Chaw

02/12/2009

Chaw
Regia: Shin Jeong-weon
Cast: Eom Tae-woong, Jeong Yu-mi, Jang Hang-seon, Yoon Jae-moon, Park Hyeok-gweon
Produzione: Corea
Genere: Commedia
Anno: 2009
Durata: 122

Un giorno nel pacifico villaggio di Sammae-ri vengono scoperti i resti di un cadavere fatto a pezzi. Il caso viene affidato al poliziotto Kim Kang-soo, che si è appena trasferito da Seoul, e al più esperto detective Shin. I due scoprono che la vittima è la nipote di Chun Il-man, un leggendario cacciatore del luogo che si è ormai ritirato, il quale si dice convinto che l’aggressione sia da attribuire a un cinghiale selvatico. Il sindaco decide allora di assoldare Baek, altro famoso cacciatore, per organizzare una battuta di caccia e sbarazzarsi della pericolosa creatura.
“Chaw” rispetta apparentemente i canoni consolidati dell’eco-vengeance, da “Lo Squalo” in poi: l’ambientazione in una località di villeggiatura, il rinvenimento dei primi corpi mutilati, la formazione di una squadra di cacciatori che si occupino della creatura di turno, l’uccisione di un falso colpevole e l’opposizione dei politicanti locali, più interessati a salvaguardare i propri interessi che a tutelare la popolazione.
Fin qui tutto bene, se non fosse per la scelta della creatura: un gigantesco cinghiale, frutto degli esperimenti genetici condotti dai giapponesi durante l’occupazione della Corea. Unici precedenti che si ricordino, il letale “Razorback” di Russell Mulchay, che mieteva vittime nel bush australiano, e il recentissimo, demenziale “Pighunt” di James Isaac. E qui va un po’ meno bene, considerato lo scarso appeal del simpatico ungulato ai fini della costruzione della suspense. Se poi aggiungiamo effetti CGI dignitosi ma non esaltanti, accoppiati ad animatronics (e persino a stuntmen in costume) che tendono a far assomigliare la creatura a un peluche troppo cresciuto, la situazione precipita in caduta libera. Quando, controllando i credits, ci si accorge che il regista è lo stesso Shin Jeong-weon che nel 2004 firmò l’esilarante “Sisily 2 Km.” (noto anche come “To Catch a Virgin Ghost”) la nebbia si solleva. Se Bong Joon-ho con “The Host” usava il genere per una satira al vetriolo, Shin, con soave menefreghismo, lo utilizza per una scatenata black-comedy in salsa kimchi, lavorando consapevolmente contro le convenzioni.
La cittadina di Sammae-ri, nonostante alcune insegne la proclamino allegramente “crimeless zone”, non è esattamente il luogo idilliaco che si vorrebbe far credere agli stressati cittadini di Seoul. Già nell’incipit si definisce il tono generale: due probi cittadini investono una ragazza in bicicletta e, invece di soccorrerla, la gettano fra le sterpaglie, dove finirà vittima della creatura. E non è che l’inizio, dato che il campionario di eccentrici e di stravaganti che popolano la cittadina è abbastanza nutrito e il presunto eco-vengeance è il cavallo di Troia per una caustica carrellata sull’ipocrisia, l’opportunismo e l’avidità umana. Dalla pazza col bambolotto, che pretende di farsi chiamare “mamma”, ai poliziotti inetti e arruffoni, dai politici maneggioni al poliziotto Kim, che si trasferisce a Sammae-ri con moglie incinta e madre nevrotica al seguito, da Baek, cacciatore professionista in cerca di pubblicità a buon mercato, a Su-ryeon, biologa interessata unicamente a documentare l’esistenza della creatura, il campionario di umanità squadernato dal regista è ben lungi dall’essere incoraggiante. Shin, anche sceneggiatore, preferisce indulgere in momenti surreali e/o grotteschi (la cena, la scena nella capanna prima dei titoli di coda) e sapidi omaggi, come il momento in cui Kim entra dentro un bulldozer per combattere la creatura (come Sigourney Weaver in “Aliens”), ma resta paralizzato dalla paura. Dialoghi umoristici speziano gli irrinunciabili momenti canonici (soggettiva del cinghiale compresa), anche se il regista li affronta con sfacciata nonchalance, senza però rinunciare ad un topos del genere: l’inquadratura finale del cinghialetto che, orbato dell’affettuoso genitore, promette tremenda vendetta.
Ottimi tutti gli attori, come si addice a un film sostanzialmente corale; in particolare Eom Tae-woong (Handphone) nel ruolo di Kim e Yoon Jae-moon (A Dirty Carnival) nella parte di Baek. Per i curiosi, “Chaw” è una parola dialettale che indica una trappola per animali.

Nicola Picchi