The Front Line

01/12/2011

Titolo originale: Gojijeon
Regia: Jang Hoon
Cast: Shin Ha-kyun, Go Soo, Lee Je-hoon, Ryu Seung-soo, Ko Chang-seok, David Lee, Ryoo Seung-yong, Kim Ok-bin
Produzione: Corea
Genere: Drammatico
Anno: 2011
Durata: 133
Voto: 7

Nel gennaio 1953 il tenente Kang Eun-pyo viene inviato al fronte per indagare su due eventi, che secondo i suoi superiori fanno sospettare la presenza di una spia comunista: la spedizione della lettera di un soldato nordcoreano avvenuta attraverso la posta militare e la morte di un capitano, ucciso con un’arma in dotazione all’esercito sudcoreano. Arrivato alla compagnia “Alligator”, incontra il suo vecchio amico Kim Su-hyeok, che credeva disperso in azione, e inizia a diffidare di lui.
Scritto da Park Sang-yeon, già autore del romanzo “DMZ” da cui fu tratto “Joint Security Area”, “The Front Line” condivide con il film di Park Chan-wook sia la tematica che lo spunto iniziale, ovvero quello investigativo. Jang Hoon, dopo “Rough Cut” e “Secret Reunion”, prosegue nella sua esplorazione delle dinamiche sociali di universi declinati al maschile, e lo fa seguendo le solide convenzioni del film di ambientazione bellica. Il tenente Kang, con scarsa esperienza del fronte, si trova davanti a una situazione potenzialmente esplosiva. La disciplina è l’ultima delle preoccupazioni della compagnia “Alligator”: gli uomini per resistere al gelo indossano divise dell’esercito di Kim Il-sung sopra quelle regolamentari, il capitano Shin Il-yeong è un morfinomane, e nell’accampamento i soldati tengono con loro alcuni orfani di guerra. Sono inoltre sotto la costante minaccia di un letale cecchino soprannominato “Due Secondi”, quelli che intercorrono tra la caduta della vittima e l’eco dello sparo. Ma il mistero della lettera viene presto risolto. In spregio all’ortodossia militare i soldati del Sud e quelli del Nord si scambiano piccoli regali, che depositano in un nascondiglio segreto: i primi lasciano sigarette e cioccolata, i secondi vino di riso e lettere per i familiari rimasti al sud. Il senso del dovere di Kang va in frantumi davanti alla realtà della guerra, e la sua indagine si sfalda progressivamente, perdendo d’importanza man mano che il tenente condivide con i soldati la monotonia della vita di trincea e l’assurdità dei ripetuti assalti. E a quel punto la singola morte del capitano diventerà non solo irrilevante di fronte alle insensate atrocità quotidiane, ma anche motivata dall’incompetenza degli ufficiali che mandano i loro uomini al macello. Il compito della compagnia “Alligator” è infatti quello di prendere possesso di Aerok Hill (forse ispirata alla Pork Chop Hill di famigerata memoria), una collina d’importanza strategica che, con snervante regolarità, viene conquistata un giorno per essere perduta quello successivo. In vista della firma dell’armistizio, le cui trattative si trascinano da due anni, Aerok Hill sta per assumere un’importanza ancora maggiore, dato che si trova all’altezza del 38° paralello e la sua conquista inciderebbe in maniera considerevole sul nuovo confine tra le due Coree.

I personaggi sono ben caratterizzati, pur attingendo a tipologie stereotipate quanto inevitabili: l’inesperta recluta diciassettenne, il sergente veterano della guerra di liberazione contro il Giappone, l’ufficiale impazzito dopo un evento traumatico, il soldato che ha smarrito l’umanità residua diventando una macchina per uccidere. Punti di riferimento per Jang sono naturalmente capolavori antimilitaristi quali “Orizzonti di gloria” o “Full Metal Jacket” e, rimanendo nell’ambito del cinema coreano, “Taegukgi” di Kang Je-gyu. Quella di Corea è stata una guerra più subita che voluta, e il tema della lotta tra fratelli che non sanno perché siano costretti a battersi fra di loro, o comunque lo hanno dimenticato, è più volte ribadito. Lo stratagemma del nascondiglio condiviso attraverso il quale scambiarsi lettere e messaggi svolge la funzione di evidenziare il forte legame emozionale tra i due eserciti. Quel vincolo di carne e sangue impossibile da recidere, che porterà i due schieramenti a intonare la stessa, malinconica canzone, e Su-hyeok a portare sul cuore la fotografia della ragazza che lo ucciderà. Ugualmente sottolineata è la follia delle gerarchie militari dei rispettivi eserciti che, 12 ore prima che l’armistizio entri in vigore, decidono di lanciare i loro uomini all’attacco per strappare al nemico un ultimo lembo di terra.
Alieno dalla retorica guerresca, all’opposto del recente “71: Into the Fire” di Lee Jae-han, Jang Hoon mantiene un dolente sguardo umanista, ben sintetizzato nel dolly finale sulla collina-formicaio, cosparsa di cadaveri. Si conferma inoltre regista tutto al maschile (l’unica donna è un micidiale cecchino), in grado di tirare fuori il meglio dai suoi attori, tutti notevolissimi, a cominciare dall’esordiente Lee Je-hoon (Shin Il-yeong) e dai vetrani Shin Ha-kyun (Thirst, No Mercy for the Rude) e Go Soo (Haunters). All’altezza la fotografia di Kim Woo-hyung (Late Autumn), il quale utilizza una tavolozza cromatica che va dall’ocra al marrone, le stesse tonalità delle uniformi, del fango, delle trincee e dei tunnel scavati nei fianchi di Aerok Hill.
Vincitore di quattro premi, tra cui quello di miglior film, ai prestigiosi Daejong Film Awards, di due premi minori ai Blue Dragon Film Awards, premiato come miglior regia e miglior film dall’associazione dei critici coreani (KAFC), “The Front Line” è stato scelto per rappresentare la Corea alle selezioni per l’Oscar 2012 per il miglior film straniero. In attesa dell’imminente uscita del blockbuster “My Way” di Kang Je-gyu, con Joe Odagiri e Jang Dong-kun, che dimostra come il tema della guerra civile non abbia smesso di appassionare i coreani.

Nicola Picchi