The Viral Factor

29/04/2012

Titolo originale: Yi zhan
Regia: Dante Lam
Cast: Jay Chou, Nicholas Tze, Lin Peng, Andy On, Bai Bing, Liu Kai-chi, Carl Ng, Philip Keung
Produzione: Hong Kong, Cina
Genere: Azione
Anno: 2012
Durata: 122
Voto: 6.5


Man Jon è un membro della scorta incaricata di proteggere il batteriologo Kannar, che sta elaborando una forma di vaiolo geneticamente modificata. Tradito da Sean, il quale sequestra lo scienziato e uccide la fidanzata di Jon lasciando quest’ultimo con un proiettile in testa, Jon ha solo due settimane di tempo prima di rimanere paralizzato. In visita dalla madre a Pechino, viene a sapere di avere un fratello maggiore, Man Yeung, che vive assieme al padre in Malesia. Jon parte per Kuala Lumpur scoprendo che Yeung, un piccolo criminale, è stato incaricato da Sean di rapire la virologa Rachel Kan per ricostruire il virus.
Il salto nel vuoto compiuto da Dante Lam è simile a quelli, numerosissimi, di Nicholas Tze in “The Viral Factor”. A differenza dell’indistruttibile Nicholas, il regista ne esce con le ossa rotte. Il vuoto, nella fattispecie, sarebbe quello dei blockbuster di stampo hollywoodiano, in cui al dispendio di mezzi non corrisponde un impiego equivalente di materia cerebrale. Tessitore di personalissimi racconti morali, thriller-mélò che uniscono sapientemente la profondità delle psicologie all’azione più esplosiva, Lam non raggiunge questa volta i vertici di “Beast Stalker” e “The Stool Pigeon”, e nemmeno del meno riuscito “Fire of Conscience”. La sceneggiatura, tratta da un soggetto di Candy Leung e scritta assieme al fidato Jack Ng, si adagia pigramente sugli standard qualitativi dell’action americano, risultando talmente superficiale e generica che i personaggi, sommariamente abbozzati, non riescono a colmare il vuoto pneumatico degli spari, delle esplosioni e degli incidenti d’auto.
Il côté melodrammatico è artificioso, oltremodo eccessivo e allo stesso tempo sviluppato in maniera troppo esile per coinvolgere emotivamente lo spettatore. Tutti i personaggi sono portatori di handicap significativi, riflesso di cicatrici interiori: la madre Fung Ling è un’invalida in sedia a rotelle; il padre Man Tin è zoppo, con una gamba artificiale; Jon ha un proiettile nel cervello, che gli provoca forti giramenti di testa. All’opposto, Man Yeung sembra apparentemente indistruttibile, considerata la sua propensione a gettarsi dai piani alti degli edifici. La vertigine (di Jon) e il salto nel vuoto (di Yeung) ambiscono a farsi figura retorica, metafora dei consueti temi di colpa ed espiazione, ma il tragico è solo di facciata. Complice un abuso di inverosimili snodi narrativi che azzerano la sospensione dell’incredulità, il dramma familiare e i rapporti tra i personaggi slittano in secondo piano.
“Che coincidenza!”, esclama il poliziotto corrotto Russell parlando al telefono con Sean, e questo commento potrebbe essere la tagline di “The Viral Factor”. Per caso, infatti, Jon s’imbatte in Yeung che sta sequestrando Rachel dopo il suo arrivo all’aeroporto. Ancora per caso, incontra il padre Man Tin mentre sta per essere malmenato dai creditori. Sempre per caso, si trova seduto in un bar mentre Yeung scatena l’inferno per le strade dopo aver rubato un campione del virus. Più che di coincidenze si dovrebbe parlare di sbrigative scorciatoie, utili solo a portare avanti la trama fino alla sparatoria successiva. Quello che era il fulcro dei precedenti lavori di Lam, si dissolve nei boati delle esplosioni e nella frenesia degli inseguimenti. Jon e Yeung sono moralmente agli opposti, uno poliziotto e l’altro ladro, ma i presunti conflitti morali del protagonista, legge vs famiglia, sono liquidati in un battito di ciglia; senza contare che l’incontro sotto una pioggia di pallottole tra i due fratelli, è presumibilmente la più breve riconciliazione familiare della storia del cinema.
Jay Chou (Jon) recita tutto in levare, ed è nettamente surclassato dall’istrionico Nicholas Tze (Yeung), che aggiunge un nuovo tassello alla sua nutrita galleria di disperati; Andy On (Sean) è un passabile antagonista, mentre Lin Peng (Rachel) adempie al suo ruolo, del tutto strumentale, di damigella in pericolo.
“The Viral Factor” è la retromarcia terminale di Lam verso l’action puro, e può essere apprezzato solo in quest’ottica. Difatti, la regia è di balistica precisione per quanto concerne le traiettorie dei proiettili, ma si disinteressa di tutto il resto. Galvanizzati dall’alto budget a disposizione (17 milioni di dollari) Lam e il suo coreografo Chin Ka-Lok sgranano una collana di stupefacenti sequenze d’azione, dalla Giordania a Kuala Lumpur, impiegando pochissimi effetti CGI. Tutte scene con l’inconfondibile impronta del regista, soprattutto le sequenze di close-combat, in grado di far impallidire qualsiasi action d’oltreoceano. Per qualsiasi altro autore sarebbe un buon risultato, per Dante Lam è solo un passo indietro.

Nicola Picchi