Himizu

04/11/2011

Regia: Sono Sion
Cast: Shōta Sometani, Fumi Nikaidō, Tetsu Watanabe, Mitsuru Fukikoshi, Denden, Megumi Kagurazaka, Ken Mitsuishi
Produzione: Giappone
Genere: Drammatico
Anno: 2011
Durata: 129
Voto: 7.5


Il quattordicenne Sumida abita con la madre in una baracca e i due vivono noleggiando barche per le gite sul lago. Attorno alla sua abitazione sorge una piccola comunità di persone che hanno perso la casa durante lo tsunami, e che si arrangiano in alloggi di fortuna. Il padre è un alcolista che si fa vivo occasionalmente per picchiarlo ed estorcergli del denaro, mentre la madre lo abbandona per andarsene con il suo amante. Sumida può contare solo sulla solidarietà dei suoi colleghi di sventura e sull’amore di Chazawa, una sua compagna di classe, per andare avanti e superare le avversità.
L’incipit è folgorante: i versi di François Villon, poeta “maudit” ante litteram, e un piano sequenza lungo le coste di Ishinomaki, sconvolte dallo tsunami. Sono Sion unisce il manga di Minoru Furuya alla triplice catastrofe che ha colpito il nord del Giappone nel marzo 2011, evitando qualsiasi retorica. Viscerale, urlato, mai riconciliato come tutto il suo cinema, “Himizu” conferma Sono, se mai ce ne fosse ancora bisogno, come il regista più significativo della sua generazione.
Le immagini dei protagonisti attoniti che brancolano tra relitti e rottami, con la sola colonna sonora del ticchettio del contatore Geiger, sono indimenticabili e necessarie. Ad essere radioattive non sono solo le coste del Giappone, ma anche la famiglia e la società nipponica. Quella di Sumida è l’ennesima famiglia disfunzionale della filmografia del regista. Il padre gli augura costantemente la morte, mentre la madre lo ignora. Le cose non sono differenti per Chazawa, i cui genitori, in un vertice di esilarante humour nero, innalzano un patibolo domestico a lei destinato. Il mantra è uno solo: “Non abbiamo bisogno di te”.
Il desiderio di Sumida di essere un “Himizu”, una specie di talpa che vive sottoterra senza attirare l‘attenzione, rappresenta allora il sogno della normalità, o meglio il suo miraggio inaccessibile. Chazawa, la quale perseguita Sumida con un amore ossessivo ai limiti dello stalking, è colei che può rendere concreta e tangibile la sua aspirazione, il suo unico legame con una realtà non ancora degradata.
I due ragazzi rappresentano l’innocenza, ma non solo; Chazawa e Sumida, come evidenziato più volte nel corso della storia, sono il futuro, una generazione non ancora contaminata dalle colpe dei padri. Tutti gli altri, dai genitori agli yakuza fino ai rappresentanti del governo, che si affacciano impotenti dagli schermi televisivi, simboleggiano il passato, una generazione che ha fallito costruendo una società insostenibile, e i cui tragici errori di valutazione hanno condotto il paese alla catastrofe nucleare di Fukushima.
Dopo la morte del padre, Sumida sprofonda nella follia e si aggira per le strade con un coltello da cucina: vuole uccidere tutte le “persone cattive”. Ma come lui ce ne sono molti altri, una generazione senza punti di riferimento, ragazzi la cui litania è sostanzialmente diversa da quello dei loro genitori ma ad essa conseguenziale: “Chi sono io?”.
Il regista ha riscritto la sceneggiatura di “Himizu”, già terminata, dopo il marzo 2011, ed è riuscito a fondere con fluidità gli avvenimenti reali con l’elemento grottesco presente nel manga. Il risultato è una narrazione fluviale e digressiva, rabbiosa e brutale, tragica e umoristica assieme, che per la prima volta si apre a un commovente messaggio di speranza. L’esortazione finale di Chazawa a riconoscere i propri errori e a “non mollare” è rivolta non solo a Sumida, ma a un intero popolo.
L’innovazione consiste nel fatto che Sono Sion, pur affrontando le sue tematiche consuete, lascia balenare l’ipotesi di un riscatto, il desiderio di lasciarsi alle spalle le macerie del passato invece di rimanerne schiacciati, la speranza di una ricostruzione e di una nuova partenza. Se questo sia dovuto ad un processo di crescita personale o alla necessità di lasciare da parte il suo sarcastico nichilismo dinanzi a un’immane catastrofe, è una questione che rimane aperta.
Furori adolescenziali e colluttazioni prepuberali hanno fatto vincere a Shōta Sometani e a Fumi Nikaidō un meritatissimo Premio Mastroianni a Venezia, ma nel cast si trovano molti affezionati di Sono, quali Denden (Cold Fish) e Mitsuru Fukikoshi (Love Exposure).
Già in concorso a Venezia, “Himizu” è stato acquistato dalla Fandango per la distribuzione italiana, permettendo finalmente al regista di acquisire una maggiore visibilitá anche nel nostro paese.

Nicola Picchi