Al Korea Film Fest: Bandhobi

18/03/2010

Titolo originale: Bandubi
Regia: Shin Dong-il
Durata: 107 min.
Nazione: Corea del sud
Genere: drammatico
Cast: Mahbub Alam Pollob, Baek Jin-heui, Lee Il-hwa, Park Hyeok-gweon, Jeong Dong-gyu, Kim Jae-rok, Hyeon Weon-heui, Choi In-suk, Jean Sebastian, ParkYeong.


Giocato principalmente sul filo dell'illegalità come stile di vita, il film è imperniato sul difficile rapporto tra Karim, un immigrato del Bangladesh e Min-seo una ragazza che per mantenersi agli studi lavora part time come accompagnatrice. Il razzismo strisciante che viene svelato a tratti, e quasi sempre soltanto attraverso i gesti delle persone coinvolte, è l'elemento di maggior spicco all'interno di una storia sulle differenze culturali e sulla difficoltà di superamento delle principali incomprensioni tra persone assai diverse.
Se Karim ha i suoi problemi a farsi pagare, in un sottobosco dove il lavoratore immigrato viene in primo luogo sfruttato, è vero anche che Min-seo ha grosse difficoltà a gestire il rapporto di sua madre con un uomo che lei non stima, e a finanziarsi gli studi di inglese tramite lavoretti al limite della legalità. I due sono certamente in una situazione di condivisione circa la percezione del mondo come luogo ostile e di difficile vivibilità, ma partono già col piede sbagliato al primo incontro: Min-seo si impossessa del portafogli caduto al giovane e lui, scoperta la cosa, tenta di portarla alla polizia.
Il lungo percorso da questo punto all'amicizia è interamente disseminato di incomprensioni e di mancate condivisioni. I due non hanno nulla in comune, lei si vergogna persino di camminare per strada insieme a lui, e i suoi goffi approcci sessuali finiscono per confondere il giovane e farlo scappare. Il colore della pelle, così come la religione, finiscono per diventare barriere insormontabili proprio per tutto l'affannarsi dell'intera società a negare questa realtà, mascherandola con le buone maniere e i tentativi di glissare di fronte alle più ovvie incomprensioni.
La famiglia di lei non riesce a comprendere e sarà questo conflitto a far da detonatore all'affetto che Min-seo aveva faticosamente espresso in precedenza con modalità per lo più incomprensibili al ragazzo.
Girato con una fotografia pulita e con mano impietosa il racconto ci svela un insospettata difficoltà di superamento delle barriere culturali, anche in una società che si percepisce a buon punto nel proprio cammino verso un modello globale di sviluppo.
Interpretato dall'attivista Mahbub Alam Pollob, Karim ha tutta la rassegnata sottimissione del lavoratore migrante insieme alla fiera appartenenza a una religione che attualmente stimola non poche perplessità in molte parti del mondo. Mentre la star emergente Baek Jin-Hee interpreta con una grossa dose di determinazione la parte di Min-seo, donando al personaggio molte sfumature di incerta ambiguità e qualche bel momento di sana condivisione umana. Le ombre tra i due sono quasi sempre di natura culturale, e l'incontro lascerà nelle loro vita tracce la cui vista sarà possibile soltanto in prospettiva. Nel frattempo la violenza di cui pare siano afflitte le vite dei giovani coreani è qui generosamente offerta anche agli anelli più deboli della loro fiorente economia, quel sottobosco di lavoratori migranti il cui apporto rimane vitale ma quasi mai viene riconosciuto.

Anna Maria Pelella