonima pellicola, sempre affidata a Rodriguez), Don't di Edgar Wright, Thanksgiving di Eli Roth e Werewolf Women of the SS di Rob  Zombie. Il  gioco tra amici "visionari", visto il grande successo soprattutto sul web, portò Rodriguez a bandire un concorso  che avrebbe premiato tra i giovani amatori  coloro che avrebbero realizzato il miglior finto trailer. Tra i prodotti più interessanti, tra i quali spiccano Kill You Killer e Cong oh the Dead, a vincere il concorso fu proprio il "nostro" Jason Eisener con il suo Hobo with a Shotgun. L'idea del film gli era venuta dopo aver visionato per lungo tempo migliaia di film in videocassetta provenienti da mercatini dell'usato e da videoteche non molto raccomandabili. Così grazie alla casa di produzione canadese Rhombus Media e a Rutger Hauer che accettò subito il ruolo da protagonista, Eisener riuscì a girare il suo film e a presentarlo al Sundance Festival.
Le strade della città non sono più sicure: innocenti vengono massacrati in luoghi pubblici, bambini rapiti da maniaci in pieno giorno e il tasso di criminalità è alle stelle. I civili, così, preferiscono vagare a testa bassa pur di non rimanere uccisi; ma toccherà ad un semplice vagabondo prendere la giustizia nelle sue mani attraverso la canna del suo enorme fucile.
Nessun uso del digitale, modalità di ripresa eccellente, fotografia volutamente retrò (anni 80), colori saturati al massimo, montaggio serrato e colonna sonora composta da musiche elettroniche, tra le quali spicca il brano Run with Us cantato da Lisa Lougheed, sigla della serie Tv d'animazione anni '80 The Raccoons.
La pellicola in sé non ha nessuna coerenza, nessun elemento di logica visiva, nessun appiglio con la realtà e i personaggi sembrano venire da un'altra dimensione.
Sembra di essere in un fumetto dark gotico, dove però la rappresentazione della violenza e della morte non è affidata alla cupezza dei neri, ma a colori esageratamente sgargianti.
Il cattivo del film, Drake, vive come se fosse continuamente il protagonista di un reality show, ammicca alla telecamera e organizza i suoi efferati omicidi come se fosse in prima serata.
E' un boss particolare, che invece di nascondersi ama mettersi in mostra, gira accompagnato dalle sue "vallette", donne col seno al vento, mutandine colorate ed un trucco eccessivamente marcato, e dai suoi due figli Slick e Ivan, entrambi legati al consumismo sociale, sopraffatti da  vizi, auto di lusso, gioielli e sesso. Particolare divertente sono i pattini da hockey che Ivan usa sia come scarpe che come armi.
Non si ha nessuna indicazione sulla città, se ne legge solo il nome sul cartello di legno all'inizio del film: Hope Town o "Scum" (feccia) Town. La città è abitata da persone che non hanno la forza di ribellarsi all'oppressione di Drake e che vivono (si fa per dire) la loro inutile vita, sapendo o sperando che da un momento all'altro la morte li colpirà.
La sceneggiatura esprime una netta critica alla società moderna incapace di prendere posizione, compresa l'industria cinematografica: esemplare, a tal proposito, la sequenza in cui un giovane videomaker che, telecamera in spalla, gira per la città filmando qualsiasi cosa gli capiti a tiro,  a metà strada tra gli snuff movie e i video alla Jackass mentre attori reclutati in strada sono costretti a farsi massacrare pur di rimanere in scena e portare a casa i soldi.
Un altro tema fondamentale del film è quello del riscatto sociale e della redenzione che il barbone cerca a tutti i costi, diventando il classico giustiziere delle notte. Di lui si sa poco, nè un flashback nè un dialogo spiegano da dove provenga. L'unica cosa certa è che desidera comprare un tosaerba per curare i giardini dei sobborghi. Ma la violenza gratuita su una donna gli fa scattare qualcosa dentro, trasformandolo così in un vendicatore.
Il barbone diventerà il salvatore della città e il suo fucile darà giustizia a tante persone ormai senza più una speranza.
La metafora del tosaerba e dei giardini ci dà il primo segnale della venuta di un salvatore, pronto ad estirpare l'erba marcia dai fiori. Così il bene molte volte passa dalle mani di colui che per molti è considerato un reietto ed un parassita.
Essendo Eisener il "fratello minore" di Tarantino e Rodriguez, non poteva non farcire il suo film con riferimenti a generi e cinematografie del passato.
Per cominciare c'è una massiccia presenza dell'universo degli exploitation movies: donne seminude che ballano bagnate da fiumi di sangue che fuoriescono da cadaveri senza testa o da giugulari aperte in due, dialoghi osceni su abitutini sessuali dei protagonisti, peni dilaniati dallo sparo di un fucile e per finire ossa umane usate come armi bianche. Gli elementi da film splatter trovano nel tosaerba il continuum con il filone dei killer dotati di motosega che hanno infestato molti dei film horror degl'ultimi trent'anni.
Immancabile è il riferimento al cinema western e al concetto di "taglia": siamo dalle parti dello spaghetti western violento, alla Sergio Corbucci ancor più che alla Sergio Leone.
L'impicaggione ritorna in diversi punti del film ma in modo del tutto innovativo: il nemico si ritrova un tombino attorno al collo e viene fatto sprofondare nei condotti della fognatura, la testa rimane in superficie e legata ad un’automobile che grazie a un cappio la stacca e la porta via come un trofeo di conquista da mostrare.
Si strizza l'occhio anche alle serie televisive ospedaliere, c'è un pò di antica Roma con una scena di duello finale dove è il pubblico a decidere le sorti con un gesto del pollice, senza tralasciare l'universo filmico dei gangster movie e dei film polizieschi.
Diventerà sicuramente un film cult per gli amanti del genere, ma per me già lo è, a tratti anche meglio di Machete.

Hobo With A Shotgun
Regia: Jason Eisener
Soggetto: Jason Eisener, John Davies
Interpreti: Rutger Hauer, Brain Downey, Nick Bateman, Molly Dunsworth
Produzione: Rhombus Media, Whizbang Films Inc., Yer Dead Productions
Fotografia: Karim Hussain
Montaggio: Jason Eisener
Scenografia: Ewen Dickson
Costumi: Sarah Dunsworth
Origine: Canada, Stati Uniti
Anno: 2011

Attilio Lambiase