The Unjust

02/05/2011

Titolo originale: Moo-dang-geo-rae
Regia: Ryoo Seung-wan
Cast: Hwang Jeong-min, Ryoo Seung-beom, Yoo Hae-jin, Jo Yeong-jin, Jeong Man-shik, Oh Jeong-se
Produzione: Corea
Genere: Thriller
Anno: 2011
Durata: 120
Voto: 6.5


Un serial killer terrorizza Seoul, e la polizia uccide il principale indiziato. Il capitano Choi Cheol-gi viene messo a capo dell’inchiesta, con l’incarico di far sparire il cadavere del malcapitato e di individuare il vero assassino. Il poliziotto ha anche altri problemi, essendo stato messo sotto inchiesta dagli Affari Interni per i rapporti del cognato con Jang Seok-gu, ex gangster diventato imprenditore. Choi è infatti sospettato di aver arrestato per irregolarità fiscali il diretto rivale di Jang, il costruttore Kim Yang-soo, solo per consentire a Jang di aggiudicarsi un importante appalto per la costruzione di un grattacielo. Ma Kim è lo sponsor di un brillante Procuratore, Joo Yang, il quale inizia a indagare sul conto di Choi.
Settimo lungometraggio di Ryoo Seung-wan dopo il parodistico “Dachimawa Lee”, “The Unjust” è un thriller di smaltato cinismo, probabilmente il suo miglior film dai tempi di “Crying Fist”. Basandosi su una ferrea sceneggiatura di Park Hoon-jeong (I Saw the Devil), prolifica di digressioni senza essere dispersiva, Ryoo impagina un noir che ha l’ambizione dell’affresco sociale, mettendo a nudo i meccanismi ormai endemici che governano il funzionamento della società, coreana e non solo. In una prevedibile situazione di corruzione e clientelismo, i protagonisti arrancano come mosche nella ragnatela che essi stessi hanno contribuito a creare, cercando di rimediare ai propri errori di valutazione. Choi si è visto troppe volte scavalcato nelle promozioni per non cercare di risolvere a tutti i costi il caso che gli è stato affidato, anche a costo di fabbricare ad arte un falso colpevole con l’aiuto di Jang Seok-gu, un capro espiatorio da dare in pasto all’opinione pubblica. Il Procuratore Joo Yang deve tutelare gli interessi del suo principale sostenitore, Kim Yang-soo, e allo stesso tempo mettersi al riparo dalle indagini di Choi, che rischiano di portare alla luce i suoi rapporti poco ortodossi con l’imprenditore. La lotta senza esclusione di colpi tra i due protagonisti, egualmente corrotti, è anche uno scontro tra due classi sociali in cui, com’è ovvio, la più debole e sacrificabile avrà la peggio, mentre l’altra troverà sempre la maniera di cavarsela. Seoul è il formicaio in cui si ambienta questa cruenta battaglia per la sopravvivenza, e set privilegiati sono gli interni in cui si celebrano riti e macchinazioni del potere, gli uffici della Procura, le stazioni di polizia e gli innumerevoli ristoranti dove i protagonisti ordiscono le loro trame. Ogni oscillazione nella ragnatela provoca una vibrazione, ogni atto ha delle conseguenze che si ripercuotono sull’intera struttura. Sono assenti pathos, amarezza o senso del tragico, Choi e Joo sono semplici ingranaggi necessari al funzionamento della macchina sociale, che entrano in rotta di collisione. Vista l’ironica amoralità di fondo, il loro unico torto è quello di seguire le regole del gioco, che altri hanno creato per loro, e il regista/osservatore li ha posti sotto il vetrino di un microscopio con tutto il distacco di chi compie un esperimento scientifico.
Ryoo è particolarmente abile nel tenere insieme le giunture attraverso cui si articola una sceneggiatura così complessa, giustapponendo le scene secondo un principio di azione e reazione e imprimendo un ritmo sostenuto all’affastellarsi degli eventi, inizialmente alquanto disorientante. Si potrà obiettare che lo stereotipo (di caratteri e situazioni) è sempre dietro l’angolo, ma non sembra che le pretese del regista fossero differenti da quelle di realizzare un buon thriller potenziato da un freddo sarcasmo tutto coreano. Ottima prova dell’intero cast, dal Choi di Hwang Jeong-min (Blades of Blood) al Jang di Yoo Hae-jin (Moss), mentre svetta il solito Ryoo Seung-beom (Crying Fist, The Servant), che esibisce con marcato gigionismo tutta l’isterica arroganza della classe dirigente. “The Unjust”, già presentato al Festival di Berlino, si è aggiudicato due nomination agli ultimi Asian Film Awards per la migliore sceneggiatura e per Ryoo Seung-beom come migliore attore non protagonista.

Nicola Picchi