Al KoreaFilmFest: Blades of Blood

11/03/2011

Titolo originale: Gooreumeul beoeonan dalcheoreom
Regia: Lee Joon-Ik
Cast: Hwang Jung-min, Cha Seung-won, Han Ji-hye, Baek Sung-hyun, Kim Chang-hwan
Produzione: Corea
Genere: Azione
Anno: 2010
Durata: 108
Voto: 6


Nell’anno 1592 il daimyo Toyotomi Hideyoshi, il quale aveva da poco unificato il Giappone, propose alla Corea un accordo diplomatico volto a concedere il diritto di transito alle sue truppe, dirette verso la Cina. Al rifiuto opposto da Re Sojo, alleato dei Ming, Toyotomi inviò nel paese 160.000 uomini, che sbarcarono a Pusan. Meglio addestrati e con armi da fuoco più moderne, i giapponesi non ebbero difficoltà a spazzare via i coreani e in tre settimane conquistarono Seoul, mentre il Re e la sua Corte fuggirono a Pyongyang. Questo è il periodo storico che fa da sfondo alle vicende narrate nel premiatissimo (dal Ministero della Cultura) manhwa “Like the Moon Escaping from the Clouds” di Park Heung-yong, da cui Lee Joon-Ik ha tratto “Blades of Blood”.
Il manhwa evidenziava i conflitti e le ineguaglianze sociali dell’era Chosun; di conseguenza i tre protagonisti non hanno nulla di eroico, ma sono dei diseredati che appartengono agli strati più deboli della società: il figlio bastardo di un nobile e di una concubina, un agopunturista cieco e una gisaeng. Questi personaggi ruotano attorno ad una figura assente, quella di Lee Mong-hwak, il carismatico leader della Grande Alleanza, nata per contrastare l’immobilismo di Re Sojo e l’avanzata dei giapponesi, che mira a spodestare la dinastia Chosun e a diventare Re. Ognuno dei tre ha le proprie ragioni per trovare Lee Mong-hwak: Hwang Jeong-hak è un suo antico alleato, che decide di ostacolarlo quando si rende conto che Lee mira unicamente al potere; Park-ji è la donna abbandonata da Lee, che non si rassegna alla perdita dell’unico uomo che abbia mai amato; Kyeong-ja è il figlio illegittimo di un nobile, oppositore politico di Lee e perciò ucciso da quest’ultimo, che giura di vendicarne la morte.
Lee Joon-Ik non è nuovo al genere del dramma storico, basti pensare a quel “The King and the Clown” (2005) che rimane tuttora uno dei migliori incassi del cinema coreano di tutti i tempi, ma questa volta il risultato è opaco. Diviso tra epica e farsa, tra il romanzo picaresco e l’affresco storico, “Blades of Blood” stenta a trovare un punto d’equilibrio soddisfacente e la lotta tra queste due anime contrastanti si risolve in un’impasse. Inoltre la scelta di focalizzare l’attenzione sul rapporto tra l’imbranato Kyeong-ja e Jeong-hak, agopunturista cieco che, alla stregua di Zatoichi, è anche un formidabile spadaccino, dà vita ad alcuni saporiti intermezzi comici ma rischia di lasciare nell’ombra tutto il resto. Il passaggio di Lee Mong-hwak da rivoluzionario ante litteram, che si batte per l’eguaglianza sociale, a uomo assetato di potere, che non esita a eliminare i suoi stessi alleati, è lasciato sullo sfondo, così come nulla sappiamo del rapporto pregresso tra Lee e Jeong-hak, o di quello tra Lee e la bella gisaeng innamorata. Sono tutti elementi dati per scontati che presuppongono la conoscenza del manhwa originale, ma che non si è riusciti a rendere efficacemente in fase di scrittura. Data l’intrinseca debolezza della sceneggiatura, i conflitti e le tensioni che dovrebbero animare i rapporti tra i protagonisti scivolano in secondo piano, sfilacciandosi progressivamente tra una scena d’azione e l’altra.
La satira, che era uno dei punti di forza di “The King and the Clown”, ben si addice al regista, il quale ha reso molto bene il tono sarcastico e ironico di Park Heung-yong, sia nel descrivere il dolore e il disagio delle classi inferiori, che nel ridicolizzare i vacui rituali di Palazzo. I contrasti e gli intrighi politici della Corte, divisa in due fazioni contrapposte (Tongin e Soin), rispettano effettivamente l’assurdità della realtà storica, per cui se una parte metteva in guardia dall’avanzata del nemico, l’altra la negava recisamente, ma qui hanno il sapore esasperato della black comedy. Nonostante personaggi fuori fuoco e motivazioni fuori campo, gli attori sono tutti all’altezza, specialmente Cha Seung-won (Lee Mong-hwak) e Hwang Jung-min (Jeong-hak), mentre la regia di Lee Joon-Ik (premiata al Fantasia Film Festival) è tecnicamente inappuntabile, soprattutto nelle scene d’azione.

Nicola Picchi