Running Turtle

30/04/2010

Titolo originale: Geobugi dallinda
Regia: Lee Yeon-woo
Genere: poliziesco
Durata: 117 min.
Anno: 2009
Nazione: Corea del sud
Cast: Kim Yun-seok , Jeong Kyeong-ho



Cho Phil-seong è un ambiguo investigatore di polizia in una zona rurale della Corea del sud.
Sempre a corto di contanti ha la brillante idea di scommettere i soldi risparmiati da sua moglie. Inaspettatamente vince, ma i suoi soldi vengono rubati da Song Gi-tae, un delinquente esperto di arti marziali evaso da poco, le cui tracce la polizia già stava seguendo da tempo. Momentaneamente sospeso dal servizio, non gli resta altro da fare che mettersi a caccia di Song Gi-tae per tentare di recuperare i suoi soldi e rientrare in possesso del suo distintivo.


Cho Phil-seong è un detective come ce ne sono milioni in Corea, e anche in altre parti del mondo se è per questo. Anche quando è impegnato a lavorare a qualche caso, passa comunque la gran parte del suo tempo a cercare di accrescere i suoi scarsi introiti, e non di rado accetta mazzette.
Ma questo non gli basta. Così un giorno decide di scommettere i soldi risparmiati da sua moglie, sottraendoli dal libretto di lei. Solitamente in questi casi si finisce col perdere tutto, ma Cho è fortunato, e vince. Ma la sua fortuna si ferma qua.
Song Gi-tae, un esperto di arti marziali ricercato dalla polizia, ha bisogno di soldi per sparire e casualmente si trova a rapinare l'allibratore di Cho.
A questo punto i metodi poco ortodossi di Cho e le sue continue risse gli valgono la sospensione dal servizio. Intanto una squadra di investigatori inviati da Seoul è in città per catturare Song, e tra le forze di polizia le cose diventano difficili.
Cho indaga per conto suo coi suoi colleghi e, incredibilmente si imbatte nel famigerato Song. Lo segue e individua la sua casa, ma ancora una volta viene beffato dal rivale, che gli procura anche seri danni fisici. Appena scoperta la truffa sua moglie lo caccia di casa, e la sua figlioletta gli da tutti i suoi risparmi per aiutarlo. La dignità di Cho è messa a dura prova e lui decide di prendere lezioni di arti marziali.

Running Turtle è esattamente il tipo di racconto che ci si aspetta sui poliziotti di provincia in Corea. Si potrebbe addiritttura considerare la versione leggera di Memories of Murder. Anche in quel film l'elemento centrale era un'indagine di polizia svolta da due forze diverse. E anche in quel caso i poliziotti di provincia hanno metodi non proprio ortodossi. Ma l'analogia si ferma qui.
In Running Turtle la figura del detective è molto più centrale rispetto a quella del criminale e, nonostante i due siano quasi sempre in scena, il racconto è totalmente sbilanciato a favore di Cho.
La complessità e lo spessore dati al personaggio del detective sono talmente evidenti e così ben delineati da appannare per contrasto l'aura di tutti gli altri personaggi.
Cho è un uomo intelligente e dalle mille risorse, che purtroppo impiega male. Il suo talento e il suo intuito gli valgono sempre un vantaggio sugli investigatori mandati da Seoul, ma questo viene speso male e i contrasti si moltiplicano. I colleghi lo sostengono, contro le forze di polizia mandate dalla capitale, e spesso le decisioni del contingente di Seoul si rivelano sbagliate, oltre che in totale contrasto con quelle prese da Cho. Il combattimento è su più fronti, e lui ha poco tempo per catturare Song e riprendersi il distintivo e la stima di sua moglie. 

Metà commedia e metà dramma poliziesco questo Running Turtle avrebbe tutte le carte in regola per essere avvincente, ma riesce nel suo intento solo a metà.
La parte migliore è nella caratterizzazione dei personaggi, soprattutto nel tratteggio della figura del detective che, grazie alla potente interpretazione di Kim Yun-seok già visto in The Chaser (Chugyeogja 2008) conquista un posto di rilievo nel cuore dello spettatore. Il suo antagonista, un Jeong Kyeong-ho (The Moonlight in Seoul, Sunny ) leggermente granitico, non tiene la scena bene come ci si aspetterebbe, dal momento che il suo personaggio soffre troppo del carisma attribuito al protagonista e nel complesso l'interpretazione di Jeong risulta misurata, certo ma di poco spessore.
Ma la parte che finisce per convincere di meno è nella scarsa consistenza della trama e in una regia non del tutto definita. Troppo semplicistica per costituire l'ossatura di un vero thriller poliziesco, il tutto si riduce a un duello atavico tra un cattivo monocorde e monoespressivo, e un buono dall'armatura non troppo scintillante. Ma forse è questa la realtà in Corea e i poliziotti in armatura più di così non riescono a scintillare.

Anna Maria Pelella