Sue Lyon: quando la finzione cinematografica diventa destino

16/05/2008

Da qui a quella vecchia macchina che conosci cosi' bene ci saranno venti, venticinque passi. E' un tragitto brevissimo. Falli, quei venticinque passi. Subito. Immediatamente. Vieni cosi' come sei.

E vivremo per sempre felici e contenti – Vladimir Nabokov, Lolita

Come è accaduto a tanti attori e attrici dello star system, Sue Lyon viene ricordata quasi esclusivamente per una grande e indimenticabile interpretazione, quella di Lolita nel 1962. L’icona di Sue legata a quel controverso e travagliato personaggio ha rappresentato e rappresenta ancor oggi (il più recente remake non è neanche da prendere in considerazione) la sintesi delle perplessità e degli interrogativi del professor Humbert di fronte all’America di quegli anni, seducente ma non seduttiva. Un’America in cui “una sana bellezza” significava “benessere” a patto che, la portatrice (o il portatore) della bellezza stessa si facesse contemplare senza dimenarsi troppo o assumere pose scandalose. Così doveva essere Lolita: disponibile ad essere presa ma non a prendere. Protagonista e vittima dei tempi che cambiavano troppo velocemente, scossa come una pianta senza radici dal vento delle rivendicazioni degli anni ’60 e ’70, Sue Lyon ha attraversato la storia di quell’America con tutti i suoi luoghi comuni e i suoi sogni ma anche con tutte le sue delusioni: dalle luci di Hollywood agli squallidi hotel, dal Golden Globe ai lavori come cameriera e commessa.

Sue nasce a Davenport nell'Iowa il 10 luglio del 1946, ultima dei cinque figli di Sue Karr Lyon. Quando il padre muore la piccola Sue ha solo dieci mesi, la signora Lyon rimane da sola a combattere contro la povertà.

Nel 1958, i Lyon si spostano a Los Angeles dove la mamma di Sue spera che - data l’innegabile avvenenza - la figlia più piccola possa trovare lavoro come modella e contribuire al mantenimento della famiglia. Infatti, la ragazza – dopo essersi ossigenata i capelli - ottiene diversi lavori come modella per JC Penny e alcune particine in Dennis the Menace e nel Loretta Young Show.

Nel giugno del 1960, il regista Stanley Kubrick vede Sue proprio al Loretta Young Show e suggerisce ai produttori di prenderla in considerazione per il ruolo di “Lolita”: la scandalosa storia dell'ossessione di un’uomo maturo per una ragazza giovanissima, tratta dal romanzo di Vladimir Nabokov.

Sue era amica di Michelle Philips (Mamas and Papas) che aveva preso una copia del romanzo proibito in biblioteca. Più tardi Sue dichiarerà che, all’epoca, non era riuscita a leggerlo tutto perché troppo complicato per la sua età (14 anni). Nel frattempo, aveva firmato un contratto con l’agenzia Glenn Shaw, e Pat Holms, un agente, la presenta a Kubrick per un provino. Dopo una selezione fra più di ottocento candidate, Nabokov sceglie lei e scarta Tuesday Weld (un’altra figura travagliata di Hollywood, di cui tratteremo prossimamente) che in futuro affermerà: “Non dovevo interpretare Lolita, ERO Lolita”.

Quando esce Lolita - a causa della censura che vietava il film ai minori di 16 anni - persino a Sue non fu permesso di andare alla prima il 13 giugno 1962. In un’intervista, Sue disse a proposito del suo personaggio: “Mi fa pena. È nevrotica, patetica e interessata solo a se stessa”.

Nel 1963, Sue ottiene la nomination all’Oscar e vince il Golden Globe come migliore attrice esordiente.

Il 28 ottobre dello stesso anno inizia la produzione di La Notte dell'Iguana a Puerto Vallarta in Messico. Durante tutta la lavorazione Sue civetta con molti giovani della zona creando non poche difficoltà. In quell’occasione è accompagnata dalla madre e dal suo fidanzato Hampton Fancher III, questi, a causa delle sue continue interferenze, viene bandito dal set. Quel set fu comunque spesso movimentato dalle continue scaramucce fra le star principali: Richard Burton, Ava Gardner, Deborah Kerr e Sue Lyon. La leggenda dice che, il regista John Huston, esasperato dai continui litigi, regalò a ciascuno un pistola placcata in oro dotata di proiettili che recavano incisi i nomi degli altri tre.

Nel 1964 Sue Lyon e Hampton Fancher si sposano e divorziano nel ‘65. Tempo dopo il divorzio, il fratello maggiore di Sue, James, si suicida. Sue rifiuta di vedere chiunque per settimane. Successivamente, lei ha un incidente automobilistico sulla Pacific Coast Highway assieme alla madre. La giovane attrice riporta lesioni alla testa, al collo e alla schiena, le conseguenze dell’incidente la costringeranno a far uso periodicamente della sedia a rotelle per quasi due anni. Nel 1966 esce Seven Women: il personaggio interpretato da Sue è quello di una missionaria; l’esatto opposto di Lolita. Nel 1967 escono The Flim-Flam Man e Tony Rome, mentre nel 1969 viene riproposto Arsenico e vecchi merletti in versione cinematografica, Sue interpreta la parte di Elaine Harper.

Nel 1970, Sue sposa Roland Harrison, un fotografo e allenatore di football di colore. Gli episodi di razzismo e le pressioni, da parte dell’opinione pubblica, sui matrimoni misti costringono la coppia a trasferisrsi in Spagna e poi al divorzio nel 1973. Dal matrimonio con Harrison Sue ha una figlia, Nona.

Sue conosce Gary "Cotton" Adamson al Colorado State Penitentiary, dove lui sta scontando una condanna a vent’anni per rapina e omicidio. A quel tempo Sue lavora come cameriera e vive in un hotel vicino Denver. Il 4 novembre del 1973, Sue sposa “Cotton” e s’impegna nella lotta per la riforma carceraria e i diritti coniugali. Nel 1974 divorzia anche da Adamson dopo che questi era evaso e aveva commesso un’altra rapina. Tra il 1976 e il 1977 partecipa a diverse mediocri produzioni e lavora un po’ per la televisione. Nel 1980 si iscrive al L.A. City College e lavora come commessa in un negozio di abbigliamento maschile mentre gira Alligator che esce in quello stesso anno.

Sue soffre di depressione e le vengono prescritti degli psicofarmaci, successivamente dichiarerà che aveva sempre lottato da sola con la malattia fin da quando aveva 16 anni.

Nel 1985 Sue conosce Richard Rudman, un ingegnere. I due sono sposati e vivono a Los Angeles. Sue non recita più ed evita giornalisti e fotografi. Secondo una dichiarazione dell’attuale marito, le sono state offerte cifre ragguardevoli per rilasciare delle interviste - specie mentre stava uscendo nelle sale il remake di Lolita- e lei ha scherzosamente risposto che se le avessero dato un milione di dollari lo avrebbe speso per costruire un fossato attorno alla loro casa. Forse Sue Lyon non ha ancora sconfitto i suoi demoni.

Katia Ceccarelli