Il Cinema Inutile

17/02/2017

A ben guardare, molti dei film realizzati tra il 1977 e il 1988, non solo americani, possono essere ascritti al macro-genere dei film inutili; lo faremo prendendoci la libertà di considerare il termine «inutile» come un sinonimo di «superficiale» e dunque, riferendoci ad alcuni studi sul postmoderno, senza dare ad esso una valenza negativa – o che, comunque, contempli un qualsivoglia giudizio qualitativo che in questa sede non riteniamo necessario esprimere. Il fatto che un film sia ritenuto inutile non significa che sia necessariamente brutto – e nemmeno il contrario, naturalmente. Citiamo lo scrittore Michel Tournier per spiegarci meglio: “Strano partito preso che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale significhi non già di vasta dimensione, ma di poca profondità, mentre invece profondo vuol dire di grande profondità e non di superficie ristretta.” (paragrafo estratto da Venerdì o il limbo del pacifico, pag. 69).
L’inutilità alla quale ci riferiamo va al di là di quella che può essere la valutazione critica delle singole opere, e però è giusto sottolineare che tale caratteristica fu sicuramente uno dei motivi per cui molti dei film dell’epoca vennero accolti in maniera tiepida – quando non palesemente negativa – da studiosi e recensori. Se, abbiamo scritto, inutile e superficiale vanno di pari passo, si può rendere ancora meglio l’idea aggiungendo che a caratterizzare un buon numero di titoli tra i più significativi vi è senza dubbio una certa levità, del tutto voluta, ovvero una sostanziale/apparente inconsistenza.
Film come Wargames – Giochi di guerra (WarGames, 1983) di John Badham, Ritorno al futuro (Back to the Future, 1985) e Absolute Beginners (id., 1986) di Julien Temple, per fare alcuni titoli, rappresentano un valido esempio in questo senso. Trattano temi anche importanti con un tono lieve e scanzonato, utilizzando musiche, scenografie ed effetti accattivanti; sono pop, ludici, sognanti e decisamente giovanilisti (sintomatico il fatto che la trovata del film di Zemeckis permetta di rendere adolescenti anche i genitori). Inoltre è con ogni probabilità tutt’altro che casuale il fatto che, dal punto di vista tecnico/espressivo, registi e direttori della fotografia in questo periodo optino frequentemente per il teleobiettivo (focale lunga) che appiattisce l’immagine riducendo la profondità di campo.
Azzardando una lettura che potrà apparire superficiale (nel qual caso saremmo comunque in tema), possiamo notare che le principali linee tematiche e narrative del periodo sembrano volersi contrapporre a (o voler ridiscutere) quelle sviluppatesi negli anni precedenti. Risulta abbastanza esplicativa, in tal senso, una frase del regista Arthur Penn (autore di La caccia, Gangster Story e Bersaglio di notte) pronunciata in occasione della presentazione del suo Target – Scuola omicidi, uscito nel 1985: “Io non so fare film di fantascienza o film per bambini”.




Roberto Frini