Symbol

06/07/2010

Titolo originale: Shinboru
Regia: Hitoshi Matsumoto
Genere: commedia
Anno: 2010
Durata: 93 min.
Nazione: Giappone
Cast: Hitoshi Matsumoto, David Quintero, Luis Accinelli, Lilian Tapia, Adriana Fricke,  Ivana Wong, Arkangel De La Muerte, Matcho Panpu, Dick Togo, Salam Diagne, Stuart-O, Chris Gurundy, Nik Sliwerski, Jonathan Hicks, Anatoli Krasnov


Un uomo giapponese si sveglia in una stanza bianca completamente vuota, indossa un buffo pigiama ed è solo, intorno a lui solo le pareti bianche. Dopo un po' si accorge di alcune protuberanze nella pareti e inizia a esplorarle. Ad ognuna di queste corrisponde un suono, in seguito al quale un oggetto viene lanciato nella stanza. Nel frattempo in Messico Escargot Man, un wrestler, si prepara ad affrontare un incontro importante.


Matsumoto non è nuovo alla sperimentazione. Dopo aver realizzato una serie di corti, si è fatto notare con il suo primo film Big Man Japan per una certa originalità nella rappresentazione e un interessante plot del tutto surreale.
Seguendo idealmente il filo lanciato col primo film l'elemento surreale prende ancora il sopravvento nella sua seconda opera Symbol.
Il regista stesso interpreta la parte principale, un uomo vestito di un assurdo pigiama che si risveglia in una stanza vuota completamente bianca.
Dopo un normale momento di smarrimento l'uomo si mette a esplorare la stanza e scopre che sulle pareti spiccano degli oggetti. Si avvicina e si accorge che appartengono a figure in parte nascoste nella parete. Si tratta di piccoli cherubini dotati di un'appendice la quale, appena spinta verso la parete, rivela delle aperture attraverso le quali alcuni oggetti vengono sparati nella stanza. Dapprima si tratta di uno spazzolino da denti o di un vaso, ma poi gli oggetti diventano a mano a mano più strani e il poveretto scopre per caso che una delle protuberanze apre, per breve tempo, una nicchia nella parete che gli potrebbe dare la possibilità di fuga.
Nel frattempo Escargot man, un wrestler messicano si prepara a un incontro importante. Quando salirà sul ring scopriremo in che modo le due situazioni sono correlate.

Pigiama Man, il protagonista dell'interessante e del tutto ermetica parte centrale del film, è un uomo inconsapevole dei propri poteri. Tutto quello che sa è di essere rinchiuso in una stanza da cui non sa come uscire. Strane cose accadono intorno a lui, e soltanto quando è lui a provocarle.
La sensazione complessiva è quella di un dio capriccioso e inconsapevole che, con il solo movimento di un dito, provoca cose intorno a sé e presto scopriremo che questo accade anche nel mondo esterno.
Le esperienze sono divise in capitoli, l'ultimo dei quali, Futuro, ci lascia con un enorme punto interrogativo. In realtà l'intera esperienza dello spettatore è completamente vissuta dall'ottica di Pigiama Man, motivo per cui tutte le sue perplessità sono ampiamente condivise da chi guarda.
L'uomo ha bizzarri modi di cercare la libertà e incredibili momenti di genio, che lo accompagnano nell'esplorazione del suo spazio, dando sempre la sensazione che tutto possa essere alla fine solo un sogno, o addirittura la fantasia di un paziente psichiatrico. Ma la verità è che lo spettatore si diverte molto a guardare le infinite, casuali combinazioni di oggetti che vengono associati alle esperienze prima interne e poi esterne alla stanza. La raffigurazione visiva della teoria del caos è davvero affascinante, e chi guarda condividerà la sensazione di onnipotenza inconsapevole che alla fine diviene l'unico sentimento dominante.
Pigiama Man è un divertentissimo simbolo di tutto quello che spesso sfugge alla coscienza e, pertanto viene relegato in posti solitamente inaccessibili. Ma questo non ne limita affatto l'efficacia, dando anzi un senso di assoluto stupore di fronte alle conseguenze di azioni compiute in un luogo in cui nessuno può entrare né uscire.
La semplice pressione di un dito su una parete provoca cose a mano a mano più evidenti, senza che la consapevolezza del legame tra le due cose raggiunga mai né chi le provoca né chi subisce le conseguenze di tali azioni. Sembrerebbe una metafora del potere dell'inconscio, se il tutto non fosse così irriverentemente casuale.
La regia minimale nel frammento centrale, assume caratteristiche da fumetto in quelli collaterali e nel complesso crea un buon contorno alle esperienze folli di tutto il cast.
Matsumoto sceglie per sè il ruolo principale e rende il suo Pigiama Man molto umano e leggermente ironico di fronte a una tale stupefacente situazione. Lo spettatore non potrà che apprezzarne la maschera assurdamente tenace e la semplice volontà di arrivare fino in fondo alla sua situazione, non fosse altro che per fare luce su un futuro che non appare mai così incomprensibile come quando non si ha nessun potere su di lui.

Anna Maria Pelella