Hindsight

16/01/2012

Titolo originale: Pureun Sogeum
Regia: Lee Hyun-seung
Cast: Song Kang-ho, Shin Se-kyung, Yoon Yeo-jeong, Chun Jung-myung, Kim Min-jun
Produzione: Corea
Genere: Thriller
Anno: 2011
Durata: 121
Voto: 5

Il leggendario gangster Yoon Doo-hun si è ritirato a vita privata a Busan, e sogna di aprire un ristorante. Frequentando la scuola di cucina, incontra la giovane Se-bin, senza sapere che la ragazza ha il compito di sorvegliarlo.
Ritorno alla regia di Lee Hyun-seung a undici anni dagli slittamenti temporali de “Il Mare”, mélò che meritò il dubbio onore di un remake americano, “Hindsight” si è rivelato un flop sia di critica che di pubblico, nonostante la presenza di un grande attore come Song Kang-ho. Neanche lui, infatti, è in grado di operare miracoli, avendo a disposizione una sceneggiatura (dello stesso regista) improbabile, con dialoghi risibili e personaggi monodimensionali. Un fallimento di alto profilo visti i nomi coinvolti, ma senza dubbio meritato. Caramellato nella fotografia ai limiti dell’intollerabilità, alla maniera di alcune commedie coreane, “Hindsight” soffre di una sceneggiatura farraginosa, inutilmente complicata e densa di clichè, che si accumulano l’uno sull’altro senza costrutto. La miscela di generi (mélò, commedia, gangster movie) operata da Lee è auspicabile se si è in grado di assicurare un certo grado di coerenza all’insieme, altrimenti c’è il rischio di inabissarsi nel velleitario, come infatti è accaduto al regista.
L’incipit è ridicolmente esasperato: Se-bin spara a Doo-hun, che precipita in slow-motion in una salina. A questo punto parte il provvidenziale flashback, che ci svela i retroscena della vicenda. In punto di morte il boss Man-gil, investito da un’auto, ha designato Yoon come suo successore. Accade però che non tutti condividano questa sua decisione, e che il malcapitato Yoon venga prima posto sotto sorveglianza, e poi condannato a morte. Le inevitabili complicazioni coinvolgono una gang di Busan con cui Eun-jung, amica di Se-bin, è pesantemente indebitata, e la mafia di Seoul, che affida il contratto a un’agenzia di hitman, guidata con pugno di ferro dalla venerabile Yoon Yeo-jeong di “The Housemaid”, la quale, occhialoni anni ’60 compresi, nel ruolo di Madame Kang non avrebbe sfigurato nella parodia “Dachimawa Lee di Ryoo Seung-wan.
Il nocciolo della questione è che Doo-hun e Se-bin s’innamorano, e la ragazza è alquanto riluttante a portare a termine l’incarico. Tutto è glamour in maniera fastidiosamente artificiosa, dalle ambientazioni alla stucchevole fotografia di Kim Byeong-seo, fino alle oleografiche inquadrature dei panorami e della spiaggia di Busan, che non stonerebbero in un calendario dell’ente del turismo. Lo stile eccessivo, glassato e stucchevole contrasta in maniera stridente con la materia del film, e non valgono due sequenze ottimamente costruite, quali l’aggressione a Doon-ho nell’appartamento o l’inseguimento in auto nella campagna, a risollevare le cose. Un confuso plot secondario che coinvolge Eun-jung, Se-bin e una partita d’eroina si accredita tra le divagazioni non necessarie, mentre il finale, assurdo e imbarazzante, affonda definitivamente “Hindsight”. Tra l’altro il titolo internazionale è immotivato, mentre quello originale (sale blu) ha a che fare con le ossessioni culinarie di Doo-hun, con la salina in cui si ambienta il sottofinale, e con un escamotage conclusivo che è meglio non svelare. Viene voglia di raccomandare a Lee Hyun-seong di attendere altri undici anni prima di proporre la sua prossima opera, e magari di affidarsi nel frattempo a uno sceneggiatore professionista. L’inconsistenza dei caratteri è infatti, assieme allo stile fine a se stesso, l’altro grande problema del film. Né Se-bin, ex promessa del tiro al bersaglio la cui carriera è stata stroncata da un incidente stradale, né il serafico Doo-hun sono minimamente credibili, e non valgono le scandalizzate osservazioni di One-Eye sulla differenza d’età della coppia, nè il fatto che i due piccioncini trascorrano una serata al karaoke o andando a vedere “Sunny”, a farci credere nemmeno per un attimo alle loro schermaglie amorose. Song Kang-ho se la cava con la consueta professionalità e un impegno degno di miglior causa, sopravvivendo con dignità all’insipienza dello script, e anche Shin Se-kyung (Se-bin) è discretamente brava nel ruolo della killer controvoglia.
Sostanzialmente una storia d’amore tra un’assassina e il suo bersaglio, “Hindsight” si può raccomandare solo ai fan di Song Kang-ho, mentre gli altri possono tranquillamente astenersi.

Nicola Picchi