Un incubo noir nel diabolico esordio di Mr. Nolan

24/10/2011

“Il Cinerigattiere”, rubrica a cura di MARIO TIRINO

“Il Cinerigattiere” continua sulla strada dei grandi registi, analizzandone gli esordi difficili ma vincenti. Tocca in questa sede a Christopher Nolan (Memento, 2000, Insomnia, 2002, Batman Begins, 2005, The Prestige, 2006, The Dark Knight, Il cavaliere oscuro, 2008, Inception, 2010), che nel 1999 esordisce con un lungometraggio che racchiude appieno il suo stile disarmante, schizzato, fatto di continui flashback ed improvvisi cambi di prospettiva. Aiutato da un bianco e nero carico d’effetto, con atmosfere alle volte lynchiane, il regista inglese ci presenta un protagonista perdente che si incamminerà verso la strada dello smarrimento totale fino alla perdita della propria identità. 
Following, presentato al Festival Cinematografico di San Francisco nel 1998, narra la storia di Bill, un aspirante scrittore che, in cerca di ispirazione, comincia a pedinare le persone, trasformando le loro vite in materiale per il suo lavoro. Tutto fila liscio finché Bill si imbatte in Cobb (nome che verrà ripreso nel più famoso Inception), ladro di professione che gli insegna il mestiere. Eccitato all’idea di compiere azioni illegali entrando negli appartamenti altrui, il giovane diventa ben presto oltre che un rapinatore anche un assassino.
Il film è un noir che si comporta da perfetta “opera prima”, abbondando cioè in difetti di gioventù, che Nolan si preoccuperà in seguito di sgrezzare e raffinare. È un piccolo mosaico che si interseca su diverse linee temporali (ben quattro). D’altronde il regista londinese ci ha abituati a questo espediente dell’utilizzo del flashback nei suoi film successivi. Il passato si confonde col presente rendendo la trama, di per sé molto semplice e banale, più complicata a una prima visione per lo spettatore.
Quello che più interessa, invece, sono i personaggi e le loro implicazioni, soprattutto a livello psicologico: Bill (Jeremy Theobald), è uno scrittore squattrinato ossessionato dalle persone e dalle loro abitudini al punto da pedinarle, spiarle e provare un certo eccitamento quando comincerà a svaligiare case con Cobb. Bill soffre di una forma di voyerismo e trasgressione, come comprende subito Cobb. Non è tutto, però. Oltre a questo il protagonista è ossessionato da complessi di inferiorità che rasentano la depressione e lo porteranno a ingannare Cobb, il suo “maestro”, conducendolo di nascosto in casa sua col semplice scopo di farsi analizzare. Quello che ne uscirà non sarà assolutamente la dose di autostima che il giovane scrittore cercava: da qui in poi, in un gioco al ribasso, Bill comincerà a disgregare il proprio io, trasformandosi, prima negli atteggiamenti, poi nell’aspetto, nel suo mentore. Emblematica in tal senso la scelta di Nolan di mostrare il personaggio mentre si taglia i capelli davanti allo specchio. Un gioco di specchi coinvolge successivamente anche un altro protagonista del film, la donna,  classica femme fatale che ingannerà Bill in un perverso gioco di bugie e doppi giochi con Cobb. È infatti significativa l’inquadratura in cui Bill, un attimo prima di baciarla, la osserva indossare un paio d’orecchini (allo spettatore è dato vedere il suo volto solamente attraverso il piccolo specchio sul comodino), ma il suo “doppio volto” porterà anche lei alla rovina. Infine Cobb, il personaggio più ambiguo di tutti,  prenderà sotto la sua ala protettiva il giovane scrittore trasformandolo in una versione di sé con l’unico scopo di incastrarlo per un omicidio che non ha commesso (ma come si vedrà alla fine del film, il piano risulta essere un altro e ben più complesso). Ma appunto la sua ambiguità e l’incomprensibilità delle sue intenzioni ci porterà addirittura a dubitare della sua effettiva esistenza, vedi la scena finale in cui scompare tra la folla o le dichiarazioni del poliziotto che raccoglie la confessione di Bill. Quest’ultima ipotesi porterebbe a un totale ribaltamento dell’interpretazione del film, rivelando Cobb come un doppio di Bill e quest’ultimo non più soltanto come un soggetto asociale, voyeuristico, ma come uno psicopatico dalla doppia personalità capace di creare nella sua mente una complicata ramificazione di eventi al solo scopo rinnegare la sua indole assassina.

Following
Regia
: Christopher Nolan

Soggetto:
Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan

Interpreti:
Jeremy Theobald; Alex Haw; Lucy Russell; John Nolan.
Fotografia:
Christopher Nolan
Montaggio: Gareth Heal; Christopher Nolan

Musica: David Julyan
Produzione: Christopher Nolan; Jeremy Theobald; Emma Thomas
Origine: Regno Unito
Anno: 1998

Antonello Trezza