Cow

09/07/2010

Titolo originale: Dou niu
Regia: Guan Hu
Cast: Huang Bo, Yan Ni,Gao Hu, Hua Zi, Hu Long-yin, Hu Xiao-gang
Genere: Commedia
Produzione: Cina
Anno: 2009
Durata: 109
Voto: 6.5


Declinare la seconda guerra sino-giapponese con le modalità della commedia nera è un’operazione che era già stata tentata con successo da Jiang Wen, regista del bellissimo “The Sun Also Rises”, nel suo “Devils on the Doorstep” (2000), girato in un mimetico bianco e nero, che simulava grana e atmosfera delle pellicole dell’epoca. Al contrario del suo predecessore, Guan Hu evita complicati intrecci di personaggi e situazioni per imperniare “Cow” su un unico protagonista: Niu Er, un pastore dello Shandong. Anzi, a pensarci bene i protagonisti sono due: Niu Er e la sua mucca. Non un bovino qualsiasi, ma un’imponente mucca “tedesca” in grado di produrre grandi quantità di latte, al contrario delle sue stentate e macilente consorelle cinesi. Il compito del riluttante Niu Er è quello di prendersene cura per conto della comunità ma, quando il villaggio verrà bombardato dagli invasori nipponici, Niu si ritroverà unico sopravvissuto. Ma non è finita qui dato che dal villaggio, ormai ridotto a un cumulo di macerie, si trovano a passare soldati giapponesi, profughi, truppe cinesi del Guomindang o dell’Armata popolare di liberazione, e quasi tutti aspirano a sfamarsi sacrificando la mucca di Niu.
La chiave interpretativa scelta da Guan Hu non è certo quella del realismo, a cominciare dal tragicomico incipit in cui lo sventurato protagonista scopre i corpi carbonizzati degli abitanti del villaggio. L’impostazione pencola verso il grottesco; le forsennate accelerazioni della macchina da presa, la maschera stralunata di Niu e la surreale apparizione della mucca, che abbatte un muro a testate, definiscono il tono della narrazione. Simbolo forte è la bomba inesplosa conficcata nel suolo nella piazza del villaggio, che è il terzo lato di un ideale triangolo equilatero, assieme a Niu e alla mucca, al cui interno si muovono i comprimari del dramma, formiche impazzite travolte dall’insensatezza della guerra. La testarda ingenuità del protagonista è evidentemente programmatica, e, come quella del Candido di Voltaire, ha l’unica funzione di mettere in rilievo la follia altrui. Un irrazionale demenza s’impossessa di tutti, dallo studente giapponese, che preferisce incantarsi guardando i grilli ma morirà battendosi con un soldato del Guomindang, al suo comandante, che con stolida ortodossia cercherà di uccidere Niu, fino ai cinesi che esploderanno sulle mine pur di raggiungere l’agognata mucca. Non sorprende che Niu decida di averne abbastanza dell’umanità, preferendo ritirarsi in montagna con l’ingombrante animale fino alla fine della guerra. La visione rifugge da schieramenti di parte o giudizi morali, come se gli avvenimenti fossero osservati da uno sguardo neutro, sintonizzato sui ritmi della natura più che sulle azioni degli uomini, che forse coincide con quello dell’animale del titolo.
Il regista adotta un modello di narrazione non lineare, in cui i singoli frammenti non hanno una collocazione conseguenziale. Tale decisione, all’opposto di quanto si potrebbe pensare, invece di frammentare il film lo rende misteriosamente più fluido. Il flusso temporale alterato permette di accedere ad una nuova dimensione, irreale e soggettiva, quasi fantastica. I flashback hanno la funzione di delineare non tanto il personaggio di Niu, che conserva l’immutabile fissità dell’archetipo, quanto il contesto in cui si muove e le regole che governano la vita del villaggio, popolato di persone che, a partire dalla vedova Jiu Er, che Niu sarà obbligato a sposare, hanno la magica vividezza dei personaggi dei libri di Mo Yan.
Guan Hu, il quale negli ultimi anni si è dedicato soprattutto a regie televisive, fa un grande uso di camera a mano nelle scene più concitate, stando perennemente addosso al suo attore protagonista, Huang Bo, che offre una performance giustamente sopra le righe. In altri casi, campi lunghi e inquadrature dall’alto esplorano la topografia del villaggio, effettivamente ricostruito nello Shandong,  attraverso cui si muovono come pedine le comparse di questa tragicommedia.
Ravvivato dalla smagliante fotografia di Song Xiao-fei, che privilegia i toni freddi, “Cow” ha ottenuto sette candidature ai Golden Horse Film Awards, portando a casa quella per la migliore sceneggiatura, dello stesso regista, e quella per il miglior attore protagonista per Huang Bo, la cui verve comica si è potuta ammirare anche nel recente “Just Another Pandora's Box”, sgangherata ma divertente parodia di “Red Cliff”.

Nicola Picchi