Sunny

10/04/2012

Titolo originale: Sseoni
regia: Kang Hyung-Chul
genere: commedia
durata: 135 min.
nazione: Corea del sud
anno: 2011
cast: Yoo Ho-Jeong, Jin Hee-Kyung, Ko Su-Hee, Hong Jin-Hee, Lee Yeon-Kyung, Shim Eun-Kyung, Kang So-Ra, Kim Min-Young, Park Jin-Joo, Nam Bo-Ra, Kim Sun-Kyung, Kim Bo-Mi, Min Hyo-Rin, Kim Shi-Hoo
Voto: 6,5


Na-mi è una giovane donna sposata, con una buona posizione sociale, che accudisce il marito e la figlia. Un giorno, mentre si trova in ospedale per assistere sua madre, le sembra di riconoscere in una donna che occupa una stanza singola di fianco, una sua vecchia amica dei tempi della scuola.

Na-mi è una donna che si può dire soddisfatta. La sua vita è piacevole, ha una bella casa, un marito con una buona posizione sociale e una figlia adolescente. Di tanto in tanto il ricordo dei tempi della scuola si affaccia alla sua mente, ma lei è svelta a ricacciarlo indietro. Fino a che un giorno, per caso, incontra la sua vecchia amica Chun-Hwa che si trova in ospedale per un cancro all’ultimo stadio. Lei le chiede il favore di riunire il vecchio gruppo del liceo e Na-mi si mette alla ricerca delle amiche.

Sunny combina bene i toni della commedia nostalgica con il dramma della malattia, raccontando la storia di un gruppo di donne che si ritrovano venticinque anni dopo la fine della scuola, mentre sullo sfondo vediamo una nazione che in quegli stessi pochi anni ha visto cambiare drasticamente il proprio ordinamento politico e la sua situazione economica.
Gli ingredienti per attrarre ci sono tutti, e sono usati con maestria. Come già nel precedente Scandal Makers, Kang Hyung-Chul mescola bene le carte fino a chiamare in causa tutti i sentimenti che è possibile evocare in uno spettatore, toccando le corde della nostalgia e dell’implacabile incedere del tempo.
Gli anni della scuola, si sa, sono per tutti un periodo di grande apprendistato, oltre che al lavoro del futuro, alle relazioni umane e alla reale capacità di ciascuno di fare appello alle proprie risorse nel primo vero esperimento di vita fuori dalla famiglia. Alternando sapientemente il passato con il presente, e mostrando così le disillusioni che la vita ha portato a ciascuna delle protagoniste, Kang Hyung-Chul prepara il terreno per l’identificazione da parte dello spettatore, unica vera arma imbattibile per la riuscita di un film che tratta temi così universali.
Ed è proprio strizzando l’occhio all’universalità delle illusioni adolescenziali che Kang Hyung-Chul circuisce lo spettatore fino a ottenerne la resa totale nelle scene più intense. Na-mi è una donna forte, che ha scoperto tardi la sua capacità di realizzarsi, e nel mettere al servizio dell’amica la sua ormai sprecata abilità, si riscopre capace di vivere in prima persona la propria vita, non più solo come il riflesso di un uomo o il sostegno di una figlia.
La cosa che salta all’occhio, però, più che l’universalità dei sentimenti e delle illusioni, è la trasversalità dei riferimenti culturali. Na-mi, che ha pressappoco l’età di chi era adolescente negli anni ottanta, ha gli stessi ricordi e le stesse colonne sonore di chi aveva la sua età in qualsiasi altra parte del mondo. Pur conservando qualche riserva sul fatto che la musica americana degli anni ottanta fosse ascoltata anche nella Corea del periodo della dittatura militare, lo spettatore non può evitare di riconoscere una certa universalità di temi e di esperienze. Ed è a questa comunione che mira il furbo Kang Hyung-Chul che, attingendo ai ricordi di intere schiere di quarantenni, gioca benissimo le sue carte e confeziona un lavoro impeccabilmente sottile. Non è tanto il fatto di sentirsi così abilmente manipolati però a tenere desto il senso di straniamento dello spettatore, quanto la sensazione di esser stati giocati con la propria inconsapevole complicità.

La prova eccellente dell’intero cast accentua la sensazione di spiare dal buco della serratura la vita reale di un gruppo di signore benestanti, di mezza età, che si incontrano in nome dell’amicizia che le ha tenute unite ai tempi della scuola.
E la regia frizzante e colorata regala ottimi spunti di riflessione, e qualche autentico momento esilarante, sia con la complicità del tono nostalgico con cui mostra il passato, che nel più realistico e sobrio presente.
La versione director’s cut differisce da quella distribuita in precedenza per l’aggiunta di due scene, una nel passato in cui seguiamo la fuga e la resa al regime militare del fratello di Na-mi e una nel presente, in cui Na-mi incontra il fratello ex attivista, divenuto avvocato per i diritti civili.
Il film ha meritatamente ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Migliore Regia al Daejong Film Awards ed è stato uno dei titoli di maggiore incasso in Corea nella stagione passata.

Anna Maria Pelella