The Taste of Money

25/02/2013

Titolo originale: Do- Nui Mat
Regia: Im Sang-soo
Genere: drammatico
Durata: 114 min.
Anno: 2012
Nazione: Corea del sud
Cast. Kim Kang-woo, Kim Hyo-jin, Baek Yun-shik, Yoon Yeo-Jung, On Joo-Wan


Young-jak è un giovane assistente del magnate Yoon. Col suo sguardo disincantato osserva tutto quel che lo circonda, ma non potrà evitare di rimanere coinvolto negli intrighi della potente famiglia.

Im Sang-soo torna ancora una volta a raccontare di una famiglia molto diversa dalla media delle persone che abitano Seul. Una velata allusione lasciata cadere in un dialogo tra madre e figlia ci dice che si tratta della stessa famiglia rappresentata in The Housemaid, la quale ha continuato a fagocitare le persone che hanno la sfortuna di lavorare per loro.
Young-jak è un efficiente giovanotto che segue il suo capo e porta per lui enormi trolley pieni di soldi che serviranno a comprare il loro diritto di continuare a infrangere la legge per arricchirsi.
La storia si evolve lentamente, tra la costituzione di una holding internazionale che dovrebbe fruttare soldi a palate e incontri sessuali leggermente sopra le righe. Yoon commette però l’errore di innamorarsi  della cameriera filippina, e da quel momento le cose prenderanno una piega sgradevole per tutti. Young-jak assiste impotente all’esplosione di cattiveria e finisce per essere coinvolto molto più di quello che avrebbe desiderato. I soldi non sono un problema e Madame Baek, moglie potente e molto sola, potrebbe arricchirlo all’istante. Ovviamente ci sono cose che il denaro non potrebbe comprare, ma per quelle c’è sempre qualche altra seduzione possibile.

Lo sguardo è impietoso e la rappresentazione impeccabile. Ma è più un quadro quello che si richiama alla mente. L’ottima performance degli attori, fatta eccezione per il povero Darcy Paquet, famoso recensore americano di cinema coreano trascinato in un territorio che gli è palesemente estraneo, tiene alto l’interesse dello spettatore. Ma quello che manca, in verità, è un cuore. La narrazione arranca tra situazioni a mano a mano più eccessive e tutto quel che si evince alla fine è la totale assenza di un punto di arrivo. Se il fine di raccontare un tale coacervo di avidità e cattiveria è nel desiderio di mettere l’attenzione sulla mancanza di scrupoli delle persone molto ricche, in realtà non si può dire che sia stato raggiunto. Le immagini si susseguono come bellissime istantanee di una degenerazione morale antica, che si è aggiornata solo all’apparenza: è certamente così che si devono essere comportati i nuovi ricchi in ogni parte del mondo, non solo non c’è niente di nuovo, ma in passato è stato raccontato certamente meglio e con un coinvolgimento maggiore.
Unica possibile motivazione per tante iperboliche rappresentazioni potrebbe essere l’intento ironico, peccato che non se ne ravvisi traccia in nessun momento del generoso minutaggio.
Im Sang-soo, non pago di aver indotto a inarcare più di un sopracciglio con qualche buffa scena di baccanale fuori tempo massimo, decide infine di disorientare del tutto lo spettatore rappresentando un improbabile giovane rampollo senza scrupoli che entra e esce di prigione a comando e un incredibile nonno paraplegico con potere di vita e di morte su tutti gli abitanti della casa, domestici inclusi.
Non sembra davvero che sia l’ironia il filtro attraverso cui guardare questa famiglia che abita una dimora impossibilmente lussuosa, come non ce ne devono essere molte, non solo in Corea del Sud, ma nel mondo intero. Resta il dubbio che l’onnipotenza rappresentata all’interno di questo strano racconto sia, in realtà, quella del regista stesso, il quale, raggiunto il punto più alto della sua impeccabile estetica cinematografica, passa con disinvoltura a prendere in giro i suoi stessi spettatori.

Anna Maria Pelella