Che ci fanno insieme De Amicis e Majakovskij?

26/02/2009

ALLA RICERCA DEL FILM PERDUTO

Prima di concepire questa rubrica, mi sono posto una domanda banale, ma necessaria: c’è bisogno, oggi che siamo intasati da inutili pubblicazioni cartacee o virtuali sul cinema, di un ulteriore spazio dove discutere di film?
La risposta può essere positiva, solo a patto che si decida di differenziarsi da tutti quei media – riviste, siti, quotidiani, programmi radiotelevisivi, ecc. –  rigidamente concentrati sull’attualità,  illuminando piuttosto aspetti reconditi, ma non per questo meno interessanti, del patrimonio delle immagini in movimento. La strada che abbiamo scelto prevede di ri-portare alla luce alcuni di quei reperti della Settima Arte ingiustamente seppelliti sotto una coltre di oblìo.
Una premessa per sgombrare il campo dagli equivoci. Non andremo a ruota della stucchevole moda della rivalutazione aprioristica di qualsiasi B-movie: non ci interessa l’estetica del trash, del rozzo e dell’informe, già abbondantemente aizzata dalla periodica celebrazione di filmacci e operine inguardabili.
Il nostro intento è, piuttosto, quello di favorire il recupero di tutte quelle pellicole che, per svariati motivi, sono state espunte dalla memoria degli spettatori e dalle attenzioni di critica e accademia, ma che, a nostro parere, meritano una seconda chance.
Nella Bottega del Cinerigattiere ospiteremo, mischiati senza ordine preciso e con pari dignità, oscure produzioni abborracciate e film d’avanguardia, perle del cinema muto e gioielli del noir, melò e cartoni animati, serie A e serie Z. Accomunati dall’interesse che rivestono per chi scrive e dal fatto di essere stati inopportunamente deposti negli angoli polverosi della grande Filmoteca Universale.
Adesso, bando alle ciance, si chiude il sipario e iniziamo a proiettare…

L’unico film del poeta georgiano in anteprima nazionale a Salerno

Non poteva esserci occasione migliore per inaugurare questa rubrica della notizia dell’anteprima nazionale di Bàryšnja i chuligàn (La signorina e il teppista, 1918), l’unico film sopravvissuto del poeta georgiano Vladimir Majakovskij. Del Majakovskij poeta e tribuno, agitatore politico e drammaturgo, si è detto e scritto molto: molto meno si sa del Majakovskij attore e uomo di cinema. A parte un prezioso capitolo che Angelo Maria Ripellino dedicò all’argomento nel suo classico Majakovskij e il teatro russo d’avanguardia (1959), il rapporto tra il genio di Bagdadi e la Settima Arte è stato praticamente ignorato dagli studiosi. Eppure Majakovskij fu un finissimo teorico del cinema, in grado di coglierne – sebbene in forma di aforismi o fulminee intuizioni – il portato rivoluzionario sull’intera estetica delle arti. Inoltre, da perfetto artista totale, si occupò direttamente di immagini in movimento, progettando sceneggiature, redigendo copioni e, infine, interpretando e dirigendo pellicole. A parte i suoi brevi saggi e parte dei soggetti, del suo cospicuo impegno cinematografico è rimasto solo il citato La signorina e il teppista, rimasto finora inedito nel nostro Paese. A ovviare alla lacuna ci ha pensato la Fondazione Filiberto Menna di Salerno, che in collaborazione con il Laboratorio Audiovisivo del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Ateneo salernitano, nell’ambito del progetto “Arte di Sera”, proietterà il film in anteprima nazionale venerdì 27 febbraio alle ore 20. Nel corso della serata, significativamente intitolata “Visione ed eversione di un artista totale, omaggio a Vladimir Majakovskij”, la pellicola sarà introdotta dagli interventi di Alfonso Amendola, di Stefania Zuliani, responsabile del progetto “Arte di sera”, e di chi scrive. Seguirà la lettura di due poesie di Majakovskij a cura della compagnia teatrale Mordimatti. Infine, la suggestiva proiezione a doppio schermo: alla pellicola originale, sarà affiancato il re-mapping audiovisivo del collettivo di arti multimediali Soundbarrier, che ha lavorato sui materiali originali contaminandoli con umori elettronici e ispirandosi alla visionarietà futurista di Majakovskij. Una visionarietà che il poeta riversò anche in molte delle sceneggiature composte, ma del tutto assente da La signorina e il teppista. Il film, tratto dal racconto La maestrina degli operai (1895) di Edmondo De Amicis, è infatti un tipico melò popolare, che, come scrive Ripellino, “non rivela alcun segno della inventiva metaforica [di Majakovskij] e tralascia gli accorgimenti tipici del futurismo”. In effetti, a uno sguardo superficiale, produce un contrasto stridente vedere l’intellettuale anticonformista e ribelle per eccellenza alle prese con una novella di un cantore della buona borghesia, come De Amicis. Ma si tratta di un dissidio apparente, appunto: nella vicenda del teppista Muroni/Saltafinestra Majakovskij intravedeva più di un motivo di identificazione. Il giovane, violento e attaccabrighe, si innamora della gentile maestrina Varetti e grazie al suo amore si redime. La sceneggiatura, piuttosto rozza, non lasciava molti margini al talento interpretativo di Majakovskij. Eppure sorprende l’intensità con cui egli “sentiva” il personaggio di Muroni, un ribelle antagonista, per nulla inserito nelle convenzioni sociali. Majakovskij/Muroni nel film appare sempre solo, in pose aggressive e violente, spesso pronto a venire alle mani. È nell’incontro con la maestrina, dai modi gentili e raffinati, che il violento teppista trova occasione di riscatto. Le diverse sfumature del personaggio - l’insofferenza alle regole mista alla dolcezza romantica dei suoi gesti (sacrifica la giacca per impedire all’amata di sporcarsi nel fango) – lo rendevano particolarmente adatto alla vena lirica di Majakovskij, il cui anticonformismo conviveva con la fragilità, la passione e i dubbi di un animo tormentato. Il regista Slavinskij, secondo alcune fonti coadiuvato nella direzione del film dallo stesso artista di Bagdadi, che ne curò anche la sceneggiatura, si attiene a una messinscena convenzionale, ma eccelle nella ripresa fotografica degli squallidi quartieri operai, restituiti nel crudo insieme di miseria, sporcizia, degrado che li contraddistingue. Molto credibile anche il casting, assai curato nella scelta dei volti e delle figure degli scolari. Da ammirare il finale, infine, con gli immersivi primi piani sul volto del Majakovskij/Muroni, trasformato dalla prestazione attoriale in un paesaggio emotivo di straordinaria forza drammatica. Merito per questo prodigioso recupero, quindi, alla Fondazione Menna, presieduta da Angelo Trimarco, professore ordinario di Storia dell’Arte presso l’Università di Salerno, e ad Alfonso Amendola, docente di Sociologia dei processi culturali presso lo stesso Ateneo. Proprio a cura di Alfonso Amendola, uscirà nei prossimi mesi, per i tipi dell’editore partenopeo Liguori, un volume che farà il punto sulla complessa e variegata esperienza artistica di uno degli intellettuali più liberi, coraggiosi e innovativi del XX secolo.

Bàryšnja i chuligàn (La signorina e il teppista)
Regia: Evgenij Slavinskij
Soggetto: dal racconto La maestrina degli operai (1895) di Edmondo De Amicis
Sceneggiatura: Vladimir Majakovskij
Interpreti: Vladimir Majakovskij (Il Teppista), Aleksandra Rebikova (La Maestrina), Fyodor Dunayev (Il Preside)
Origine: URSS
Anno: 1918

Mario Tirino