Confession of Murder

26/03/2013

Titolo originale: Naega Salinbeomida
Regia: Jung Byung-gil
Cast: Jung Jae-young, Park Si-hoo, Min Ji-ah, Kim Young-ae, Jo Eun-ji, Jung Hae-kyung, Kim Jong-goo, Choi Won-young
Produzione: Corea
Genere: Thriller
Anno: 2012
Durata: 119
Voto: 6

Il detective Choi Hyung-goo viene aggredito dal serial killer a cui sta dando la caccia, il quale lo ferisce gravemente lasciandogli una cicatrice su una guancia. Due anni dopo, quando gli omicidi sono ormai andati in prescrizione, Lee Doo-suk pubblica un libro che desta grande scalpore, in cui sostiene di essere l’assassino. Ma Choi sospetta che Lee possa essere un impostore, e lo sfida a un confronto in diretta televisiva.
In quanto a omicidi seriali, il cinema coreano non è secondo a nessuno. Anche senza scomodare pietre miliari quali “Memories of Murder”, “The Chaser” o “I Saw the Devil”, nella produzione media la tematica è assai diffusa, spesso in riferimento a eventi che attengono alla cronaca nera. E’ il caso di opere quali “Missing” (2009) di Kim Sung-hong, “Voice of a Murderer” (2009) di Park Jin-pyo, “Children” (2011) di Lee Kyoo-man o i recenti “Don’t Cry Mommy” (2012) di Kim Yong-han e “Dirty Blood” (2012) di Kang Hyo-jin, tutti ispirati a fatti realmente accaduti. Se nel cinema americano di contenuti analoghi non si sfugge a un impianto manicheo, che conduce inevitabilmente a soluzioni catartico/consolatorie, nel cinema coreano le motivazioni di tale insistenza sono un po’ più complesse. Il richiamo a episodi di cronaca lascia ampio spazio alla critica sociale anche aspra, e all’attacco frontale a un sistema giudiziario ritenuto inefficace. Basti pensare alla legge che concerne l’abuso di minori, inasprita dopo l’eco suscitato dal film “Silenced” di Hwang Dong-hyuk o ai velenosi appunti al sistema legale contenuti in film quali “The Case of Itaewon Homicide” (2009) di Hong Ki-sun o “Unbowed” (2011) di Chung Ji-young.
In “Confession of Murder”, ispirato alla medesima serie di omicidi del capolavoro di Bong Joon-ho, si prende di mira la legge secondo la quale gli omicidi vanno in prescrizione dopo 15 anni, che negli ultimi mesi ha portato in Corea alla cessazione delle indagini su due casi di omicidi seriali con stupro. Naturalmente, trattandosi in fin dei conti di un thriller, i limiti della prescrizione sono usati non solo con intenti polemici, ma anche per motivare un indovinato twist di sceneggiatura. L’assassino uccide dieci donne negli anni che vanno dal 1982 al 1990, mentre l’undicesima vittima, di cui non è stato rinvenuto il cadavere, viene ufficialmente data per scomparsa. Nel 2005 Choi viene aggredito, e dopo qualche tempo un suo amico, parente di una delle vittime, si toglie la vita all’approssimarsi della data della prescrizione. Nel 2007 Lee Doo-suk, certo dell’immunità, si presenta ai giornalisti in un’affollata conferenza stampa, dichiarandosi pentito e implorando il perdono dei familiari delle donne assassinate. Le vendite del suo libro schizzano alle stelle e il killer, anche in virtù del suo aspetto angelico, è corteggiato con insistenza dai media nazionali, diventando una vera e propria celebrità. Il problema è che all’interno di una tale circo mediatico diventa arduo stabilire dove termina la finzione e dove inizia la verità, e Choi, la cui fidanzata è la presunta undicesima vittima, è costretto ad adeguarsi alle regole, ingaggiando con Lee un duello in diretta televisiva.
Con simili premesse, non è difficile immaginare come la suspense sia solo uno degli ingredienti di “Confession of Murder”, e non necessariamente quello più sviluppato. Dopo un incipit convulso, un inseguimento sotto una pioggia battente che rammenta un’analoga sequenza del “Seven” di David Fincher, il regista si svincola dal thriller puro, iniettando nella sceneggiatura robuste dosi di commedia nera che, come il veleno dei serpenti usato per attentare alla vita di Lee, intossicano il film senza ucciderlo. Il regista e sceneggiatore Jung Byung-gil, che girò nel 2008 il bel documentario “Action Boys” coinvolgendo i suoi compagni di corso alla scuola per stuntmen, ha una certa inclinazione per le scene d’azione, e non resiste alla tentazione di valorizzare la propria formazione “accademica” congegnando una parossistica sequenza di inseguimento autostradale, a metà tra lo slapstick e l’action puro. Jung sembra infatti visitato dall’angelo del bizzarro e, come se gli argomenti messi in campo non fossero sufficienti (legge sulla prescrizione, satira dei media) e la struttura troppo semplicistica, inserisce una sottotrama accessoria che coinvolge la madre della fidanzata di Choi e altri personaggi. Malgrado il mix di generi, tipicamente autoctono, sia eccessivamente sbilanciato, Jung trova il giusto equilibrio proprio nella dismisura. Questa elasticità impedisce però al film, permeabile al piacere della divagazione incongrua, di elevarsi sopra la media. “Confession of Murder”, che ha al suo attivo le interpretazioni di Jung Jae-young (Castaway on the Moon, Moss) e dell’esordiente (al cinema) Park Si-hoo, è in concorso al Florence Korea Film Fest.

Nicola Picchi